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LuganoMusica: Maurizio Pollini per il primo recital della stagione

Il ciclo 2016-2017 dei récital al LAC di Lugano inizia con un appuntamento attesissimo: ospite d’onore è infatti Maurizio Pollini, universalmente riconosciuto come il più grande pianista italiano vivente e come uno dei maggiori di tutti i tempi. Il programma accosta tre grandi amori musicali dell’artista: Schoenberg, Chopin e Debussy.

Il nome di Maurizio Pollini non ha certo bisogno di presentazioni, legato com’è ad una carriera folgorante, alla storia di un uomo ed artista riconosciuto in tutto il mondo, applaudito dal pubblico e dalla critica di ogni latitudine e di più generazioni. Classe 1942, protagonista da mezzo secolo della vita musicale dei maggiori centri d’Europa, America e Giappone, Pollini ha suonato con i più celebri direttori; grandi orchestre hanno fatto a gara per accompagnarlo, così come le istituzioni concertistiche e i festival più prestigiosi hanno ospitato i suoi récital come l’evento d’eccellenza nei propri cartelloni. Molti sono i riconoscimenti che sono stati tributati a Pollini per la sua attività, che ha sempre visto l’impegno musicale unito a quello civile e che, negli ultimi due decenni, lo ha reso protagonista di cicli da lui ideati in diverse capitali musicali, da Tokyo a Parigi a Londra, fino alla sua Milano. Fra gli innumerevoli premi alla carriera, l’Ehrenring, consegnatogli dai Wiener Philharmoniker (1987), il Goldenes Ehrenzeichen della città di Salisburgo (1995), l’Ernst-von-Siemens Musikpreis di Monaco (1996), il Premio “Una vita per la musica – Arthur Rubinstein” ricevuto a Venezia (1999) e il Premio Arturo Benedetti Michelangeli del Festival di Brescia e Bergamo (2000). Nell’estate 2004 è stato Artiste étoile al Festival di Lucerna. Nel 2010 gli è stato assegnato il Premio Imperiale a Tokyo, nel 2012 il Royal Philharmonic Society Award a Londra, mentre nel 2013 l’Università Complutense di Madrid gli ha conferito la Laurea Honoris Causa.

Luganomusica ha scelto di far aprire a questo sommo artista il ciclo dei récital solistici e cameristici della stagione appena inaugurata. Il programma rispecchia pienamente il percorso di indagine musicale compiuto negli anni da Pollini: in apertura, i Sei piccoli pezzi op. 19 di Arnold Schoenberg, pubblicati nel 1913, folgoranti miniature in cui l’autore sperimenta il linguaggio atonale in una dimensione di estrema concentrazione. Da sempre Pollini è uno degli interpreti di riferimento della musica pianistica di Schoenberg, a lui congeniale per il rigore formale e la lucidità espressiva. Non poteva poi mancare Chopin, protagonista di tanti concerti di Pollini. Chopin è, insieme a Beethoven, uno dei cardini della produzione discografica dell’artista, premiata con riconoscimenti prestigiosi quali Echo Klassik, Choc de la Musique, Diapason d’Or, Grammy Award, Disco d’Oro. La sua incisione dei Notturni è segnalata dalla Nielsen tra i cento CD più venduti nella musica pop: un record straordinario per un artista classico. A Lugano il maestro milanese eseguirà Due notturni op. 27, la Ballata n. 4 in fa minore op. 52, la Berceuse in re bemolle maggiore op. 57 e lo Scherzo n. 1 in si minore op. 20. Lavori che incarnano aspetti diversi della poetica del compositore polacco, dall’intimismo sognante al più puro virtuosismo. Il récital si chiuderà con un autore cui il maestro si è accostato soprattutto negli ultimi anni, Claude Debussy: Pollini presenterà integralmente il Secondo Libro dei Preludi, edito nello stesso anno dell’op. 19 di Schoenberg ed emblema di una sensibilità opposta rispetto a quella espressionista dell’autore austriaco. Il pianoforte di Debussy è uno strumento dalle morbide possibilità timbriche, la cui tastiera è esplorata con liquida duttilità.

Un programma dunque affascinante, che Pollini affronterà con la lucidità tipica delle sue interpretazioni, che sanno esaltare gli aspetti costruttivi della pagina pianistica, senza per questo sacrificare la bellezza del suono, fattosi nel tempo sempre più pieno, e l’intensità emotiva, offerta però al pubblico con intelligente pudore. Qualità queste che, unite ad una tecnica ancora infallibile (la stessa che lasciò senza fiato Rubinstein quanto lo ascoltò giovanissimo) rendono Pollini davvero unico tra i grandi pianisti di ogni tempo.

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