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Balneari, il punto della situazione con Riccardo Borgo

‘Nervi saldi, la soluzione è vicina, ma non abbassiamo la guardia’: è il messaggio del presidente di Sib-Confcommercio al termine dell’ennesima stagione di incertezza.

Anche quest’anno, la nostra consueta intervista di fine stagione con il presidente del Sindacato italiano balneari – Confcommercio fa il punto della situazione sulla riforma delle concessioni di spiaggia. Ma prima, una segnalazione: al Sun di Rimini si terrà sabato 15 ottobre, alle ore 15, l’incontro “Borgo risponde”, un’occasione in cui il presidente del Sib sarà disponibile a replicare a tutte le domande e le osservazioni degli imprenditori balneari italiani in una modalità più aperta rispetto ai tradizionali convegni. Appuntamento allo “Spazio incontri Mondo Balneare”, hall B5D5.

L’estate 2016 è stata piuttosto tesa per gli imprenditori balneari, tra il maltempo di giugno e la sentenza di luglio della Corte di giustizia europea che si è opposta alla proroga al 2020. Ma ora finalmente il governo sta varando l’attesa riforma delle concessioni balneari. Siamo arrivati alla fine del travaglio?

Difficilmente il varo della riforma sarà immediato, per cui credo che purtroppo i balneari dovranno soffrire ancora per un po’ questo stato di incertezza. Dopo che sarà formalizzata la delega al governo (entro ottobre?), credo saranno necessari non pochi mesi per definire tutti i provvedimenti per varare la vera e propria riforma. Sperando che non arrivino nuove condizioni politiche, viste le scadenze autunnali, ad allungare ulteriormente i tempi, prevedo che la partita si possa chiudere bene entro la fine del 2017. Noi imprenditori balneari abbiamo i nervi saldi e una grande capacità di resistenza, perché non possiamo permetterci di essere stanchi né di abbassare la guardia: abbiamo la consapevolezza di difendere valori preziosi e importanti come il lavoro, la famiglia e il futuro delle coste italiane.

Nonostante la sentenza europea abbia avuto effetto immediato solo su due specifici contenziosi, il governo ha subito approvato un emendamento al decreto Enti locali che ha reso valide “tutte le concessioni in essere”. Questa norma-ponte era necessaria o rischia di allungare ulteriormente i tempi?

È vero che la sentenza riguarda solo le due imprese coinvolte, ma poteva anche provocare alcuni gravi effetti collaterali che andavano assolutamente evitati. Per questo, come Sib-Confcommercio siamo stati i primi fautori della necessità di questo provvedimento di tutela che mettesse tutte le imprese in sicurezza. Pensiamo a cosa sarebbe potuto accadere, senza l’introduzione nel decreto Enti locali di quell’emendamento, nei Comuni che non hanno ancora applicato formalmente la proroga al 2020 o in quelli con dei funzionari che avrebbero disapplicato formalmente la proroga in seguito alla sentenza: saremmo piombati in un bailamme tale da costringerci a presentare ricorsi ovunque, provocando ulteriori paure e incertezze nell’intero settore.

Pare invece che il progetto di riforma del governo non sia stato gradito per intero dalla Commissione europea, almeno secondo il verbale dell’incontro del 20 luglio tra il sottosegretario Sandro Gozi e il commissario Lowri Evans…

Con la Commissione europea si è finalmente iniziato a giocare una vera partita e l’incontro con il commissario Evans rappresenta solo i primi minuti di quello che sarà un lungo match, in cui la politica italiana dovrà fare con determinazione la sua parte. Purtroppo questo alto funzionario ha esaminato la proposta di legge senza approfondire alcuni aspetti fondamentali della materia, come il riconoscimento del valore di impresa, il legittimo affidamento e la tutela della proprietà privata delle nostre imprese anche se sorgono su suolo pubblico. Aspetti peraltro resi validi da alcune precedenti pronunce della stessa Corte, come la “sentenza Laezza” sul gioco d’azzardo. E le sentenze della Corte di giustizia europea sono vincolanti anche per la Commissione. Comunque la delegazione italiana guidata dal sottosegretario Gozi mi pare abbia risposto, argomentando, per le rime.

Come si aspetta che il governo risponda alle osservazioni della Commissione Ue?

Mi auguro che il governo vada avanti sui principi che sono stati anticipati dal ministro agli affari regionali Enrico Costa e da altri referenti politici, e che la partita prosegua non solo sul piano tecnico, ma anche su quello politico. Il problema della concessioni balneari non può essere trattato come ha fatto il commissario Evans, poiché in gioco ci sono troppe cose importanti, prima fra tutte il lavoro di centomila persone, essendo noi soprattutto imprese di lavoro prima che imprese di capitale.

Sul periodo transitorio di trent’anni che chiedono i sindacati balneari, i segnali da parte del governo non sembrano molto incoraggianti. Siete ancora dell’idea di trattare su questa entità?

Non sono abituato a fasciarmi la testa prima di essermela rotta. Abbiamo fatto una richiesta di trent’anni che, leggendo bene i nostri documenti, è stata sì semplificata come “periodo transitorio”, ma rappresenta in realtà un tempo minimo di prospettiva. Anche i nuovi imprenditori che entreranno nel settore balneare, se verranno rilasciate nuove concessioni, non potranno avere davanti pochi anni per investire e strutturare aziende serie in grado di entrare a pieno titolo tra i protagonisti del turismo balneare italiano. Per cui, noi sosteniamo che se queste condizioni saranno concesse ai nuovi, per parità di trattamento dovranno essere concesse anche ai precedenti concessionari. I trent’anni non sono un numero casuale, ma sono la conclusione di un ragionamento che ci ha portato a chiedere quel che rappresentano concretamente le nostre imprese, e sono necessari per programmare la vita di quelle che sono piccole e medie aziende fondate sul lavoro. Non abbiamo quindi nessuna ragione per cambiare la nostra piattaforma, anche perché il governo non ha detto né sì né no, ma continua a ripetere la formula asettica di “congruo periodo transitorio”. Vedremo come sarà concretizzata; intanto mi pare importante che passi il principio. In ogni caso, il provvedimento di riforma sarà molto articolato e il periodo transitorio – pur rimanendo un aspetto fondamentale – è solo una delle tante questioni da affrontare. Faremo quindi la nostra analisi e le nostre proposte sul testo complessivo. Non abbiamo condizionamenti di sorta: siamo pronti a riconoscere la positività della soluzione e a lottare se sarà necessario per ottenerla.

Il problema balneare si trascina ormai da tanti anni e alcuni aspetti non hanno aiutato a chiuderlo in tempi brevi: l’irresponsabilità dei precedenti governi che non hanno colmato un vuoto normativo, lo sfruttamento politico della vicenda balneare che ha più pensato alla propaganda rispetto ai risultati concreti, e forse anche i sindacati che non hanno subito trovato la strada giusta per intraprendere una trattativa?

Quanto è successo in questi dieci anni ci serve di sicuro come esperienza, ma preferisco non fare già la storia della nostra vicenda. Oggi viviamo ancora nel presente e dobbiamo concretizzare la nostra attenzione su quello che dobbiamo fare e non su quanto è successo. Certo, su questo tema abbiamo tutti pagato le difficoltà di comprensione e non tutti hanno avvertito da subito quale era la reale portata dei problemi da affrontare – non solo all’esterno del nostro mondo, ma anche all’interno. Ci sono voluti tempi di maturazione lunghi, che credo non siano ancora finiti; abbiamo però fatto dei notevoli passi in avanti e possiamo ormai constatare che ci sia una consapevole presa in carico del problema da parte della politica, del governo, delle istituzioni, delle regioni e dei comuni. Anche noi sindacati avremo forse commesso degli errori, soprattutto a livello di comunicazione, ma dobbiamo comunque guardare avanti e avere la ferma determinazione di arrivare alla fine di questo tunnel con un risultato positivo che ci ridia futuro e certezze. Per compiere l’analisi storica ci sarà tempo, io che l’ho vissuta sin dal primo giorno e forse arriverò all’ultimo, avrò diverse valutazioni da fare… Spero con la serenità d’animo di avere risolto positivamente il problema.

Quando il governo Monti propose le “evidenze pubbliche con paletti”, i sindacati le rifiutarono categoricamente, mentre oggi la trattativa si sta concentrando su queste. Cosa è cambiato nel frattempo?

Del governo Monti ricordo la bozza di decreto legislativo del ministro Gnudi, che rimase appunto una bozza perché riuscimmo a dimostrare che la strada che proponeva quel testo era impossibile da percorrere. Nel frattempo nei nostri interlocutori è aumentata la consapevolezza di alcuni fattori fondamentali: che il nostro è un sistema di piccole e medie imprese familiari su cui, come ha detto spesso il ministro Costa, non si può “tirare una riga”; e che su queste imprese, facendo legittimo affidamento sulle leggi italiane, abbiamo investito soldi e lavoro – tanto lavoro di tantissime persone – dando a queste imprese un importante valore economico e sociale. Così come ci viene riconosciuto un ruolo importante di “surrogazione” pubblica in materia di sicurezza e di controllo dell’ambiente per i quali ci consideriamo, con orgoglio, fiduciari dello Stato. Mi pare che tutti questi elementi siano ormai stati acquisiti e si tratta di un fondamentale passo avanti rispetto ai tempi di Gnudi, Monti e anche dei governi che li hanno preceduti. Come dicevo, ci è voluta questa lenta maturazione e ci abbiamo lavorato con determinazione e senza isterismi, confrontandoci con serietà e aumentando la nostra credibilità per essere ascoltati dalle istituzioni. Questo senza dire che il problema sia risolto – anzi, siamo all’avvio della vera partita – ma punto che su questi presupposti ci siano le basi per concludere positivamente questa lunga e dolorosa vicenda.

Come valuta il recente incontro avvenuto tra il premier Renzi e una delegazione di Cna Balneatori e Comitato salvataggio imprese e turismo?

È importante che il premier abbia ricevuto questa delegazione, ma mi pare che sostanzialmente non abbia detto niente di nuovo, se non parole di generica attenzione. Ma parlare delle nostre problematiche anche a quel livello, che peraltro – come ha affermato lo stesso premier – non gli erano per nulla sconosciute in tutta la loro importanza (e vorrei ben vedere…), è comunque sempre utile. Del presidente del consiglio voglio piuttosto ricordare le recenti affermazioni fatte a Ventotene (cito alla lettera): “Da domani parte un percorso in cui l’Europa smette di essere solo l’Europa delle banche, della finanza, delle regole asettiche e della tecnocrazia, e torna a essere l’Europa di Spinelli”. Che, tradotto, vuol dire che l’Europa deve essere delle persone, delle imprese, del riconoscimento delle storie e delle tradizioni, delle diverse realtà sociali e che consentano di non appiattire tutto in una melassa incomprensibile e insostenibile.

E le posizioni di Cna Balneatori che fa richieste diverse rispetto agli altri sindacati?

Confesso che per me questo è un argomento doloroso, ma gli estremismi e la demagogia, che non capisco dopo avere condiviso così tanto percorso, alla fine non pagano. Ma soprattutto rischiamo di non farci capire e di dare una rappresentazione distorta delle nostre ragioni ai nostri interlocutori e all’opinione pubblica. Riconosco che parlare alla “pancia” di persone impaurite e in ansia è più semplice e forse porta qualche consenso, e tessera, in più. Ma oggi non mi sembra il tempo di queste scorciatoie. Occorre rimanere sul concreto con serietà e fermezza, riconoscendo la difficoltà di trovare le giuste soluzioni che, lo sappiamo, non passano solo al vaglio della politica ma anche a quella dei tribunali. Lo ripeto: ci stiamo giocando talmente tanto che non possiamo permetterci errori e semplificazioni.

Manca un mese al Sun di Rimini, appuntamento fieristico di riferimento per il settore balneare. Perché è importante esserci, anche se gli investimenti saranno probabilmente ancora in difficoltà?

Tutti ricorderanno che nel 2012 decidemmo ufficialmente di non partecipare al Sun. Ebbene, spero che quel tempo sia ormai superato. Saremo sicuramente a Rimini, anche se ovviamente non avremo ancora la soluzione in tasca e questo comporterà alcuni limiti nella nostra presenza tra gli stand. Credo che Rimini debba rappresentare un segnale di fiducia (e quindi maggiore responsabilità di chi volesse deluderla) nel ricominciare a guardare con un po’ più di interesse rispetto al passato a ciò che propone il mercato, anche per solidarietà nei confronti dei nostri fornitori che spero abbiano superato la fase più difficile e che insieme a noi possano andare verso un nuovo periodo di investimenti e di innovazione. Anche da parte loro, anzi, credo sia giunto il momento di spingere sull’innovazione e di cominciare a programmare e immaginare prodotti nuovi. Serve un segnale di ottimismo da tutti i fronti, perché l’ottimismo deve servirci per riaffermare il principio del valore e dell’importanza non solo delle imprese, ma dello stesso turismo balneare italiano. Il Sun di Rimini servirà anche a confrontarci come sempre tra la categoria, tentando di concludere quel lavoro di maturazione che è sempre necessario per avere la piena consapevolezza del periodo difficile che stiamo vivendo, delle difficoltà ma anche della feroce determinazione di arrivare positivamente alla fine di un così lungo e difficile periodo.

(intervista a cura di Alex Giuzio Fonte: MondoBalneare.com)

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