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Amnesty International: Snapchat e Skype le app meno sicure

In una ricerca pubblicata oggi, Amnesty International ha dichiarato che aziende quali Snapchat e Microsoft, proprietaria di Skype, non adottano le protezioni minime in materia di privacy nei loro servizi di messaggistica istantanea, mettendo così a rischio i diritti umani degli utenti.

La “Classifica della privacy dei messaggi” realizzata dall’organizzazione per i diritti umani valuta in che modo le 11 aziende produttrici delle più popolari applicazioni di messaggistica usano la crittografia per proteggere la privacy degli utenti e la libertà d’espressione.

“Chi pensa che i servizi di messaggistica istantanea siano privati, si sbaglia di grosso: le nostre comunicazioni sono sotto la costante minaccia della cyber-criminalità e dello spionaggio di stato. Sono soprattutto i giovani, i più inclini a condividere fotografie e informazioni personali su app come Snapchat, quelli più a rischio” – ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International.

Secondo Amnesty International, la crittografia end-to-end, grazie alla quale i dati condivisi possono essere visti solo da chi li invia e da chi li riceve, è il requisito minimo che le aziende dovrebbero prevedere per garantire che le informazioni private inviate attraverso le app di messaggistica istantanea rimangano private. Le aziende in fondo alla classifica mancano di un livello adeguato di crittografia.

“Spetterebbe proprio alle aziende rispondere alle minacce assai conosciute nei confronti della privacy e della libertà d’espressione dei loro utenti, eppure molte di esse perdono il confronto già a questo primo stadio. Milioni di persone stanno usando app di messaggistica che negano persino la minima protezione della privacy” – ha denunciato Elsayed-Ali.

La “Classifica della privacy nei messaggi” di Amnesty International valuta le aziende su una scala di punteggio da 1 a 100 rispetto a questi cinque parametri:

– riconoscere le minacce online alla privacy e alla libertà d’espressione dei loro utenti;
– prevedere di default la crittografia end-to-end;
– informare gli utenti sulle minacce ai loro diritti e sul livello di crittografia impiegato;
– rendere noti i dettagli sulle richieste ricevute dai governi di conoscere i dati degli utenti e su come esse hanno risposto;
– pubblicare informazioni tecniche sui sistemi di crittografia impiegati.

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