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Insetti a tavola: gli italiani sono pronti al novel food?

Cavallette, grilli, scorpioni. Spesso ci fanno paura, ribrezzo. Se li trovassimo nei piatti di un ristorante probabilmente pretenderemmo il rimborso del conto. Secondo un’analisi Coldiretti/Iprmarketing l’8% degli italiani assaggerebbero gli insetti, il 7% si farebbe tentare dai ragni mentre ben il 19% non esiterebbe a mettere nel piatto la carne di coccodrillo. E, invece, è arrivata l’ora di abituarci agli insetti: dal 2018, come prevede il regolamento dell’Unione europea in merito, annunciato già al “novel food” nel 2015, essi potrebbero diventare integrante della nostra alimentazione.

Il consumo di insetti in Italia è vietato e nessun locale può inserirli nel suo menù – La normativa vigente in proposito (il reg. Ce 178/2002) in realtà non li cita esplicitamente, ma indica come alimento “ogni sostanza o prodotto di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito da esseri umani”. Un’altra legge, però, la 283/62, vieta la vendita di alimenti invasi da insetti e parassiti, che sono considerati infestanti e che non possono essere contenuti nemmeno in traccia in nessun alimento. Non essendo mai stata presa in considerazione l’ipotesi di mangiarli volontariamente, la normativa si occupa solo dei casi in cui vengono ingeriti involontariamente. Qualcuno comunque ha provato a mettere gli insetti in tavola, come un ristorante milanese che ha organizzato due cene a tema, prima che la Asl cittadina sequestrasse gli ingredienti base dei vari piatti, cioè grilli, larve, vespe e scorpioni.

Consumo di insetti in Europa – A livello europeo, il nodo della questione è che gli insetti sono stati di recente inseriti in quelli che vengono chiamati “novel food”, la cui commercializzazione è normata dal regolamento Ce 258/97. Questo perché sono giudicati privi di “una storia significativa di consumo” prima del 1997: in pratica non appartengono alla tradizione alimentare europea. Ciò comporta che l’autorizzazione alla vendita richiede l’approvazione dell’autorità competente nello Stato membro (nel caso dell’Italia il ministero della Salute), che poi inoltra la relazione alla Commissione europea. Un iter complesso, che in nel nostro Paese non è andato a buon fine; altrove tuttavia la situazione è diversa: in Belgio ad esempio ci sono già dieci specie che si possono consumare, in Olanda e Francia si vendono diversi prodotti alimentari a base di insetti.

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