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Incidente ragazze Erasmus in Spagna: archiviato il procedimento penale

“Lascia davvero sconcertati la conclusione della giudice spagnola che ha archiviato l’inchiesta sul gravissimo incidente del bus che il 20 marzo scorso ha spento la vita di 13 studentesse Erasmus – di cui stette italiane- nel viaggio di ritorno notturno da Valencia a Barcellona. Stupisce, in particolare, la modalità con cui si è giunti a questa decisione: ovvero l’interruzione immotivata dell’istruttoria in corso, a sole 48 ore dal previsto interrogatorio dell’autista del pullman, indagato per omicidio colposo, che per sua stessa ammissione si era addormentato come è stato confermato anche dai verbali della polizia. Un stato psicofisico che non può non essere messo in relazione anche con le condizioni francamente proibitive con cui la compagnia di pullman aveva organizzato questa gita di 24 ore senza prevedere il pernottamento ma solo una sosta di qualche ora. Sono presenti testimonianze di alcuni sopravvissuti che confermano lo stato di manifesto affaticamento dell’autista”. Lo dichiara l’europarlamentare Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura del Parlamento europeo all’indomani della decisione della giudice spagnola di Amposta, Gloria Granell Rul, per la quale l’incidente non fu causato da problemi meccanici né dalla guida del conducente.

“A seguito del gravissimo accaduto e dopo aver incontrato i genitori italiani – prosegue Silvia Costa- ho presentato a marzo in Parlamento Europeo un’interrogazione alla Commissione per verificare se fossero state rispettate tutte le norme europee di sicurezza.

La Commissaria ai Trasporti Violeta Bulc mi ha risposto in questi giorni dicendo che le indagini sugli incidenti stradali sono di competenza delle autorità nazionali, come sappiamo, e che “spetta dunque alle autorità spagnole verificare la conformità alla legislazione di riferimento e garantirne l’adeguata applicazione”. A questo proposito, però, ha ricordato anche che in questi anni il legislatore europeo “ha sviluppato un’ampia gamma di norme, segnatamente sulla sicurezza dei veicoli, sulle cinture di sicurezza negli autobus e sulla formazione dei conducenti professionisti, al fine di migliorare la sicurezza stradale”. Sottolinea, nello specifico, che la legislazione europea prevede ” norme comuni volte a evitare l’affaticamento del conducente, che riguardano i tempi di guida massimi giornalieri e quindicinali nonché i periodi di riposo minimi giornalieri e settimanali per tutti i conducenti di veicoli adibiti al trasporto su strada di merci e persone”. Disposizioni che ritengo sempre più necessarie in tempi di crisi economica in cui si rischia che una concorrenza sempre più agguerrita tra le imprese porti anche a discapito della sicurezza. Infine la commissaria Bulc ribadisce che vanno “segnalate anche le disposizioni in materia di accesso alla professione per le imprese di trasporto su strada, segnatamente il controllo della conformità da parte delle imprese di trasporto su strada alle norme stabilite dall’ERRU (Registro europeo delle imprese di trasporto su strada) e, nel caso delle infrazioni più gravi, la revoca della licenza comunitaria dell’operatore, che è uno dei requisiti fondamentali per dirigere un’impresa di trasporto nell’UE”.

“Nell’esprime la più grande solidarietà alle famiglie italiane ed europee che hanno perso le loro figlie, talora l’unica, nel fiore della loro giovinezza, – conclude l’europarlamentare Silvia Costa- ritengo comprensibile e giusto che si vada più a fondo nella verifica delle effettive responsabilità anche sulla base di questi richiami e precisazioni della Commissione Europea. Fare luce su quanto accaduto è fondamentale per innalzare la sicurezza nei trasporti in Europa e prevenire altre morti cosi assurde. Mi auguro comunque che le autorità spagnole, dal loro canto, verifichino fino in fondo la congruità di questa sentenza che archivia il procedimento penale lasciando in piedi solo la parte civile. Ricordo che le famiglie delle sette studentesse italiane hanno dato vita all’Associazione Genitori Generazione Erasmus – 20 marzo 2016- Uniti perché non accada mai più. Non possiamo permettere che restino ombre sull’accaduto né che i genitori possano ancora dire : ‘le nostre ragazze sono morte due volte”.

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