Home | Roma | AP/NE-A in scena al Teatro dell’Orologio di Roma, dal 4 al 5 aprile

AP/NE-A in scena al Teatro dell’Orologio di Roma, dal 4 al 5 aprile

AP/NE-A per la regia di Anita Cherubina Bianchi con Simone Ciampi ed Elena Aimone in scena al Teatro Dell’ Orologio Sala Orfeo di Roma, dal 4 al 5 aprile 2017.

Rivisitazione del mito di Apollo e Dafne in chiave contemporanea. In un post moderno dove l’esistenza degli Dei viene messa in discussione, Apollo è tornato ed è mortale, Dafne è una pianta d’Alloro con temporanee sembianze umane.

In scena Lui Apollo, Lei Dafne e una terza figura A., Altro, che partecipa alla storia senza farne parte, senza occupare spazio ma attraversandolo.
Lui. Lei. La loro storia.

Note di Regia – Lui arriva nel bosco dove lei vive. Un luogo disabitato. Silenzioso. Ha uno zaino pieno, pesante, che porta a fatica, dal quale si libera a fatica. Lei è scalza, indossa un vestito verde, leggero, che le va piccolo. Il suo viso è curioso. Un presente di luci che non lasciano spazio ad ombre, ma che non invadono mai l’atmosfera riservata a pochi. Opere sospese che evocano un tempo dimenticato. Foglie di marmo che aspettano la pioggia. Frammenti di porcellana e di vetro che filtrano la luce del sole. Luci che le tagliano, che le sfiorano. Opere che vivono e fanno vivere. Che svelano qualcosa di Lei, che forse è cambiata? Qualcosa di Lui, che forse anche Lui è cambiato?
Lui cerca silenzio. Lei vive nel silenzio. Qualcosa deve succedere questo è chiaro. Ma non subito. Lei lo sa. Loro si incontrano e si scoprono in un crescendo intervallato da un sogno. Premonitore? Rivelatore? Colori. Verde. Vividi. Blu. Essenziali. Arancio. Pareti diverse. Una di prato. Una di garza bianca. Un’immagine sfocata, una foto su lastra di vetro proiettata. 8 blocchi. 8 parti di un unico sogno. 8 passaggi. 8 momenti avvolti da musiche che riportano un passato lontano così vicino, così diverso. Lo spazio e il tempo si alternano fino a confondersi. Come le acque di un mare calmo che pian piano si agita, e poi, un silenzio che non si cerca, che non si aspetta. La consapevolezza che tutto è cambiato. L’epilogo. In scena Lui e l’Opera Dafne: “Lei: Ma si/sono felice/indosso il vestito verde che mi hai preso/che mi va piccolo/ma/ è perfetto”.

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