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Sahara

Sahara. Peter W. Haberlin. Fotografie 1949-1952 in mostra al Museo di Roma in Trastevere

La pubblicazione nel 1956 di Yallah, un volume fotografico di viaggio nel Sahara, suscitò una grande eco nel mondo della fotografia internazionale. Uno dei settimanali americani più letti del tempo, «The New Yorker», scrisse che il reportage era l’opera «di uno dei grandi fotografi del nostro tempo, capace di mostrare, come solo l’arte sa fare, ciò che altrimenti resterebbe celato». L’autore era lo svizzero Peter Werner Häberlin (1912-1953), scomparso in un tragico incidente prima di poter raccogliere i frutti del suo lavoro. Il volume fu ultimato dal padre con l’aiuto dello scrittore americano Paul Bowles, nella cui opera più celebre, Il tè nel deserto – portato sullo schermo da Bernardo Bertolucci – le immagini di Yallah sembrano far capolino a ogni descrizione d’ambiente.

I viaggi di Häberlin si svolsero tra il 1949 e il 1952, toccando l’Algeria, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, la Nigeria, il Ciad e il Camerun.

Viaggi lenti. Senza fretta. Una sorta di personale esplorazione del mondo, in cui i fatti si eclissano e persino il rilievo etnologico lascia il posto a una poetica del disincanto, che vira decisamente in senso estetico e antistorico. Nelle fotografie di Häberlin predomina una forma di contemplazione che prende quasi a pretesto il soggetto, per proiettarsi direttamente in un ambito filosofico, simbolico e in una ricerca del bello, che è in evidente dialogo interiore con la ricerca spirituale del fotografo. Il risultato sono immagini che vivono nel dominio della luce diretta, così nitide da sembrare scolpite e da rifiutare se possibile le ombre.

Frutto di un’appassionata ricerca condotta dal Museo delle Culture di Lugano in collaborazione con la Fotostiftung Schweiz di Winterthur, l’esposizione restituisce in tutta la sua originaria bellezza una ricca selezione di prime stampe, realizzate a partire dai negativi originali. Il percorso espositivo si snoda lungo un itinerario interiore che ricalca il viaggio di Häberlin e che oggi, a più di sessantanni di distanza, si intreccia non solo con lo sguardo e il vissuto del visitatore, ma anche con la scoperta di un’affascinante realtà storica e antropologica. Ciascuna delle cinque sezioni dell’esposizione – «L’assoluto», «Il quotidiano», «Le geometrie», «La memoria»; «Gli sguardi» – è accompagnata da un brano tratto dalle lettere scritte da Häberlin alla moglie durante il suo viaggio.

Luogo – Museo di Roma in Trastevere
Orario – Dal 2 febbraio al 12 marzo 2017
Da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00
Chiuso lunedì

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