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Brexit: il Parlamento discute nei dettagli i diritti dei cittadini Ue

Dal giorno del referendum sulla Brexit i cittadini Ue residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nel resto d’Europa vivono mesi di incertezza. Il Governo di Londra, per ora, si è rifiutato di garantire in futuro gli attuali diritti. Gli eurodeputati temono che nei prossimi mesi ai cittadini europei non sarà permesso di risiedere e lavorare nel Paese. Al tema è stato dedicato un dibattito il 1 marzo, e nuove udienze sono in programma nelle prossime settimane.

La Camera dei Lord ha votato il 1 marzo a favore di un emendamento che garantisca anche in futuro gli attuali diritti ai cittadini europei residenti nel Regno Unito. Al momento il Governo di Theresa May si è, infatti, rifiutato di offrire rassicurazioni agli oltre 3 milioni di cittadini Ue residenti nel Paese. La scelta di Londra potrebbe avere ripercussioni negative anche sul milione e duecentomila cittadini britannici attualmente residenti negli altri Paesi comunitari.

Nel frattempo numerosi rapporti mostrano un aumento degli ostacoli per chi cerca di ottenere la cittadinanza britannica. Come se non bastasse sono già moltissimi i cittadini europei, che seppur da anni residenti nel Paese, hanno ricevuto la richiesta di lasciare il Regno Unito.

Nel corso di un dibattito tenutosi in aula il 1 marzo, l’eurodeputato del gruppo Socialisti e Democratici Claude Moraes ha affermato che ad oggi il 28% dei cittadini Ue ad aver fatto presentato la domanda di cittadinanza si è visto rifiutare la richiesta. Il deputato britannico ha anche chiarito che per presentare la domanda si deve compilare un modulo di 85 pagine. “Non ho abbastanza tempo qui per descrivere nel dettaglio le storie di desolazione e tristezza di chi ha provato e ancora tenta di fare richiesta per la cittadinanza britannica. Dobbiamo chiederci se la percentuale dei rifiuti sia dovuta a negligenza amministrativa o alla politica del Governo” ha dichiarato Moraes, che ha anche ricordato che la Commissione Ue ha il diritto di intervenire subito sulla questione.

Tantissimi gli eurodeputati ad aver espresso i loro timori sul destino di milioni di cittadini.

“Come molti altri deputati, anche io ho ricevuto centinaia di e-mail di cittadini europei residenti nel Regno Unito affranti e delusi” ha spiegato Catherine Bearder (ALDE, Regno Unito) “Sono dottori, infermieri, gestori di attività commerciali, studenti, insegnanti. Non si tratta di un peso per la società”.

Per il verde Jean Lambert i cittadini europei sono amareggiati per l’atteggiamento del Governo britannico: “Si sentono insultati. E’ umiliante”.

“I cittadini sono preoccupati. I diritti alla libera circolazione, di residenza e di lavoro dovrebbero essere garantiti oggi come domani in vista del nuovo accordo con Londra” ha chiarito, invece, l’italiana Barbara Spinelli (GUE).

Anthea McIntyre (Conservatori e Riformisti, Regno Unito) ha cercato di rassicurare l’aula affermando che il Premier Theresa May tiene in considerazione il contributo apportato dai cittadini Ue al Paese. “Tutelare i diritti dei cittadini Ue nel Regno Unito e di quelli britannici residenti negli altri Paesi Ue è per il Premier la priorità assoluta. Ogni ritardo su questo punto non è ascrivibile alla mancanza di volontà politica, ma è il risultato di lungaggini burocratiche”.

“Fin quando il Regno Unito resterà uno Stato membro, si dovranno garantire ai cittadini Ue tutti i diritti e le obbligazioni attuali. Sono pienamente consapevole dei timori dei cittadini comunitari oggi residenti nel Paese. E’ necessario che tutti loro conoscano appieno i diritti di cui godranno anche quando il Paese uscirà dall’Ue. E lo stesso vale per i cittadini britannici residenti in un altro Stato membro” ha spiegato la Commissaria Ue alla giustizia Věra Jourová.

Il Parlamento europeo segue da vicino l’evolversi della Brexit e i possibili effetti che avrà sulla vita dei cittadini. Per questo sono in programma diversi dibattiti e udienze alle quali partecipano spesso gruppi di esperti chiamati a discutere sulle conseguenze che l’uscita dall’Ue di Londra avrà in diversi settori. L’ultimo di questi appuntamenti si è tenuto il 28 febbraio in Commissione Mercato Interno e Protezione dei Consumatori. I partecipanti all’udienza hanno sottolineato la complessità dei negoziati tra Unione europea e Regno Unito.
Per il Professore Fabian Amtenbrink, della Erasmus University di Rotterdam, dai negoziati c’è da attendersi probabilmente un nuovo Trattato di Libero scambio tra le due parti. “Al momento non esiste nessun modello pre-esistente” ha spiegato il docente.

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