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Scogliere “fai da te” per gli stabilimenti balneari. Ambientalisti contro la Regione

L’ordinanza balneare 2017 appena emanata dalla Regione Abruzzo introduce la possibilità per ogni singolo concessionario di disporre scogliere “temporanee” ma per la Stazione ornitologica abruzzese la norma è totalmente in contrasto con le leggi nazionali ed internazionali sulla Valutazione di impatto ambientale.

Per questo la Soa ha scritto ieri una nota al Governo affinché impugni l’atto della Regione. Nella lettera si chiede comunque di rispettare gli obblighi di legge sulle procedure di Verifica di assoggettabilità a Via. Ovviamente è auspicabile che la Regione Abruzzo faccia marcia indietro riformulando l’ordinanza per evitare l’esplosione dei contenziosi a tutti i livelli.

In Abruzzo ci sono oltre 600 concessionari. Poichè gli enti non hanno assicurato una gestione sostenibile delle spiagge della regione, con una cementificazione diffusa, nonostante una spesa negli anni di decine e decine di milioni di euro, i problemi sull’erosione sono esplosi – si legge in una nota della Soa – Invece di prendere atto del fallimento di politiche che non hanno fatto altro che aumentare la pressione antropica sul litorale cambiando finalmente strada, la Regione cerca di aggravare il problema con le scorciatoie e gli escamotage e, cioè, le “scogliere invernali fai da te”.

L’Art.7 comma 7 dell’ordinanza balneare concede infatti a ciascun concessionario la possibilità di disporre scogliere “temporanee” per il periodo autunnale ed invernale, da togliere con l’arrivo della buona stagione. Unica autorizzazione prevista quella del Comune. Si prospetta così una miriade di interventi arlecchino sulle spiagge.

Peccato che la Regione Abruzzo abbia dimenticato che esiste la normativa comunitaria e nazionale, la direttiva 2011/92/CE sulla “Valutazione di impatto ambientale” e il D.lgs.152/2006 “Testo unico dell’Ambiente”, che impone la procedura di Verifica di assoggettabilità a Via per tutte le “opere costiere destinate a combattere l’erosione e lavori marittimi volti a modificare la costa, mediante la costruzione di dighe, moli ed altri lavori di difesa del mare”.

Il passaggio dell’ordinanza appare chiaramente pensato per cercare di bypassare questo obbligo di legge – sostiene la Stazione ornitologica – anche perché, altrimenti, il Comitato Via della Regione dovrebbe lavorare per anni esclusivamente per analizzare le centinaia di progetti che potrebbero arrivare, assicurando gli obblighi d pubblicazione e i 45 giorni per le osservazioni per ciascun progetto.

Tra l’altro ci piacerebbe sapere come pensano di valutare il cosiddetto “effetto cumulo” dei singoli interventi come previsto dalle norme comunitarie.

La gestione della costa non è possibile con la deregulation visto che gli effetti dell’erosione costiera si possono spostare a nord e a sud, colpendo le aree laterali e limitrofe, senza progetti ben studiati e calibrati. Inoltre si moltiplicherebbero cantieri sulla spiaggia, con un via vai di camion per mettere e togliere le scogliere, esacerbando proprio le problematiche di erosione con la compattazione della sabbia. Una follia.

La lotta all’erosione si fa evitando di realizzare opere come il porto di Francavilla al Mare (Chieti), rinaturalizzando con le dune il litorale, evitando di compattare la sabbia a causa dell’utilizzo di enormi trattori per la cosiddetta “pulizia” della spiaggia, facendo restare il più possibile sulla spiaggia i resti naturali spiaggiati (come i rami, togliendo ovviamente i rifiuti) che, come hanno dimostrato le ricerche del Cnr, permettono di contrastare gli effetti dell’erosione (mentre l’ordinanza balneare 2017 va nella direzione opposta anche in questo senso), gestendo correttamente i fiumi per consentire il trasporto solido.

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