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Intervista a Denis Guerini per “Dissolvenze”, il quarto disco

Il 28 febbraio è uscito “Dissolvenze”, il quarto disco di Denis Guerini. Un album di puro cantautorato che gioca a nascondino con il tempo, le tendenze, le influenze. Sette canzoni unite da una trama trasparente e leggera, che attraversa la voce pacifica e intensa, nuda come un fantasma che incontra i suoi ricordi.

Il disco si muove attraverso i ricordi. Denis Guerini arriva a “Dissolvenze” dopo 20 anni di generi, strumenti e sperimentazioni, dopo dodici anni dal primo lavoro da solista e tre anni dopo l’album “Vaghe supposizioni”.
Dopo le esperienze con i Krosmos nel ‘96, con i Karnea del ’98, il jazz degli anni successivi e il cantautorato, il cantautore cremasco ha incontrato anche il teatro ed è dal suo palcoscenico che “Dissolvenze” sembra suonare.

Abbiamo incontrato Denis Guerini per scoprire qualcosa in più sul nuovo album.

Ciao Denis! E’ un piacere averti sulle pagine di Radio Web Italia! “Dissolvenze” è il tuo quarto album. Qual è stato lo spunto che ti ha portato alla realizzazione del nuovo progetto discografico?
Ciao e grazie a voi. “Dissolvenze” nasce da un pezzo di vita durato undici anni, da una porta che si chiude, dietro alla quale rimangono gli echi di quello che è stato.

Il disco inizia con il brano “Alba rossa” e si chiude con “Dissolvenze”. Qual è il filo conduttore che lega i sette brani?
Il protagonista dell’album è un fantasma che rivive sette giorni del proprio vissuto prima di dissolversi e liberarsi dal limbo che lo imprigiona. Il fantasma è la metafora del ricordo. Quando ricordiamo ritorniamo nei luoghi in cui abbiamo lasciato qualcosa, proprio come fanno i fantasmi.

C’è un brano (o più brani) a cui sei particolarmente legato?
Dico tutto l’album.

Il nuovo album “Dissolvenze”, cosa ha di diverso rispetto ai lavori precedenti?
A differenza degli altri album in Dissolvenze sono presenti suoni elettronici che creano un atmosfera adatta al tipo di storie che voglio raccontare. Per questo ringrazio Francesco Guerini e Marco “Edo” Zanardi che con i loro arrangiamenti hanno saputo tradurre in musica quello che avevo in mente.

Tra le 7 canzoni del disco, hai scelto di presentare come singolo “Occhi Accesi”. Perché la scelta è ricaduta su questo pezzo?
“Occhi Accesi” ci sembrava il brano più immediato. Penso che se un brano riesce a ridarti delle immagini durante l’ascolto è il singolo dell’album. Simile è quando durante la lettura di un libro riesci a vedere quello che racconta lo scrittore.

Il singolo è accompagnato dal video per la regia di Elisa Tagliati. Puoi raccontarci com’è nato?
Abbiamo ascoltato il brano insieme, come era già successo negli album precedenti (su youtube trovate anche “Luisa sente le voci, “La scarpa”, L’ipocondriaco, “La terrazza” girati da Elisa Tagliati) e lei sapeva già cosa voleva fare. Dopo tre giorni mi ha girato i provini del video. Sono particolarmente legato al video di “Occhi Accesi”, i protagonisti che sembrano rarefarsi sono al contrario persone presenti nella mia vita.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Spero un altro album. Grazie a voi e un saluto e un abbraccio a Radio Web Italia.

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