Corpo Europeo di Solidarietà ha bisogno di nuovi fondi


Secondo una risoluzione approvata giovedì, la nuova iniziativa del Corpo Europeo di Solidarietà (CES), che mira a creare 100 mila opportunità di volontariato e di lavoro per i giovani, necessita di fondi e legislazione adeguati. I deputati sostengono infatti che il suo finanziamento non deve avvenire a spese di Erasmus+ o di altri programmi UE.

“Il Corpo Europeo di Solidarietà ha bisogno di nuovi fondi; (…) Il suo finanziamento non dovrebbe avvenire a spese dei programmi esistenti”, ha dichiarato il Presidente della commissione Cultura e istruzione, Petra Kammerevert (S&D, DE), nel corso del dibattito di lunedì a Strasburgo con il commissario Tibor Navracsics. “Dobbiamo inoltre far sì che gli impieghi regolari non siano sostituiti da quelli a basso costo”, ha aggiunto.

I deputati hanno poi esortato la Commissione europea a tener conto del grande interesse suscitato dall’annuncio del CES. Più di 20 mila giovani si sono registrati in occasione del lancio del nuovo sito web a dicembre 2016. Il numero di volontariati o offerte di lavoro rese disponibili attraverso l’iniziativa del CES dovrebbe rispettare l’interesse mostrato per evitare frustrazione tra i giovani che fanno domanda.

I deputati hanno infine chiesto alla Commissione di spiegare come possa l’iniziativa del CES rafforzare, piuttosto che duplicare, i programmi di volontariato di successo già esistenti e in che maniera verranno riconosciute le competenze formali e informali acquisite attraverso tali programmi.

La Commissione dovrebbe presentare una proposta legislativa a maggio, a seguito della comunicazione sul Corpo Europeo di Solidarietà presentata nel dicembre 2016.

L’iniziativa per il Corpo Europeo di Solidarietà (CES) è stata annunciata dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker nel settembre 2016. La Commissione ha pubblicato una Comunicazione nel dicembre 2016 stabilendone i principi, i criteri di adesione e il calendario per la piena implementazione dell’iniziativa.

Il CES sosterrà i giovani tra i 17 e i 30 anni che svolgono servizi di volontariato da due a dodici mesi nel loro Paese o all’estero. Porterà avanti due filoni complementari: quello del volontariato e quello occupazionale, includendo un’ampia gamma di attività come istruzione e attività giovanili, salute, integrazione sociale e lavorativa, assistenza nella fornitura di prodotti alimentari e non alimentari, costruzione di rifugi, edilizia, ristrutturazione e gestione, accoglienza, supporto e integrazione di migranti e rifugiati, riconciliazione post-conflitto, protezione dell’ambiente e conservazione della natura.

La prima fase, secondo quanto comunicato dalla Commissione, dovrebbe includere l’uso di programmi e risorse già esistenti: Erasmus+ (58 milioni di euro), Programma dell’UE per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) (14,2 milioni di euro), programma LIFE (2 milioni di euro), L’Europa per i cittadini (3,5 milioni di euro l’anno a partire dal 2018), il Fondo asilo e integrazione e il Fondo europeo di sviluppo regionale (1 milione di euro), il Fondo europeo per lo sviluppo agricolo e rurale (1,3 milioni di euro dal bilancio 2016 e fino a 0,5 milioni di euro dal bilancio 2017) e il Programma per la salute (60 mila euro).

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