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Granada: l’intervista per “Silence Gets Louder”, il nuovo disco

I Granada sono un gruppo rock di Roma, nato dall’iniziativa di Fabio Mangiatordi e Alessio Corasaniti nel 2008. La formazione attuale è composta dai due fondatori con Gianfilippo Bonafede al basso e Lorenzo D’Angella alla batteria.

Il 28 aprile esce il nuovo album autoprodotto “Silence Gets Louder”, contenente 9 brani, registrato da Marco Compagnucci e mixato – masterizzato da Daniele Gennaretti.

Abbiamo intervistato la band per saperne di più sul nuovo disco!

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Radio Web Italia. Per iniziare: come nasce il progetto Granada? Come vi siete incontrati?
Dunque, Fabio e Alessio – da sempre vicini di casa – dopo aver abbandonato il progetto di cover band ufficiale dei Pagoda (band grunge dell’attore Michael Pitt) hanno deciso nel 2008 di dare inizio ad un progetto proprio.
Le prime prove si tenevano nel box auto di Alessio tra gli strumenti rotti sparsi e la Yaris della madre.

Nel 2011 è entrato a far parte dei Granada Gianfilippo come bassista, mentre Lorenzo – batterista nonché regista del video del primo singolo, “Breakthrough”- si è unito alla band soltanto un anno fa.

La vostra attività live inizia nei locali della capitale. Cosa ne pensate della scena musicale emergente italiana in particolare di quella romana?
Ad emergere in questi ultimi anni è la conferma che ci sono sempre meno band che suonano il nostro genere. Il numero dei cantautori, d’altro canto, è in continuo aumento, motivo per cui è sempre più a loro che ci si riferisce quando si parla di musica d’autore, sia indie che mainstream.

Sebbene siano in molti gli artisti che propongono musica valida e sincera, la varietà nel panorama rock italiano emergente è limitata.

Inoltre, soprattutto a Roma, sempre più live music club e associazioni culturali stanno sparendo perché costretti a chiudere o perché bloccati nel loro ruolo di promotori di cultura. Sicuramente a Roma ampliare il numero dei luoghi in cui si fa musica dal vivo è una necessità sentita tanto dai musicisti quanto dal pubblico.

Sappiamo che avete aperto i concerti dei Motel Connection e della band norvegese Bol&Snah di Hans Magnus Ryan. Ci raccontate queste esperienze?
È stato emozionante aver suonato davanti ad un pubblico così numeroso. Entrambe le serate sono andate benissimo, inoltre sono stati i primi concerti dove abbiamo suonato alcuni brani di “Silence gets louder”.
Da queste esperienze abbiamo tratto parte della motivazione che ci ha portato a fare il passo successivo come band e decidere di rientrare in studio per questo nuovo disco.

Uno dei tanti ricordi di quella sera con i Bol&Snah è di quando ci siamo accorti che l’amplificatore di Alessio era stato completamente sfondato da Hans Magnus Ryan dopo averci suonato ad un volume impossibile. Ovviamente ne fummo entusiasti.

Continuando a parlare di concerti. Che atmosfera si respira durante i vostri live?
Una caratteristica dei nostri live è l’impatto sul pubblico. Le persone si lasciano intrattenere con gli scenari creati dal sound adrenalinico in continua evoluzione e dalle suggestioni delle visual animate realizzate dai disegnatori del nostro mondo illustrato.

C’è qualcosa che fate prima di un vostro concerto? Un rito scaramantico o qualcosa che vi porti fortuna?
Alla fine del live una fan non ancora identificata ha iniziato a farci trovare una torta…una sorta di Burial delle torte! Speriamo che il rito continui perchè l’ultima era veramente ottima.

Il 28 aprile uscirà il nuovo album “Silence Gets Louder”. Come è nato questo disco?
Subito dopo l’uscita del nostro primo EP abbiamo sentito la necessità di intraprendere un percorso nuovo, di rivisitare il nostro sound in una chiave più visionaria ed arricchirlo con elementi ambient, in parte anche riarrangiando dei brani già esistenti.

Il disco è stato interamente registrato in uno studio a Labaro, una piccola località dell’Agro Romano. Completamente circondati dal verde e lontani dal caos urbano, eravamo nel luogo perfetto per trovare l’atmosfera che ci ha permesso di incidere il disco e dare vita ad alcuni brani proprio durante le giornate di registrazione. Chiaramente non eravamo soli, degli amici venivano a trovarci di pomeriggio e capitava spesso che di notte si aggirassero animali selvatici attorno allo studio in cui suonavamo.

L’album si apre con “Silence Gets Louder” e si chiude con “I Can Take Care Of You”. C’è un filo conduttore che lega le nove canzoni?
Il filo conduttore potrebbe essere il percorso di riflessione all’interno dei brani stessi. Le canzoni parlano di un mondo cieco, di un bisogno di capire come ritrovare i sentimenti umani e di riuscirli ad esprimere, infatti chi ascolta è trasportato emotivamente in un’esperienza che inizialmente è aggressiva e dirompente, man mano si fa più profonda ed introspettiva, fino a diventare astratta e sognante verso la fine dell’album.

Perché avete adottato l’inglese come lingua di scrittura?
La scelta della lingua deriva da un nostro gusto personale.
Ci viene naturale comporre e arrangiare i nostri brani cantando in inglese, probabilmente perché ascoltiamo parecchia musica del panorama anglosassone.

Pensate che in futuro ci saranno brani in lingua italiana?
Per ora non ci pensiamo, sarebbe comunque molto interessante l’idea di provare a rapportare il nostro sound alla lingua italiana.

Quali saranno i vostri prossimi impegni?
Suoneremo spesso dal vivo, il più possibile in Italia ma anche all’estero non ci dispiacerebbe.
Adesso stiamo finendo di girare il nostro secondo video per il prossimo singolo e stiamo collaborando con tanti artisti per curare sempre di più il mondo di “Silence gets louder”.

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