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Intervista a Tiziano Mazzoni per “Ferro e carbone”, il terzo disco

“Ferro e carbone” è il terzo disco di Tiziano Mazzoni. Un lavoro di brani in italiano essenzialmente folk-rock-blues, suonato con la genuinità di chi crede nella forza del suono e delle parole.

Prodotto e arrangiato dallo stesso Mazzoni insieme a Gianfilippo Boni, “Ferro e carbone” è un disco senza trucchi: le canzoni sono suonate con la perizia artigiana di musicisti di lungo corso, fra i quali Pippo Guarnera all’hammond, e di ospiti come Riccardo Tesi che con il suo organetto diatonico contribuisce alla varietà di strumenti coinvolti (violini, fiati, percussioni, bouzouki e molto altro) accanto alla classica formazione chitarra-basso-batteria.

Abbiamo intervistato il cantautore pistoiese per saperne di più. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Tiziano e benvenuto sulle pagine di Radio Web Italia! “Ferro e carbone”, è il tuo terzo disco in uscita il prossimo 21 aprile. Ci puoi raccontare com’è nato questo progetto?
“Ferro e carbone” nasce da una manciata di canzoni con le quali andai in studio con l’idea di registrarle con un set acustico (chitarra, contrabbasso, mandolino) aggiungendo poi qualche brano inedito e qualche outtake. In particolare avevo due brani che non erano stati inseriti in “Goccia a goccia: “Signorina” (realizzata con Riccardo Tesi, Ellade Bandini e Giorgio Cordini) e “Non pensarci, è meglio sia così” (una mia traduzione/adattamento di “Don’t think twice, it’s alright” di Dylan realizzata in versione bluegrass con il violinista Anchise Bolchi). Dopo le prime sessioni però si andò delineando sempre più l’idea di un CD composto interamente da nuovi brani dei quali avrei curato l’arrangiamento, non necessariamente unplugged. Iniziai così la pre-produzione del CD nella quale mi avvalsi di campioni di batteria ma suonai tutti gli altri strumenti: chitarre, armonica, mandolino, 5-strings banjo, basso, tastiere e sezioni di fiati campionate. In questa fase sperimentammo molto e Gianfilippo Boni mi dette un grande supporto contribuendo anche agli arrangiamenti. A riprova del clima di grande creatività che vivevamo con Gianfilippo, quasi da “bottega d’arte fiorentina”, considera che circa la metà dei brani sono stati sviluppati o addirittura composti in studio. Comunque, una volta terminata la pre-produzione, il materiale registrato fu inviato a tre musicisti, quelli con i quali volevo costruire l’ossatura del CD: Pippo Guarnera (hammond), Lorenzo Forti (basso) e Fabrizio Morganti (batteria). Iniziarono così le sessioni di registrazione con questi musicisti ed ultimammo una prima stesura. Su questa intervennero successivamente gli ospiti che aggiunsero la propria parte (alcuni rifacendosi ai miei provini, altri sviluppando parti originali) e che contribuirono a caratterizzare i brani con i colori che sentivo più adatti. Vennero poi le sessioni di registrazione delle voci di Silvia Conti e Mascia Anguillesi ed infine la mia. Anche se, per quanto mi riguarda, devo dire che per due brani ho scelto di tenere la voce originale dei provini perché, anche se con qualche imperfezione, mi emozionava di più: “Rita e l’Angelo” e “Verde torrente”.

Da quale idea nasce il titolo del disco: perchè “Ferro e Carbone”?
Il titolo è un verso della canzone “Piombino”. Il ferro e il carbone sono i principali elementi costituenti l’acciaio. La canzone trae spunto dalla vicenda delle storiche Acciaierie Lucchini di Piombino che nel luglio del 2014 sembravano condannate alla chiusura a causa di una grave crisi economica che aveva colpito lo stabilimento e che avrebbe fatto perdere il posto di lavoro agli oltre 2000 dipendenti. Una ambientazione geografica precisa della canzone per raccontare una storia che è purtroppo tristemente comune nel nostro paese. La perdita del lavoro che diventa anche la perdita di ruolo e di un’identità. I reparti vuoti, il silenzio opprimente, la rassegnazione al fatto che pagano sempre gli stessi. E spesso per una colpa che a volte è stata solo quella di trovarsi coinvolti in un riassetto industriale che valuta più proficuo cessare o spostare un’attività altrove. La disperazione di lottare per un lavoro che è tutto ciò che si ha anche se questo significa guadagnarsi il pane in un inferno di fuoco e polvere. Proprio da un verso di questo brano è stato tratto il titolo, Ferro e carbone, del CD.

L’album è stato anticipato dal singolo “E’ una magia”. Che atmosfera si respira in questo brano?
“È una magia” è un brano ironico, musicalmente atipico rispetto agli altri brani del CD. Racconta in prima persona la storia di un malcapitato che riesce a riappropriarsi della propria vita dopo una burrascosa storia sentimentale. L’ambientazione musicale è caraibica e la narrazione ironica per un divertente brano nel quale le disavventure del protagonista vengono ironicamente “commentate” da un trombone a coulisse..

“Ferro e carbone” addensa vite come quella del partigiano anarchico pistoiese “Silvano Fedi”. Cosa ti ha colpito della sua storia?
La canzone è ispirata al partigiano, anarchico libertario, Silvano Fedi, figura leggendaria della resistenza nel pistoiese, scomparso in circostanze ancora oggi non chiare in un’imboscata, poco prima di un mese dalla liberazione della città. La presenza di un forte contingente di soldati tedeschi, ben nascosti ed appostati, nel luogo dell’imboscata e a quell’ora, ancora oggi non trova convincente spiegazione e per questo molti pensano che Silvano sia stato tradito da una delazione. La formazione partigiana, che dopo la morte del suo comandante assunse il nome di “Brigata Silvano Fedi”, partecipò alla liberazione di Pistoia, dove entrò per prima all’alba del 8 settembre 1944. Fu il nuovo comandante della “Brigata Fedi”, Artese Benesperi, ad issare sul campanile del duomo di Pistoia la bandiera anarchica nel giorno della liberazione. Ma mentre Artese Benesperi condusse la sua vita nella modestia e nell’onestà del mestiere di netturbino, il merito della liberazione andò poi ad altri, tra i quali alcuni dei probabili delatori responsabili per l’isolamento e la morte di Silvano Fedi, ai loro occhi “incontrollabile variabile libertaria” inammissibile nell’ottica stalinista. Persone che hanno seduto per anni negli scranni del Comune, della Provincia di Pistoia.

Cosa ci racconti invece di “Rita e l’Angelo” dedicata a Remo Cerini, il poeta clochard?
Remo Cerini nacque nel 1889 a Pistoia dove condusse una sua vita vagabonda di poeta clochard. Per il suo sostentamento si affidava al buon cuore di chi, riunito in crocchio, ascoltava le sue improvvisate poesie di strada. Trascorreva la notte sotto i loggiati del Duomo, della Biblioteca o del Teatro Comunale mentre durante l’estate la sua dimora erano i prati che costeggiavano il torrente cittadino. Durante il ventennio entrò ed uscì più volte di prigione accusato di ubriachezza molesta, anche se in realtà disturbava il fatto che esprimesse a voce un po’ troppo alta i suoi giudizi che, anche se privi di un contenuto altamente ideologico, erano tuttavia dettati dal buon senso e dalla sincerità di chi non ha nulla da perdere. In tarda età si unì a Rita, fedele compagna fino alla morte, e in sua compagnia per decenni attraversò la città cantando e recitando le sue poesie. Il primo applauso veniva sempre da Rita che era anche la prima a difenderlo da chi lo beffeggiava per la sua ubriachezza e per la sua diversità. Remo Cerini mori nel Settembre del 1980, all’età di 92 anni, quando ormai sembrava far parte dell’eternità, perché ben tre generazioni lo avevano visto e ascoltato. Un poeta, un artista, un nume custode della propria povertà, che interpretava con signorilità, con aspetto fiero ed aristocratico e con il suo incedere elegante. La canzone immagina l’incontro di Rita con Remo. Uomo che, per la sua sensibilità e cultura, forse doveva apparire a lei, figlia della Livorno popolare di fine ottocento, quasi come un angelo. Ed un angelo, in qualche modo, alla fine del brano diventa. Quando aprendo le sue ali la avvolge in un abbraccio liberatorio per poi volare, chissà, nel paradiso dei poeti.
Un fatto curioso, ma che a mio avviso ha un suo valore sociale, è che dal giugno 2013 il Comune di Pistoia ha istituito “Via Remo Cerini” quale “indirizzo anagrafico convenzionale” per le persone senza fissa dimora della città. Da allora i senzatetto di Pistoia hanno una strada tutta per loro da inserire nei documenti anagrafici e anche nella carta d’identità. La nuova indicazione sostituisce quella tradizionalmente usata (senza fissa dimora) e permette a tutte le persone che non hanno una residenza fissa di poter usufruire dei servizi socio sanitari e di godere dei diritti civili, quale quello di poter rinnovare i documenti. Il nuovo indirizzo virtuale consentirà di non discriminare i senzatetto in quanto il nome della via non sarà riconducibile alla condizione di senza fissa dimora e la loro privacy potrà essere ancor più tutelata, anche nella previsione di un percorso di reinserimento sociale.

Tra le tracce del disco c’è anche “La lucciola e il bambino”, brano ispirato ad una vicenda avvenuta a S. Anna di Stazzema …
La storia è quella di uno dei pochi superstiti. Partendo d al racconto del protagonista, ho cercato di dare una dimensione universale al racconto immaginando un bambino fugge dalla battaglia, dal suo paese distrutto e, mentre scende la notte, trova rifugio in un anfratto. E là aspetta che tutto passi in compagnia di una lucciola che ha raccolto lungo il cammino. E’ la Toscana del ’44, ed è purtroppo una delle numerose storie di rappresaglia delle quali è stata vittima questa terra al ritiro delle truppe nazi-fasciste. Ma la storia può essere riferita a qualsiasi altro luogo dove infuria la guerra. Che ha sempre, come prime vittime, i più deboli.

Il disco si chiude con “Ancora da imparare”. Bonus Track, eseguita “live” in studio con il violinista Chris Brashear. A cosa ti sei ispirato per scrivere questo pezzo?
“Ancora da imparare” è un brano che cronologicamente e concettualmente appartiene ad un altro periodo precedente alla registrazione di “Ferro e carbone”. Si tratta di una ironica ma sincera ammissione di inadeguatezza del protagonista di fronte ad un amore impossibile da realizzare a causa della sua incapacità di comprendere la complessa sensibilità della donna amata. È un racconto leggero, dal taglio esplicitamente evolutamente dylaniano.

Perchè hai deciso di eseguirla live?
Mi trovavo in studio con Chris Brashear (violinista, chitarrista e autore attivo nella scena bluegrass ed alt-country statunitense) per la session di registrazione del suo violino su “Rita e l’angelo”. Chris aveva appena finito di registrare (una parte bellissima in puro stile bluegrass e che era esattamente quello che volevo su questo brano..), così l’ho raggiunto in sala e ci siamo messi a improvvisare e a ricordare i tempi passati.. a un certo punto gli ho proposto di seguirmi in una canzone che avevo scritto tempo prima e che non pensavo di includere in Ferro e carbone. Gianfilippo Boni, dalla regia, ha intuito che stava per succedere qualcosa che meritava di essere ripreso ed ha premuto REC… così, in presa diretta e con un’improbabile armonica in SIb mezza stonata (ma era l’unica che avevo in quel momento..), è stata registrata la canzone.. che poi ci è piaciuta e che abbiamo deciso di includere come bonus track, così com’era. Falsa partenza inclusa..

Cosa ci riserverà la tua musica nei prossimi mesi?
Il CD “Ferro e carbone” verrà presentato in anteprima a “L’Una e 35 Circa” di Cantù (CO) il 13 maggio prossimo ed a Firenze, al Circolo “Il Progresso”, il 20 maggio. Entrambe le date in formazione Full Band. Stiamo lavorando al booking per le future date che aggiorneremo puntualmente sulla mia pagina e sul mio profilo fb.

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