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Corte dei conti europea: gli hotspot per migranti stanno funzionando, ma permangono problematiche cruciali

Il cosiddetto “sistema basato sui punti di crisi” (hotspot approach) dell’UE per migranti irregolari che arrivano in Italia e Grecia ha contribuito a migliorare notevolmente la registrazione e l’identificazione dei migranti ed i controlli di sicurezza sugli stessi. Ma secondo la nuova relazione della Corte dei conti europea deve essere fatto di più, poiché migliaia di migranti sono ancora nelle isole greche dopo il loro arrivo. Secondo la Corte, molte delle persone in questione sono minori non accompagnati e si dovrebbe fare di più per aiutarli.

La responsabilità per il controllo alle frontiere e il trattamento delle domande di asilo spetta in primo luogo agli Stati membri dell’UE. La Commissione europea ha introdotto il sistema basato sui punti di crisi al fine di assistere la Grecia e l’Italia nel far fronte all’improvviso drammatico aumento dei flussi migratori nel corso del 2015 e del 2016. Il sostegno fornito mediante tale sistema mirava a far sì che i migranti in arrivo fossero oggetto di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte digitali e che venissero poi indirizzati verso le appropriate procedure di followup.

La Corte ha constatato che detto sistema ha contribuito a migliorare la gestione dei flussi migratori in Italia e in Grecia, in circostanze molto difficili e continuamente mutevoli. Sebbene per istituirli sia occorso più tempo di quanto previsto, gli hotspot hanno accresciuto le capacità di accoglienza dei due paesi per quanto concerne i migranti, hanno migliorato le procedure di registrazione e hanno potenziato il coordinamento tra le varie Agenzie coinvolte. Tuttavia, nonostante l’ingente sostegno da parte dell’UE, la Corte ha tuttora riscontrato che le strutture di accoglienza in entrambi i paesi non erano appropriate per ricevere (Italia) o per alloggiare (Grecia) in modo adeguato il numero di migranti in arrivo.

Detto sistema richiede inoltre che i migranti siano indirizzati verso le appropriate procedure di followup, ossia la domanda di asilo nazionale, la ricollocazione in un altro Stato membro (se del caso) o il rimpatrio nel paese di origine (o in quello di transito). Ma dette procedure sono spesso lunghe e soggette a colli di bottiglia, nell’ambito di competenza degli Stati membri. In Grecia, ai nuovi arrivati non viene più consentito, dal marzo 2016, di partire alla volta della Grecia continentale; essi devono invece presentare la propria domanda di asilo presso gli hotspot. Inoltre, l’opzione della ricollocazione non è più disponibile, ed i rimpatri vanno per le lunghe. Di conseguenza, vi sono tuttora più migranti che arrivano negli hotspot di quanti vanno via da essi: gli hotspot sono gravemente sovraffollati. In Italia, poiché i migranti ricevono migliori informazioni sulla ricollocazione, sono stati individuati più candidati; la Corte avverte che il principale collo di bottiglia della ricollocazione è adesso costituito dai pochi impegni degli Stati membri. A settembre 2016, per l’Italia gli Stati membri avevano assunto solo 3809 impegni formali, contro l’impegno complessivo assunto di ricollocare 34953 persone in provenienza dall’Italia.

La Corte aggiunge che, per entrambi i paesi, un altro motivo di seria preoccupazione è la carenza di strutture adatte ad alloggiare minori non accompagnati e a trattare questi casi, stimati essere 2500 in Grecia e più di 20000 in Italia a fine settembre2016.

“Alla fine del 2016, vi era ancora una carenza di strutture adatte ad alloggiare minori non accompagnati e a trattare questi casi in linea con le norme internazionali, sia negli hotspot che al successivo livello di accoglienza”, ha affermato HansGustaf Wessberg, uno dei due Membri della Corte dei conti europea responsabili della relazione. “La questione deve essere affrontata con urgenza.”

Sulla base di queste osservazioni, la Corte rivolge alla Commissione una serie di raccomandazioni, affinché quest’ultima assista gli Stati membri nel migliorare il sistema basato sui punti di crisi per quanto riguarda la capienza, l’impiego di esperti ed i ruoli e le responsabilità. Al fine di migliorare il trattamento dei casi di minori non accompagnati, la Corte raccomanda alla Commissione di chiedere la nomina di un responsabile della protezione dei minori per ciascun sito.

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