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La Commissione europea presenta la sua decisione sul Pilastro europeo dei diritti sociali

Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione sociale adeguata e sostenibile sono gli obiettivi che l’Unione Europea si prefigge di raggiungere. La Commissione europea renderà nota oggi, in sessione plenaria, la sua decisione sul Pilastro europeo dei diritti sociali. La deputata portoghese Maria João Rodrigues (S&D) e la finlandese Henna Virkkunen (EPP), spiegano come questi nuovi impieghi potranno inserirsi nella Legge sul lavoro vigente.

Il Parlamento “difende una direttiva sulle condizioni di lavoro eque per tutti, garantendo una serie di diritti esecutivi, assicurazioni sanitarie e di protezione sociale anche per i lavoratori con contratto a tempo, a chiamata, in stage o autonomi presso le piattaforme digitali. Tutte queste persone hanno bisogno di una vita dignitosa e devono essere protette “, spiega l’eurodeputata Maria João Rodrigues (S&D), relatrice del Parlamento europeo sul Pilastro europeo dei diritti sociali.

Solo una piattaforma o una società di trasporto? Aziende come Uber e Deliveroo hanno sviluppato piattaforme on-line utilizzabili per richiedere un passaggio oppure ordinare cibo per asporto a pagamento. Queste poi si spartiscono il ricavato con gli autisti/fornitori.

“La natura globale dell’economia digitale aumenta il ventaglio di scelte per i consumatori proporzionalmente alla concorrenza sui prezzi” e offre anche ai “lavoratori la possibilità di decidere quanto e dove svolgere il proprio lavorare”, afferma la deputata Henna Virkkunen (EPP), relatrice sulle piattaforme online e il mercato unico digitale.

Queste aziende beneficiano di lavoratori che mettono a disposizione le proprie attrezzature (ad es. automobili, moto) abbattendo i costi, con un vantaggio considerevole rispetto alle aziende tradizionali.

Una richiesta alla Corte di giustizia europea per determinare se Uber debba essere considerata come piattaforma digitale, società di trasporto o entrambe, é stata presentata da un’associazione di taxi spagnola, con il sostegno del governo spagnolo, dal momento che i diritti e gli obblighi differiscono a seconda di tale classificazione.

“E’ fondamentale che l’Unione Europea crei condizioni eque per servizi comparabili, on-line e offline, per una concorrenza più leale nel rispetto della legge UE sulla concorrenza.” sottolinea Virkkunen.

Proprio sul confine sottile tra attività commerciale online e concorrenza sleale, la deputata portoghese Rodrigues lancia un avvertimento: “se in da una parte queste piattaforme possono garantire servizi migliori e più economici ai consumatori e creare nuovi posti di lavoro, dall’altra rischia di fomentare il problema della concorrenza sleale e del “social dumping”.

Liberi professionisti o dipendenti? Anche se queste aziende non assumono gli autisti e i fornitori, questi sono comunque soggetti a regole sempre più rigorose. Non dovessero rispettare il regolamento aziendale a cui sono soggetti, non gli sarebbe più concesso di utilizzare le piattaforme a scopo remunerativo.

Allo stesso tempo, trattandoli come liberi professionisti, le aziende possono essere dispensate dal garantire certi diritti dei lavoratori, come il congedo per malattia o la retribuzione minima.

Da qui il quesito: è giusto trattare i conducenti e/o fornitori come liberi professionisti piuttosto che come lavoratori aventi dei diritti sociali?

I tribunali britannici pensano che non lo sia. In Inghilterra è stato stabilito che i conducenti di Uber non sono considerati lavoratori freelance e che gli idraulici su richiesta non sono operatori indipendenti, ma lavoratori con diritti sociali a tutti gli effetti.

Nella risoluzione datata Gennaio 2017 sul Pilastro europeo dei diritti sociali, il Parlamento ha invitato la Commissione a estendere le norme minime esistenti anche a questi nuove occupazioni.

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