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Tamerlano debutta con successo alla Scala di Milano

Con dieci minuti di applausi e standing ovation finale ha debuttato Tamerlano, capolavoro di Georg Friedrich Händel che mai si era ascoltato alla Scala. Un tassello importante nel progetto pluriennale di recupero del miglior repertorio barocco, eseguito filologicamente su strumenti storici sotto la guida dello specialista Diego Fasolis, la cui bacchetta ha garantito un’esecuzione “ariosa e rigorosa al contempo” (Enrico Girardi, Corriere della Sera).

Un successo proporzionato alla sontuosità dello spettacolo, che Alberto Mattioli su La Stampa ha definito “fastoso, davvero da Scala”. Il regista Davide Livermore ha immaginato questo intrigo di amore e potere nella cornice del Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo durante la Rivoluzione d’Ottobre (un omaggio nel centenario del 1917): uno scenario da kolossal ricco di riferimenti cinematografici, fra battaglie nelle tormente di neve, palazzi imperiali invasi dalle armate rivoluzionarie e treni in corsa nella steppa russa.

In un’opera incentrata sul virtuosismo vocale, ha brillato anche e soprattutto il cast, guidato dal carismatico Plácido Domingo (al ritorno da tenore) che ha incantato la platea nella grande aria del suicidio conclusivo: una scena “che arriva dritto al cuore per l’intensità” (Pierachille Dolfini, L’Avvenire). Applausi a scena aperta anche per la sfida di acuti e gorgheggi fra due dei controtenori più importanti oggi, Bejun Mehta e Franco Fagioli, e per l’interpretazione delle due donne contese, Maria Grazia Schiavo e Marianne Crebassa.

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