Home | Eventi | Milano. Attraverso il deserto, il Deserto Rosso: con Davide ‘Boosta’ Dileo e Violante Placido

Milano. Attraverso il deserto, il Deserto Rosso: con Davide ‘Boosta’ Dileo e Violante Placido

La sera del 29 settembre, in occasione del 105esimo anniversario della nascita di Antonioni, a BASE, si terrà un concerto-evento a cura di Davide Boosta Dileo, con le letture di Violante Placido per la regia di Tiziano Russo, dal titolo Attraverso il deserto, il Deserto Rosso: una colonna sonora sporca, suonata dal vivo che attraversa le immagini e le voci di un capolavoro mai dimenticato e mai passato di moda. A seguire il dj set di Kazka con la direzione artistica di Boosta. L’evento è organizzato dalla Nazionale Italiana Cantanti che devolverà i proventi della serata a Greenpeace Italia.

Il deserto rosso è un’immagine potente.
La roccia che si frantuma, un colore primario. La vita che inizia, rimane sospesa quasi immobile, cambia, finisce. In 40 minuti insieme alle fotografie, alle immagini, la musica diventa il deserto rosso.
53 anni dopo la voce, il seme della musica elettronica, lo straniamento di una melodia che si perde tra i fumi di una nebbia di suoni. Il ritmo accennato e mai sfogato.
53 anni dopo il deserto rosso ha ancora voce.
Davide Dileo Boosta

Il deserto rosso è il deserto della vita. La perdita, l’inevitabile annullamento umano, e di Giuliana. Antonioni attraverso il discorso poetico, con dialoghi eterni, racconta il congelamento dei rapporti umani. E il declino del personaggio.
Ripercorreremo il capolavoro incollandoci a immagini inedite e suoni elettronici, riscoprendoci parte di questo deserto e figli del colore rosso.
Tiziano Russo

A dieci anni dalla morte di Michelangelo Antonioni gli studi e le rassegne su di lui si moltiplicano. In Italia è liquidato ormai come “il regista dell’incomunicabilità”, un’etichetta che aveva sempre detestato. Tuttavia, anche quando Antonioni tace, il suo silenzio è pieno di cose.
Questa volta vogliamo vederlo attraverso gli occhi di una persona che gli era stata vicina durante alcuni suoi film molto importanti, il fotografo Enrico Appetito, che ha saputo cogliere momenti e aspetti sconosciuti del suo lavoro, del suo modo di guardare il mondo.

Le immagini che l’Archivio Storico Enrico Appetito ci consegna mostrano un Antonioni al lavoro, sconosciuto anche ai critici, che ci appare non dai suoi film finiti, ma attraverso il suo lavoro, le sue idee, i suoi ripensamenti, le immagini scartate forse per mancanza di spazio, ma anche come indispensabili tappe verso l’immagine finale.

La mostra, divisa in quattro parti, vuole sottolineare alcuni aspetti dell’opera del maestro attraverso l’occhio acutissimo di questo fotografo: 1) La ricerca sullo spazio e sulla potenza della natura nel film L’avventura; 2) il lavoro di costruzione del set, destinato poi a scomparire nelle immagini perfette dei film; 3) il lavoro con gli attori nel tentativo faticoso di unire la propria intenzione espressiva con la loro personalità; 4) Il rapporto così spesso citato superficialmente con l’arte contemporanea, che è ancora tutto da studiare; e infine 5) il tema dell’ambiente nella rivoluzione industriale.

Enrico Appetito è stato uno dei più importanti fotografi di scena degli anni Sessanta/Settanta, il periodo di gloria che gli studiosi americani, hanno giustamente ribattezzato come ‘Il Rinascimento cinematografico italiano’.
L’Archivio Storico, a lui intitolato, conta circa due milioni di negativi e fotografie dagli anni Cinquanta al 2003.
Sandro Bernardi Ordinario di Storia e Critica del Cinema – Università di Firenze

Enrico Appetito per Michelangelo Antonioni sui set 1959-1964
29 settembre – 8 ottobre 2017
BASE Milano, via Bergognone 34
a cura di ETICAARTE in coproduzione con Istituto Luce Cinecittà con la collaborazione di Archivio Storico Enrico Appetito supervisione di Sandro Bernardi con il supporto di Nazionale Italiana Cantanti e la partnership di Greenpeace Italia
return to white EYELAND (dall’oltrecinema) ciclorama ideato, progettato e realizzato da Emiliano Montanari con la collaborazione artistica di Enrico Ghezzi con la collaborazione tecnica di Makinarium con il supporto di Istituto Luce Cinecittà, Rai Teche.

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