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L’UE aiuti le regioni a plasmare la globalizzazione

Dare alle regioni gli strumenti per diventare resistenti alla globalizzazione è la richiesta principale di un parere adottato dal Comitato europeo delle regioni (CdR) in sessione plenaria. La relatrice Micaela Fanelli, sindaca del Comune di Riccia (CB), raccomanda una strategia dell’UE globale volta a garantire una più equa distribuzione dei benefici della globalizzazione.

La globalizzazione ha accelerato la crescita economica dell’UE, ha favorito la prosperità e ha contribuito a mantenere l’Europa competitiva. Purtroppo, però, la globalizzazione ha anche aumentato le disuguaglianze, in quanto produce effetti diversi nelle varie regioni, con una conseguente ripartizione diseguale della ricchezza. In un mondo in cui i problemi locali sono globali e le questioni globali divengono locali, è responsabilità comune di tutti i livelli di governo rendere l’UE più resiliente agli effetti negativi della globalizzazione afferma Micaela Fanelli (IT/PSE), sindaca del Comune di Riccia (Campobasso).

“Per alcune regioni, l’apertura al commercio internazionale, che rappresenta un terzo del reddito nazionale dell’UE, ha creato enormi opportunità, mentre per altre rappresenta un’importante minaccia. Un rinnovato e rafforzato approccio basato sul territorio alle politiche dell’UE è indispensabile per ridurre le crescenti disuguaglianze causate dalla globalizzazione”, ha sottolineato la relatrice Micaela Fanelli.

La relatrice propone di definire una strategia dell’UE volta a gestire la globalizzazione e imperniata intorno a tre assi principali: una chiara strategia proattiva su come migliorare le competenze, le conoscenze, l’infrastruttura e, di conseguenza, la competitività regionale; una strategia di attenuazione, che comprende il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), profondamente riformato; e una strategia partecipativa basata sulla responsabilità democratica. Le raccomandazioni formulate nel suo parere riguardano la politica commerciale, la politica sociale, la politica agricola comune (PAC), la politica industriale, la migrazione e la riforma della politica di coesione.

“Nei processi di negoziazione commerciale internazionale, l’UE deve puntare a una maggiore trasparenza, nonché al rispetto della ripartizione delle competenze e della protezione dei lavoratori, dell’ambiente e dei servizi di interesse pubblico. È inoltre necessario adottare una solida politica comune in materia di asilo e sulla migrazione legale, costruire partenariati con paesi terzi anche a livello di enti locali e regionali, e contribuire all’attuazione degli obiettivi di sviluppo dell’ONU. La politica di coesione rimane uno strumento fondamentale per conferire potere alle regioni che sarebbero altrimenti lasciate indietro, per renderle più competitive, sostenibili e resilienti alla globalizzazione. Vi sono molti ambiti in cui l’Unione europea può ridurre al minimo gli aspetti negativi della globalizzazione, che non va affrontata con un atteggiamento fatalista. La globalizzazione, infatti, può essere plasmata” ha dichiarato Micaela Fanelli.

Il parere viene adottato contestualmente al lancio della campagna #CohesionAlliance, che sollecita risorse adeguate per la politica di coesione nel bilancio dell’UE dopo il 2020. Tale campagna è stata lanciata il 9 ottobre dalle principali associazioni territoriali e dal Comitato europeo delle regioni (CdR).

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