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Tiziano Mazzoni: online il video di “Sciogli il cane”

foto Antonio Candio

“Sciogli il cane” è il secondo video tratto da “Ferro e carbone”, ultimo disco di Tiziano Mazzoni uscito lo scorso 21 aprile per Appaloosa Records / IRD, nuova tappa di un percorso all’insegna di un cantautorato folk-rock-blues devoto alla grande tradizione americana e italiana.
Il clip è stato realizzato da Duccio Mauro, che ha curato la regia e scritto il soggetto insieme a Tiziano Mazzoni. I tre protagonisti sono Silvia Conti, Paolo Arduino e Dome La Muerte, leggenda vivente del garage punk’n’roll italiano in queste settimane sugli schermi come come coprotagonista del film “Nico” di Susanna Nicchiarelli.

“Sciogli il cane” è la misteriosa storia di un temporale, simbolo di un improvviso e travolgente mutamento (che può essere intenso come esistenziale, ma anche sociale o politico), da cui una coppia (Silvia Conti e Paolo Arduino) si rifugia chiudendosi fra le quattro mura di casa, nella consuetudine di una malcelata indifferenza con la quale consumano la loro cena, ritrovando in questo isolamento una loro intimità. I due salgono poi in camera da letto, ma il protagonista maschile viene svegliato da qualcuno che bussa alla porta: è inaspettatamente la sua compagna, mentre nel letto accanto all’uomo c’è un’altra figura maschile (interpretata da Dome La Muerte) che in qualche modo rappresenta la tentazione, la trasgressione ma forse anche la serena comprensione per la complessità della natura umana. Una complessità della quale ai protagonisti, imprigionati nel logoro bicromatismo dell’abitudine, evidentemente sfuggiva la varietà delle sfumature. Ed una comprensione, che si fa “compassione”, e che il sorriso finale di Dome La Muerte incarna.

Girato in un bianco e nero bergmaniano, fra inquadrature intense, piccoli passaggi surreali e ironia, il video accompagna il brano di apertura di “Ferro e carbone”, un double talking blues sulla necessità di occuparci del mondo là fuori prima che sia esso a venirci a cercare.

“Sciogli il cane” è solo una delle tracce di un disco che sa di legno buono e terra feconda, con la solidità dell’acciaio ma anche la delicatezza che è propria degli sguardi sensibili. I brani raccontano storie di partigiani anarchici, poeti-clochard, stragi naziste in cui a salvarsi sono i bambini, acciaierie che chiudono, unendo tematiche sociali a episodi più privati, come il racconto di un amore che finisce.
Le canzoni hanno un’andatura spesso lenta e meditativa, nelle quali i versi pesano per quello che sono, lontani da bizzarrie poetiche e dagli stereotipi da storyteller americano, ma forti di parole semplici e dense, misurate sulla pelle di chi scrive ancor prima che sulla carta. Parole che Mazzoni affida alla propria chitarra, attorniata da violini, fiati, percussioni, mandolini, banjo e molto altro, fra cui l’hammond di Pippo Guarnera e l’organetto diatonico di Riccardo Tesi.

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