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Balneari: reazioni, riflessioni e repliche dopo la mancata approvazione del ddl in Senato

Non ci voleva la sfera di cristallo per prevedere che il Disegno di legge delega sulla riforma demaniale non avrebbe superato l’esame del Senato. Infatti già a metà ottobre, in occasione del SUN di Rimini, le tre Organizzazioni SIB – Confcommercio, FIBA – Confesercenti e OASI – Confartigianato, a fronte di una situazione politica in grande fibrillazione – e che si avviava velocemente verso la fine della legislatura – chiesero che fosse data concretezza ai punti più significativi del ddl (riconoscimento di un periodo transitorio di 30 anni legato anche al legittimo affidamento, riconoscimento del valore aziendale, superamento del meccanismo di calcolo del canone con l’eliminazione dei valori OMI), introducendoli nel Decreto Legge collegato alla Finanziaria.

Ci sembrava il modo migliore per non far finire la legislatura senza aver prodotto almeno un provvedimento di tutela reale delle attuali imprese balneari, lasciando poi al futuro Parlamento il compito di completare la riforma e di fare ancora di più e meglio rispetto a quanto già prodotto. Appello che abbiamo rivolto a tutte le Forze politiche convinti che in quel contesto solo un largo consenso parlamentare avrebbe potuto dare una risposta positiva alle nostre necessità, garantendo anche maggiore capacità di pressione nei confronti della Commissione Europea.

Prendiamo atto che, ancora una volta, la politica nel suo complesso non lo ha saputo fare, che si lasciano di nuovo le imprese balneari nella più assoluta precarietà, senza alcun punto fermo, e che tutto viene rinviato alla prossima legislatura, con le molte incertezze che ne derivano e che, a seconda di come si svilupperanno, potrebbero metterci ancora di più in difficoltà. Hanno sicuramente contribuito a questo risultato negativo le posizioni egoistiche o fuori ruolo di alcune rappresentanze di categoria, che appaiono francamente incomprensibili visto che tutte, non più tardi di tre anni fa, avevano sottoscritto una piattaforma unitaria che si basava principalmente proprio su quei tre punti.

Siamo ormai in piena campagna elettorale. Non è la prima volta – ma speriamo sia l’ultima – che siamo costretti ad affrontarla attanagliati dalle esigenze, le preoccupazioni e le paure che tolgono serenità (anche di giudizio) a 30.000 famiglie e altrettante imprese: auspichiamo che nell’immaginare soluzioni e formulare nuove promesse ci si renda conto che poi, a campagna elettorale finita, chi governerà dovrà mantenerle o renderne conto, posto che gli impegni che si assumono e le garanzie che vengono date, oggi più di ieri, sono presi con la piena conoscenza e chiarezza di tutti gli elementi in campo: sociali, economici, giuridici e di rapporti europei.

Poiché in questi ultimi 7/8 anni ci siamo confrontati con tutti, ed abbiamo consapevolezza delle difficoltà che si sono frapposte alle più diverse soluzioni immaginate, siamo davvero felici che ci sia chi garantisce con sicurezza di riportare il sistema delle imprese balneari alle certezze assolute e definitive del passato. Vogliamo, però, a questo punto conoscerne gli strumenti non solo politici ma anche giuridici che si vogliono usare, discutere e confrontarci da subito per capire e contribuire a fare al meglio quanto si ritiene possibile e che anche noi vorremmo; capire, insomma, come fare domani quanto non è stato fatto oggi e non era possibile fare ieri.

Proprio perché consapevoli che aggiungere alle divisioni anche le polemiche avrebbe indebolito ancora di più la nostra azione, sino ad ora abbiamo evitato di rispondere, malgrado provocati da molteplici e avventate dichiarazioni anche sul livello della rappresentatività incautamente riprese da qualche parlamentare, a chi in questi ultimi tempi cerca di istigare la rissa. Le ultime affermazioni del presidente di Assobalneari Confindustria ci costringono a dare risposta a chi, da sempre contrario ad ogni tipo di manifestazione di protesta, persino alla scelta di costituirci presso la Corte di Giustizia, si pone e si rappresenta adesso quale indefesso, unico ed algido nume tutelare dei balneari italiani. Licordari conosce, come tutti noi, le difficoltà che non ci hanno consentito per ben due legislature, con Governi di centro-destra, tecnici, di larghe intese e di centro-sinistra, di risolvere i nostri problemi, ed è consapevole anche dei limiti che hanno i confronti con quanto avviene negli altri stati Europei, a cominciare dalla Spagna. Così come non può non essere consapevole che il nostro maggior ostacolo da superare non è la Direttiva Servizi ma bensì l’art. 49 del Trattato, cosa che ha reso e renderà più complesso il confronto con la Commissione Europea.

Basta peraltro leggere una sola volta le molte sentenze del Consiglio di Stato (a partire dal 2005 sul caso Friuli, e quindi ben prima dell’emanazione della Bolkestein e del suo recepimento da parte del Governo italiano avvenuto nel 2010), quelle della Corte Costituzionale Italiana o quella della Corte di Giustizia europea del luglio 2016, per inquadrare il problema nei termini corretti. Tutto ciò avrebbe quanto meno dovuto fargli riconoscere la coerenza e la legittimità di chi ha scelto una strategia diversa dalla sua Organizzazione. Invece non si pone limiti nell’attaccare velleitariamente a testa bassa e di denigrare, tentando di rappresentare le nostre Organizzazioni come soggette a condizionamenti politici e partitici che non ci appartengono e che sono invece, palesemente, evidenti nei suoi comportamenti. Comportamenti che, intendiamoci, sono del tutto legittimi per un privato cittadino, ma che ci sembrano quanto meno inusuali per chi svolge un ruolo come il nostro di rappresentanza delle imprese e per giunta si fregia di appartenere a sistemi importanti come Confindustria.

Tutto ciò potrebbe sorprendere se non ci trovassimo da più mesi in piena campagna elettorale, con le elezioni ormai dietro l’angolo che, spesso, ‘solleticano’ ambizioni non sempre anticipatamente dichiarabili per non correre il rischio di entrare in conclave da Papa e uscirne Cardinale. (Per dirla con il realismo e l’ironia di Giulio Andreotti: ”A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca!”).

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