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Il grande stupore: Matteo Passante in concerto a Milano

Giovedì 8 febbraio 2018 Matteo Passante torna in concerto a Milano con la sua Malorchestra: appuntamento al Circolo Ohibò, nuova tappa del tour di Il grande Stupore, il suo nuovo album, definito dallo stesso cantautore il disco dell’immaturità. «L’ho definito così perché mi sembra che io stia facendo un percorso inverso, abbandonando la terra ferma dei cliché e delle canzoni “immediate”, quelle che ascolti e canticchi un attimo dopo. Credo che nell’immaturità si abbia invece il coraggio di osare, rischiare. Se è vero che ha volato solo chi ha osato farlo, allora io sono fiducioso perché con questo album ho osato quello che a vent’anni mai. Ho tirato fuori tutto. Ne sono uscite cose coraggiose e interessanti, piccole sfide, nuove sonorità, cose che faranno storcere qualche naso, ma di certo è venuto fuori quello che c’era nel fondo del mio stomaco».

Pubblicato grazie alla “cordata musicale” reclutata via MusicRaiser, prodotto artisticamente da Lele Battista e suonato con la Malorchestra, presentato dal vivo in apertura del recente concerto cagliaritano della Bandabardò, Il grande stupore è il terzo disco di Matteo Passante, cantautore pugliese da tempo trapiantato a Milano, giunto al suo disco della maturità. Anzi dell’immaturità, come precisa lo stesso Passante, consapevole del passaggio meditato, coraggioso e voluto rispetto al debutto Signora Clessidra e lo Sposo Bambino (2010) e all’Ep Welcome To Love (2014). Il grande stupore parte da qui: dal rinnovamento con la Malorchestra, dall’attenzione per i temi della storia, della quotidianità e delle vicende umane narrati senza clamori né enfasi, con un linguaggio delicatamente poetico. Dichiara infatti Passante: «Le mie canzoni sono sempre nate come esigenza personale e trasformano trafiletti di giornale con notizie improbabili o un battito cardiaco più accelerato per troppo stupore, per amore o per rabbia, in qualcosa di fruibile per tutti, in qualcosa in cui riconoscersi. Scrivo quasi sempre di getto. Quasi tutti i testi del Grande stupore sono nati in macchina nel tragitto che va da casa a lavoro. Le musiche vengono sempre da sé».

Gli undici brani del Grande stupore sono una sorta di grande osservatorio su spaccati di vita, pezzi di umanità tra avventure, traversie, speranze e dolori, narrati dal capobanda Passante e dalla Malorchestra con discrezione, tatto e agrodolce ironia: «In questo album mi è capitato di parlare ad esempio del bambino congolese sbarcato in Italia in giacca e papillon, perché la mamma prima di partire gli aveva detto che qui lo avremmo accolto con una grande festa… Mi è capitato di scrivere di un paese fatato in cui si fabbricano aerei con fogli di giornale e le bombe a mano si fanno con riso siciliano: sarà il mio piccolo omaggio al mondo di Sergio Endrigo, uno dei più grandi cantautori italiani. Ho raccontato anche del “Museo degli amori finiti” di Zagabria, in cui ognuno può portare un cimelio del proprio amore finito. Mi aveva incuriosito la storia del tizio che dopo la guerra nella ex Jugoslavia aveva portato la propria protesi e ha lasciato un biglietto: “Questa protesi è durata più del nostro amore”. Non è fantastico?».

Un elemento decisivo per comprendere il peso, l’intensità e la direzione della canzone d’autore vissuta e interpretata da Matteo Passante è il singolo di lancio 1958, dedicata a un tema inusuale, quello di un colonialismo “diverso”, meno eclatante ma altrettanto doloroso, che si esprimeva nella pratica del “madamato”: «In 1958 lo scavare nella storia mi è servito a comprendere meglio il disordine che regna il mondo in questo momento storico. Il colonialismo di cui parlo non è solo quello delle risorse derubate ai paesi africani dalle grandi multinazionali, ma è un colonialismo intellettuale, più subdolo. Gli intellettuali italiani e non, compresi fantomatici guru della Sinistra italiana, ci hanno convinto che è tutto normale, che fare “affari” con i governi locali a danno delle popolazioni locali rientra nelle logiche del mercato, che sposare bambine di 12 anni è normale nella misura in cui questa cosa è tollerata in quel paese. Come se potessimo dimenticare di essere i “civilizzatori” in base all’opportunità, in base alla convenienza».

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