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Governo, città e regioni italiane a Bruxelles per difendere i fondi strutturali dopo il 2020 e chiedere un budget UE più elevato

Il Ministro De Vincenti, il sindaco di Catania Bianco e il presidente della Regione Abruzzo D’Alfonso hanno presentato e discusso le proposte italiane sul prossimo bilancio e formalizzato l’adesione di ANCI e conferenza dei governatori alla #CohesionAlliance, la piattaforma europea che si batte contro i tagli ai fondi strutturali

Le proposte del governo italiano per la politica di coesione post 2020 sono state presentate dal Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Gianni De Vincenti, in un dibattito al Comitato europeo delle regioni (CdR) insieme al Presidente del Comitato, Karl-Heinz Lambertz, e a rappresentanti locali e nazionali di diversi paesi europei. L’iniziativa si è svolta in occasione della plenaria del CdR, in cui i rappresentanti delle regioni e delle città UE hanno chiesto un bilancio post 2020 pari all’1,3% del Reddito Nazionale Lordo UE (oggi è all’1,04%) per rispondere alle sfide del prossimo decennio.

Il governo italiano si schiera a difesa del ruolo centrale della politica di coesione – che oggi vale circa un terzo del bilancio UE totale – e propone un approccio agli investimenti basato sul concetto di ‘bene pubblico europeo’, puntando su solidarietà e innovazione. Si allarga intanto il fronte del no ai tagli ipotizzati per il bilancio post 2020, con l’adesione all’alleanza per la coesione, nei giorni della plenaria, dell’ANCI, della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome italiane, a cui stanno aggiungendo singole istituzioni locali e regionali da tutta l’Europa, tra cui le regioni Lombardia e Marche, il land Baviera, sei regioni della Polonia orientale, la Provincia Autonoma di Bolzano, e decine di comuni greci e rumeni.

“Siamo le istituzioni che più avvertono il bisogno di avere un’Europa più vicina ai cittadini, per questo siamo i primi sostenitori di una politica europea per la coesione sociale e territoriale” ha detto Enzo Bianco, sindaco di Catania e capo della delegazione italiana al CdR, firmando a nome dell’Anci l’adesione all’Alleanza. “Il nostro sostegno alla mobilitazione lanciata dal Comitato è stato unanime, senza alcuna differenza di colore politico. Un segnale importante per il negoziato che si aprirà a Maggio, che l’Italia dovrà condurre difendendo il ruolo delle politiche di coesione sia in termini quantitativi che qualitativi”.

In vista delle proposte per il prossimo QFP che la Commissione europea dovrebbe pubblicare il 29 maggio, i leader locali e regionali hanno chiesto agli Stati membri di aumentare i loro contributi al bilancio pluriennale portandolo – anche grazie a maggiori risorse proprie e alla cancellazione degli “sconti” accordati ad alcuni Paesi – dall’attuale 1,04 all’1,3 % del reddito nazionale lordo dell’UE. Solo così sarà possibile colmare l’ammanco di risorse causato dalla Brexit e affrontare con successo sfide quali la migrazione, i controlli alle frontiere e la difesa. Questo il messaggio principale del parere elaborato dal presidente della regione Wielkopolska (Grande Polonia) Marek Woźniak (PL/PPE) e adottato il 1° febbraio dal CdR.

Il Presidente del CdR, Karl-Heinz Lambertz, ha affermato: “Il prossimo bilancio dell’UE definirà il tipo di futuro che vogliamo per l’Europa. Se vogliamo un’Europa ricca di opportunità di lavoro, più equa, socialmente inclusiva e più verde, dobbiamo continuare a investire in ogni regione, in ogni comunità e in ogni cittadino. Dobbiamo finanziare nuove priorità, quali la sicurezza e la difesa, ma dobbiamo farlo con nuove risorse, e non a scapito dello sviluppo regionale e rurale”.

I rappresentanti politici degli enti locali e regionali dell’UE chiedono una riforma del sistema di finanziamento dell’Unione per garantire un bilancio più ambizioso, flessibile e trasparente. Vanno aboliti i “rimborsi” ad hoc che oggi favoriscono alcuni Stati membri e vanno individuate nuove fonti di risorse finanziarie – ad esempio un’imposta europea sul reddito delle società, una tassa sulle transazioni finanziarie e un sistema dell’IVA riformato – in modo da evitare il più possibile l’instabilità legata ai ripetuti negoziati tra Stati membri sul bilancio.

Il Comitato ribadisce inoltre la sua richiesta di mantenere invariata anche dopo il 2020 la quota del bilancio UE oggi destinata alla politica di coesione: una posizione cruciale, questa, dell’Alleanza per la coesione (#CohesionAlliance), una coalizione paneuropea lanciata nell’ottobre scorso. Decisiva, per le future politiche di coesione, sarà anche la riforma del Fondo Sociale Europeo, su cui il comitato interverrà a Marzo, con un parere elaborato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, capogruppo socialista al CdR.

Per quanto riguarda l’approfondimento dell’Unione monetaria, il Comitato è favorevole alla creazione di una capacità di bilancio e di strumenti che creino incentivi per l’attuazione delle riforme strutturali negli Stati membri. Ma i leader locali e regionali respingono l’idea di sostituire la politica di coesione, o di ridurne le risorse, per finanziare questi nuovi strumenti. Qualsiasi nuovo meccanismo introdotto per i paesi della zona euro, infatti, dovrebbe integrare – non compromettere – la politica di coesione. A questo proposito il CdR ha annunciato l’intenzione di adire la Corte di giustizia nel caso in cui gli stanziamenti per la politica di coesione per il periodo 2014-2020 siano utilizzati per finanziare la fase pilota di un nuovo programma, proposto dalla Commissione, volto ad assistere gli Stati membri nell’attuazione di riforme strutturali (il cosiddetto “strumento di attuazione delle riforme strutturali”).

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