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Lingue Sciolte in concerto a Roma

foto Eugenia Di Pasquale

“Siamo le Lingue Sciolte e sussurriamo, a volte, le parole più disperate”: si presentano così le Lingue Sciolte, indie-pop band abruzzese che sarà sul palco de Le Mura di Roma martedì 13 febbraio (inizio ore 21, ingresso con tessera dell’associazione + 5 euro, in apertura il cantautore Amelia).

Federico Vittorini (voce, chitarra acustica) Marco Fontana (chitarre elettriche), Valerio Scarsella (basso, cori) e Andrea Orlandi (batteria, percussioni) hanno pubblicato lo scorso maggio per ALTI Records il disco di debutto “Neve”, un lavoro composto da sette tracce mai sopra i tre minuti di contagioso indie-pop da manuale, fra cui la title-track proposta nelle scorse settimane con un videoclip in anteprima su Rolling Stone, terzo estratto dopo “Mi piaci sono d’estate” e “Woody Allen”.

Concise e senza sbavature, dense e leggere ma anche gravide di urgenza, le canzoni di questi quattro aquilani – grazie anche alla collaborazione di Luigi Tarquini di ALTI Records in fase di produzione – ritagliano una cifra personale all’incrocio fra il cantautorato settantiano, gli anni Novanta della scena romana di Fabi, Gazzè, Silvestri e un mood contemporaneo di chi a cavallo dei trent’anni lascia la cameretta e si affaccia inquieto sulla vita adulta per coglierne tutta l’intensità.

Sanno usare bene le parole le Lingue Sciolte, lasciano che si rincorrano lungo le dorsali di melodie a presa rapida o in appoggio a pianoforti emozionali, con qualche stridore di chitarra saltuario e un lavoro mai invasivo ma dinamico di basso e batteria. Le tracce accarezzano e accelerano, gli stop sono quasi improvvisi e definitivi, la voce leggermente arrochita tradisce un’inflessione abruzzese che sa veracemente di vino, chitarre, amori che vanno e vengono.
Di fondo un’intenzione popular mai troppo smaccata che però s’infila facilmente sottopelle, vuoi per un’intuizione filmica appena accennata ma efficacissima (l’elettro-pop “Woody Allen”), vuoi per l’albeggiare rabbioso di un ragazzo che ha incontrato la polizia nel momento sbagliato (“Era mattina”), vuoi per una capacità di ritrarre figure con poche pennellate ed essere molto credibili (“Beatrice”). Vuoi soprattutto per il calibratissimo lavoro di scrittura melodica a cui corrisponde quello sugli arrangiamenti, buon artigianato di pesi e contrappesi senza oltraggi al buon gusto che scontorna i suoni e i versi come di rado accade.

Un ricamo acustico dolceamaro che si apre in un ritornello arioso per “Mi piaci solo d’estate”. Un luccicare d’occhi sui tasti bianchi e neri di una ballad di cuore come “Solo di te”. Un lavorio sui dettagli riscrivendo a proprio modo la classicità su “Indipendente”. “Neve” titola il tutto per la spontaneità con cui è nata in sala prove, quando accade quel qualcosa di magico che è un segnale da seguire. Le Lingue Sciolte lo hanno seguito e hanno sfornato un disco da cantare tutto d’un fiato. E quando l’ultima canzone è terminata ti viene voglia di ascoltarlo di nuovo.

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