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Intervista a Fusco. Il cantautore lucano presenta su Radio Web Italia il nuovo singolo “Resilienza”

“Resilienza” è il nuovo singolo e video del cantautore lucano Fusco. La canzone tra sonorità rock e vocalità in simil Groff, vede la produzione artistica di Giuseppe Mangiaracina, producer di MaFi e autore di hit come “Sincerità”.

Ciao Fusco e benvenuto sulle pagine di Radio Web Italia. Come stai e come procede la promozione del tuo nuovo singolo “Resilienza”?
Ciao Barbara, grazie per l’invito.
Sto molto bene, grazie. Soprattutto per il messaggio che sta arrivando alle persone con la mia “resilienza”.
Non mi aspettavo questo feedback positivo sul brano. La cosa mi riempie di gioia e mi sta regalando belle emozioni. Quindi sta andando molto bene.

Il nuovo singolo lancia un concetto ben preciso e molto importante. Ce ne vuoi parlare …
La resilienza è la capacità di un individuo di reagire positivamente ai momenti difficili che la vita gli mette davanti, traendone il positivo. Essere resilienti significa anche accettare i momenti bui, e prenderli come pretesto per andare avanti, imboccandosi le maniche e lavorare soprattutto su se stessi con l’obiettivo di risultare una persona migliore.

Come è nata la collaborazione con Giuseppe Mangiaracina, producer di MaFi ?
Nel 2009 mi trovavo a Sanremo durante il Festival della canzone italiana. Peppe, insieme a Maurizio Filardo erano i produttori artistici di Arisa (lei è una mia amica storica). Fu proprio lei a presentarmelo. Inizialmente nacque un’amicizia che si è protratta nel tempo. In un momento buio della mia vita, in cui stavo per appendere la chitarra al chiodo e smettere di fare musica, lui mi ha preso sottobraccio e mi ha riaperto gli occhi. Mi ha dato fiducia e abbiamo iniziato a lavorare su alcuni miei brani, tra cui proprio “resilienza”. Peppe è una persona molto positiva, e mi ha aiutato molto nel rialzarmi non solo artisticamente, ma anche nella vita privata. Più che il mio produttore lo sento un vero amico.

C’è un artista nel panorama italiano con il quale ti piacerebbe collaborare?
Bè, ce ne sono molti. Mi piacerebbe molto lavorare con alcune figure femminili. Ho scritto molte canzoni che credo stiano bene come vestito ad artiste donne tra cui Elisa, Gianna Nannini o Loredana Bertè. Ma il mio chiodo fisso è la mia amica Malika Ayane. Conosco molto bene il suo lato rock, e sono certo che un giorno faremo qualcosa insieme, qualcosa di rock ’n roll. Ovviamente non disprezzo neanche poter lavorare con artisti di sesso maschile, tra cui Cremonini, Renga o Bugo. O entrare in qualche band tipo i Verdena, perché no!

Ah, lasciami sognare: lavorare con Patty Pravo sarebbe sublime!!!

A questo singolo seguirà un album?
Ancora non ho pensato a un album. Il mercato discografico è cambiato molto in questi ultimi anni. E molti artisti escono solo con singoli. Ho scritto un numero di canzoni finora che potrebbero riempire almeno cinque album, ma come ben sai le canzoni inserite in un album hanno una logica ben precisa. Seguono delle sonorità molto vicine l’una dall’altra. Probabilmente uscirò con qualche raccolta. Anche se mi affascina l’idea di pubblicare singoli ogni volta, perché in ogni canzone ho qualcosa di diverso da raccontare. Per ora sono concentrato su “resilienza”, poi vedremo.

Sappiamo che sei anche un musicoterapeuta. Puoi spiegare a chi non conosce questo metodo cos’è la musicoterapia e a cosa serve?
Mi sono avvicinato a questo campo un paio di anni fa. Una mia amica presta servizio come operatrice in una casafamiglia e mi chiese di tenere un laboratorio di musica per persone diversamente abili. Inizialmente ero un po impaurito perché sapevo di andare incontro ad un mondo a me sconosciuto, appunto la musicoterapia.
La musicoterapia purtroppo in Italia ancora non è riconosciuta come professione dedita alla terapia complementare di riabilitazione psicologica e psichiatrica. E’ un mondo ancora tutto in evoluzione. Si stanno facendo grandi passi in avanti affinché la medicina e la musica un giorno vadano a braccetto.

Per spiegarti nel dettaglio cos’è la musicoterapia non basterebbe una giornata, poiché esistono metodi e interventi che variano da caso a caso. Posso dirti che alcune frequenze vanno a stimolare alcune parti del cervello, producendo alcune sostanze, tra cui la dopamina e la nerodrenalina che svolgono un ruolo attivo sulla gioia di vivere. Diciamo che la musicopterapia probabilmente non guarisce da sola, ma sicuramente è un’ottima terapia complementare alle terapie mediche riabilitative.

Qual è il ricordo più bello che hai della tua esperienza da musicoterapeuta?
E’ da poco che mi sono affacciato in questo mondo, e parlare di ricordi è ancora troppo presto. Posso dirti che quello che sto vivendo ora in veste da musicoterapeuta ora è un continuo susseguirsi di belle emozioni.

Il laboratorio che sto tenendo per le persone diversamente abili mi sta dando molte soddisfazioni. I miei allievi mi regalano gioie continue. Il mio laboratorio si chiama “Song in therapy”, e lavoriamo molto sulle canzoni. Le studiamo, e individuiamo insieme le parti che caratterizzano una canzone, per poi passare all’esecuzione canora. E’ un laboratorio creativo e ognuno dei miei allievi ha scelto una canzone da studiare. Ognuno la interpreta a modo suo, la incorpora nel suo mondo, la personalizza per poi esporla al mondo esterno. Ovviamente non mancano i momenti creativi in cui si creano insieme brani inediti.

In contemporanea mi sto specializzando in Musicoterapia e sto seguendo un tirocinio presso un centro di riabilitazione psichiatrica, che ospita casi molto gravi, anche persone che sono uscite da un lungo coma. Bè, lì dentro sto toccando con mano il vero potere che la musica ha sulle persone, soprattutto in termini di stimoli psico-riabilitativi. Sto imparando davvero molto.

Quale messaggio vuoi lanciare ai nostri lettori prima di salutarci …
Vi saluto con lo stesso messaggio che ho sempre lasciato in ogni occasione di un’intervista: Non smettete mai di sognare.

Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a te, Barbara.

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