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Devendra Banhart
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Devendra Banhart, 27 luglio in concerto a Milano

Devendra Banhart ha pubblicato a marzo Mala, il suo primo album per l’etichetta Nonesuch. Il cantautore ha co-prodotto il disco con Noah Georgeson, suo chitarrista e membro della band da lungo tempo.

Mala, ottavo album in studio di Banhart, è stato registrato in quella che era la sua casa di Los Angeles (l’artista vive ora a New York City). Lui e Georgeson hanno suonato personalmente la maggior parte degli strumenti, utilizzando materiale preso in prestito e un registratore vintage trovato in un monte di pietà. “Molta musica hip-hop degli inizi è stata incisa col Tascam” spiega Banhart “Sapendo che le mie canzoni non sono hip-hop, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante ascoltare il suono dei miei brani su una macchina utilizzata in passato per registrare la musica rap che amiamo. Vediamo cosa potrebbe fare per noi”. E’ stato un tipo di approccio nuovo per i due. “In passato, l’idea era: cerchiamo di utilizzare gli strumenti più vecchi che riusciamo a trovare”.

L’ultimo album di Devendra, What Will Be del 2009, è stato unanimemente lodato dalla critica; per Rolling Stone “la cosa migliore che abbia mai fatto” e per il Los Angeles Times “(l’album) lo vede alla prese con un folk rilassato, sereno che però non suona come un compromesso, più come la crescita interiore di un artista”.

Devendra Banhart è nato a Houston, Texas e dopo il divorzio dei genitori si è trasferito insieme alla madre a Caracas, in Venezuela, paese originario della donna. I due si spostarono poi a Los Angeles quando Devendra era adolescente; è qui che ha imparato a parlare inglese, andare in skateboard e suonare. Devendra iniziò ad esibirsi in pubblico mentre frequentava il San Francisco Art Institute. Ha poi vissuto a Los Angeles, Parigi, San Francisco e New York City.

Banhart iniziò a farsi notare a livello internazionale con il primo album del 2002 Oh Me Oh My… The Way the Day Goes By the Sun Is Setting Dogs Are Dreaming Lovesongs of the Chrstmas Spirit – una raccolta di registrazioni che aveva fatto per sé. Scriveva Pitchfork nella sua recensione: “Il promettente esordio di Banhart è l’indizio di qualcuno destinato a grandi, strane cose”. I lavori successivi includono gli album Rejoicing in the Hands, Niño Rojo, Cripple Crow e Smokey Rolls Down Thunder Canyon. Ha collaborato con numerosi musicisti, tra cui Antony and the Johnsons, Beck, Vashti Bunyan, Os Mutantes, Swans e Vetiver. Si è esibito con Gilberto Gil e Cateano Veloso e ha fatto parte del concerto curato da David Byrne per la Carnegie Hall.

Abile artista visivo, i disegni di Banhart – spesso enigmatici, minuziosamente eseguiti – sono stati esposti nelle gallerie di tutto il mondo, incluse la Art Basel Contemporary Art Fair di Miami, il San Francisco Museum of Modern Art, il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles. Ha personalmente disegnato le copertine della maggior parte dei suoi album e nel 2010 ha ricevuto una candidatura ai Grammy per l’artwork e il packaging da lui curati per What Will Be.

27 luglio 2013 – Milano – Carroponte

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