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Sentenza brevetto europeo, duro colpo per le PMI italiane

Strasburgo, 18 aprile 2013. «La decisione della Corte di giustizia UE ci rammarica in quanto va a rafforzare la supremazia dell’asse franco-tedesco in Europa, a discapito delle nostre imprese che, a causa del trilinguismo, saranno costrette a sostenere costi maggiori per il brevetto europeo». Questo il giudizio unanime espresso dagli eurodeputati indipendenti dell’ELD, Claudio Morganti e Oreste Rossi, e dall’europarlamentare leghista ELD Giancarlo Scottà, in merito al respingimento, da parte della Corte di Giustizia dell’Unione europea, del ricorso di Roma e Madrid contro la cooperazione rafforzata, tra 25 Paesi su 27, sul brevetto europeo (sentenza nelle cause riunite C‑274/11 e C‑295/11, Spagna e Italia / Consiglio).

Secondo i tre europarlamentari del gruppo l'”Europa della Libertà e della Democrazia”, la sentenza è «un altro duro colpo per le PMI italiane che, proprio in questo momento, avrebbero avuto bisogno di maggiore sostegno per uscire dalla crisi».

«Di fronte a queste notizie – ha dichiarato Morganti – non ci si stupisca dell’euroscetticismo crescente da parte di imprese e cittadini, vista la mancanza di democrazia nella scelta del trilinguismo, che non tiene conto delle altre lingue dell’Unione».

«Avremmo potuto accettare un brevetto monolingue in inglese – ha continuato Rossi – ma l’aggiunta del francese e del tedesco è inaccettabile».

«Ci rimane la vittoria dell’italiano nei bandi di concorso UE, ma questa non è sufficiente per far sì che l’Europa compia quel passo avanti verso un’autentica integrazione tra gli Stati membri», ha concluso Scottà, riferendosi a una sentenza dello scorso anno della Corte di giustizia che aveva detto “no” ai bandi di concorso pubblicati solo in inglese, francese e tedesco.

Posizione diversa per gli eurodeputati del PD Patrizia Toia e Luigi Berlinguer che, in una nota congiunta, hanno sottolineato che, «dopo la decisione della Corte di giustizia di rifiutare il ricorso italiano e spagnolo sul nuovo sistema europeo dei brevetti non si capisce perché l’Italia debba mantenere ancora il veto sulla partecipazione alla cooperazione rafforzata. Non c’erano ragioni prima e ce ne sono ancora meno adesso. Si tratta di una misura cruciale per la crescita e per il completamento del mercato interno. Siamo sempre stati a favore di una soluzione più coraggiosa e avanzata ma, oggi più che mai,  è ora di rompere gli indugi e aderire pienamente a questa importantissima opportunità per le imprese e per l’innovazione».

 

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