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Duccio Camerini L'ARMA
Duccio Camerini L'ARMA

In prima Nazionale lo spettacolo di Duccio Camerini L'ARMA

Un progetto teatrale/cinematografico nato dalla collaborazione di due pluripremiati e poliedrici artisti. Duccio Camerini, scrittore, regista, attore, con grandi e prestigiose collaborazioni alle spalle ed Aureliano Amadei regista e autore internazionale, eccentrico ed imprevedibile.
A questo particolare intreccio si uniscono tre attori diversi, ma ugualmente sorprendenti. Giorgio Colangeli, vincitore, tra i tanti premi, di un David di Donatello; Andrea Bosca giovane e intenso attore emergente e Mariachiara Di Mitri, una giovanissima ed incredibile esordiente.

Dal 30 aprile al 12 maggio dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18
Motoproduzioni Srl – TSI La fabbrica dell’Attore – La Casa dei Racconti
L’ARMA
Finalista 50° Premio Riccione per il teatro
di Duccio Camerini
con Giorgio Colangeli, Andrea Bosca e Mariachiara Di Mitri
Regia di Aureliano Amadei

L’ARMA. Una favola cattiva sul mondo invisibile di oggi, che tratta di padri e figli, appartenenza ed esclusione, “sistema” ed individuo. Libertà, diremmo, se non fosse una parola ambigua.
Centro dell’azione è un uomo che ha fallito i propri obbiettivi, ha tagliato i ponti col mondo.
Dopo aver rubato una neonata in modo incidentale, si ritira in cima ad una montagna.
Il suo vero figlio viene a cercarlo, ma sbaglierà tempo.
Sulla montagna è rimasta solo la figlia adottata/rapita e quasi prigioniera, che ormai è una ragazzina. Lei non conosce niente delle leggi del vivere, conosce solo i precetti ossessivi che le ha lasciato il padre. Precetti per difendersi dall’aggressività del mondo.

L’ARMA è un montaggio di primi piani che si muovono nel tempo e nello spazio. Ognuno dei tre personaggi compie un viaggio di andata e ritorno nelle proprie illusioni, mostrandoci esclusivamente un punto di vista privato, un tassello, un sottoquadro, un fotogramma: un primo piano. L’esigenza di stabilire un piano, un’inquadratura, deriva, forse, dal duplice impegno teatrale/cinematografico che il progetto prevede nella sua dimensione più ampia. Infatti, immediatamente dopo la rappresentazione teatrale, lo stesso cast sarà impiegato nell’adattamento cinematografico del testo. In questo modo si intende inquinare i due media, cercando di sfruttare reciprocamente i vantaggi di uno, nell’altro. E’ per questo che la messa in scena avrà dunque degli aspetti cinematografici. Lo spazio vitale dei personaggi, è sempre impenetrabile, limitato e claustrofobico. Anche quando, dalla cima di una montagna, a turno, i personaggi credono di dominare il mondo, non percepiscono la bolla di vetro che li rinchiude.
I tre tempi differenti, sono marcati dal fluttuare nello spazio scenico, del loro costretto ambiente vitale; un luogo variabile, soggettivo, nel quale si muove la rievocazione dei fatti. Ne esce un collage di ricordi, testimonianze e racconti, che lo spettatore vive attraverso l’elaborazione che i personaggi fanno di essi, fino a perdere il senso della verità.

 

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