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Con la riforma del sistema bancario europeo accesso al credito semplificato per le PMI

Strasburgo, 24 aprile 2013. Dal 1° gennaio 2014 le banche dell’UE saranno più forti. La nuova legislazione approvata dal Parlamento europeo, la più completa sinora, dovrebbe anche stimolare la crescita, rendendo più facile la concessione, da parte degli istituti di credito, di prestiti alle piccole e medie imprese che sostengono l’economia reale.

«Si tratta della regolamentazione bancaria più coraggiosa varata in Europa fino a oggi», ha dichiarato il relatore Othmar Karas (PPE, austriaco). «L’insieme di regole valide per tutte le sue 8.200 banche è il fondamento su cui l’UE deve costruire l’unione bancaria. Il meccanismo unico di supervisione ne sarà il tetto. Dobbiamo ora aggiungere le pareti: un quadro di regole per gli istituti di credito e i sistemi di garanzia dei depositi. Come legislatori, noi non regoliamo i livelli di retribuzione. Le norme sui bonus dei banchieri sapranno iniettare correttezza e trasparenza e contribuire a un cambiamento della cultura bancaria».

Per frenare la speculazione e incoraggiare le banche a concedere prestiti all’economia reale, i bonus bancari dovrebbero essere basati su di un rapporto stipendio/bonus di 1 a 1, o al massimo 1 a 2 previa approvazione di almeno il 66% degli azionisti che possiedono la metà delle azioni, o del 75% dei voti, se non vi è quorum.

A favore dell’adozione di strategie a lungo termine, il pagamento di almeno il 25% di ogni bonus superiore al 100% della retribuzione deve essere posticipato per minimo cinque anni.

Le banche europee saranno tenute a mettere da parte l’8% del capitale (contanti, obbligazioni, azioni o prestiti), come “cuscinetto” per i momenti difficili, di cui almeno la metà deve essere Tier 1, il tipo di capitale di più alta qualità e minor rischio (il doppio rispetto a oggi). Questo capitale deve anche essere ragionevolmente liquido, cioè facilmente liquidabile nel caso diventi necessario pagare i correntisti e i creditori.

Alle banche sarà inoltre richiesto di prevedere “riserva di conservazione del capitale” (capital conservation buffer) per assorbire le perdite, e una “riserva di capitale anticiclica” atta a garantire che, in tempi di crescita economica, si possa accumulare una base di capitale sufficiente per consentire una fornitura stabile di credito in periodi di stress.

Per favorire la concessione di prestiti alle piccole e medie imprese (PMI), le nuove norme ridurranno il rischio nominale che si deve assegnare a questi prestiti. Ciò riduce a sua volta la quantità di capitale che deve essere messa da parte per coprire i prestiti suscettibili di diventare “cattivi”, rendendo così disponibile più capitale per il prestito.

La normativa richiede alle banche di rivelare tutti gli utili realizzati, le tasse versate e le sovvenzioni ricevute paese per paese, così come il fatturato e il numero di dipendenti. Dal 2014, questi dati devono essere segnalati alla Commissione europea e, dal 2015, resi pubblici.

Le banche saranno sotto il controllo delle autorità competenti degli Stati membri, in collaborazione con l’Autorità bancaria europea (EBA), i cui poteri di vigilanza saranno ampliati.
Il pacchetto di riforme consiste in un regolamento sui requisiti patrimoniali (CRR) e nella quarta revisione della direttiva sui requisiti patrimoniali (CRD IV). Il CRR, approvato con 595 voti favorevoli, 40 contrari e 76 astensioni, introduce la prima serie di regole prudenziali per le banche in tutta l’UE e si applica direttamente. Dovrebbe contribuire a garantire il rispetto degli standard internazionali di Basilea III per l’adeguatezza patrimoniale.

Il CRD IV (608 voti a 33 e 67 astensioni) consente agli Stati membri una certa flessibilità, come il diritto di esigere che le loro banche nazionali mettano da parte più capitale di quanto richiesto dalla normativa per ammortizzare, ad esempio, possibili cadute nei prezzi degli immobili.

Le nuove regole devono essere formalmente approvate dal Consiglio dei ministri per entrare in vigore dal 1° gennaio 2014.

Contro la crisi del sistema bancario, la soluzione «più semplice» sarebbe «il ritorno a una netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, sul modello della legge americana Glass-Steagall, la cui abolizione ha provocato una spirale di dissesti finanziari internazionali». Questo il parere dell’eurodeputato toscano ELD Claudio Morganti, intervenuto nell’Aula di Strasburgo nel dibattito sulla riforma del settore bancario europeo.

Morganti ha lodato, in particolare, la decisione di ridurre i compensi dei manager. «Trovo immorale – ha sottolineato – che i principali responsabili dei disastri finanziari siano ricompensati a suon di milioni di euro. Proprio un anno fa il signor Antonio Vigni, oggi indagato dalla procura, lasciava il suo ruolo di direttore generale alla Banca Monte dei Paschi di Siena con una buonuscita di oltre 5 milioni di euro, dopo aver messo sul lastrico una delle principali banche europee».

«Proprio perché non si ripetano, in futuro, casi come questo – ha aggiunto – ritengo che condizionare i compensi ai risultati, all’interno di un istituto di credito, sia una misura doverosa, che può servire a risollevare la credibilità del nostro sistema finanziario, la cui crisi non può essere pagata solo dai contribuenti».


«La nuova normativa che traspone le norme di Basilea III renderà le banche europee più solide e rafforzerà la loro capacità di gestire i rischi e assorbire le perdite. Sono lieto che il Parlamento sia riuscito a mantenere l’emendamento da me presentato e fortemente sostenuto sul PMI Supporting Factor che indubbiamente sarà cruciale per sostenere l’attività d’impresa evitando una strozzatura del credito. Sostenere le piccole e medie imprese è fondamentale se vogliamo rilanciare la crescita economica europea
», ha dichiarato Alfredo Pallone, portavoce dei deputati PdL al PE e membro della commissione Affari economici e monetari.

«Sì al rigore di bilancio ma è necessario che si punti fortemente sullo sviluppo economico a supporto dell’economia reale. Il PMI Supporting Factor è il giusto passo in questa direzione. Faciliterà il credito alle aziende favorendone l’attività imprenditoriale e, a sua volta, genererà più occupazione. Bene anche l’innalzamento della soglia a un milione e mezzo sui crediti alle PMI che rende più forte l’impatto di questo fattore di sconto dei prestiti alle imprese. Ma possiamo fare di più per innalzare il tetto e aumentare l’impatto economico del PMI Supporting Factor», ha concluso Pallone.

«Come sottolineato dal presidente della BCE Draghi, l’unica via di uscita dall’attuale crisi economica è il rilancio della competitività, da perseguire con immediati e profondi cambiamenti», è stato il parere di Licia Ronzulli (PdL/PPE). «Il risanamento dei bilanci, le riforme strutturali, il sostegno ai milioni di PMI che assicurano i tre quarti dell’occupazione a livello europeo e la riorganizzazione del sistema bancario sono riforme non più rinviabili: i governi devono agire alla radice della crisi. Non possiamo accettare che le banche, in alcuni Paesi, continuino a non finanziare le PMI o lo facciano esigendo tassi elevatissimi».

«In quest’ottica assume particolare importanza il pacchetto legislativo adottato dal Parlamento: una serie di riforme, che punta a stimolare la crescita, rendendo più facile la concessione da parte delle banche di prestiti alle piccole imprese. L’Europa è composta da diversi Paesi sovrani il cui debito ha caratteristiche differenti sia sotto l’aspetto della liquidità che sotto il profilo del rischio. E i debiti troppo elevati non favoriscono certo la crescita. Il sistema europeo di vigilanza bancaria costituisce il primo passo verso il rafforzamento dell’intero sistema finanziario dell’Unione, il rilancio del sistema impresa, la creazione di nuovi posti di lavoro e il progressivo risanamento dei conti dei 27 Stati Membri», ha puntualizzato la deputata.

Per Salvatore Iacolino (PPE/Grande Sud), membro della commissione per il Commercio internazionale, «il voto di oggi segna un primo e importante passo per rendere il settore creditizio più solido rispetto alle crisi debitorie e più trasparente, rafforzando gli strumenti di vigilanza e di responsabilità delle banche europee per meglio proteggere i risparmiatori da rischi di utilizzo improprio dei risparmi».

«In un contesto di gravi difficoltà economiche e finanziarie, l’intesa raggiunta su tutto il pacchetto mette fine a un periodo di intollerabili premi ai banchieri  – attraverso la previsione di un tetto massimo che non potrà superare il doppio dello stipendio – introduce nuovi requisiti di trasparenza per le banche che dovranno pubblicare gli utili realizzati, le tasse pagate e i sussidi ricevuti, e prevede una serie di misure per rafforzare i requisiti patrimoniali, attraverso un “cuscinetto” di capitali aggiuntivo, per consentire agli istituti di credito di affrontare meglio la crisi ed evitare salvataggi statali».

«La riforma assicurerà, infine, un accesso semplificato al credito e un’opportunità di ripresa e crescita ai 23 milioni di piccole e medie imprese europee rafforzando gli strumenti di garanzia per convincere le banche a prestare più facilmente e riducendo i requisiti patrimoniali per immettere in circolo liquidità e stimolare l’occupazione».

«Il prossimo passaggio – conclude Iacolino – sarà rappresentato dall’entrata in vigore dell’Unione bancaria, che  garantirà un sistema di controlli più severo, maggiore trasparenza, consentirà di sorvegliare il “comportamento” degli istituti di credito dell’Unione e di prevenire con nuovi strumenti di contrasto le attività legate al riciclaggio di denaro sporco, dietro alle quali agisce la criminalità organizzata».

 

 

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