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Società Dante Alighieri
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La “Dante” e i giovani: il futuro dell’italiano ha radici antiche

Grosseto, 20 maggio 2013. Oltre 200 studenti, provenienti dai comitati nazionali ed esteri della Società Dante Alighieri, hanno partecipato all’XI convegno internazionale dei gruppi giovanili sul tema “Identità e globalizzazione: lingua, arte e ambiente, patrimoni da tutelare e valorizzare”.

“Recentemente, andando a trovare i nostri militari impegnati in una missione di pace in Libano  – ha dichiarato il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi nel salutare gli intervenuti – ho assistito alla loro premiazione per il concorso Il mio Libano, cui avevano partecipato, proprio presso la sede del comitato di Tripoli della Dante. E’ una testimonianza per confermare l’importanza di questa Società non soltanto nel nostro Paese ma in tutto il mondo”.

“Soltanto conoscendo le nostre radici, la nostra storia, la lingua e l’arte – ha aggiunto Roberta Nunes, presidente del comitato locale della “Dante” introducendo i temi del convegno  – possiamo aprirci al mondo”. La presidente ha poi riportato il messaggio del cardinale Angelo Scola: “L’entusiasmo con cui si sta preparando  l’XI convegno Internazionale dei gruppi giovanili della Società Dante Alighieri testimonia la passione per la lingua e la nostra cultura non solo come patrimonio prezioso da conservare e da tutelare per le generazioni future facendo memoria attiva del nostro passato, ma anche come mezzo di integrazione, di conoscenza per i nuovi italiani permettendo un reciproco scambio di saperi e conoscenza”.

L’iniziativa – che costituisce un’occasione di dialogo e riflessione per potenziare le presenze giovanili tra i membri della Società intitolata al Sommo Poeta – è stata promossa dalla sede centrale e dal comitato grossetano della Dante, in collaborazione con il Comune e la Camera di commercio di Grosseto, nell’ambito della IV edizione della Festa della Maremma, Maremma Wine Food Shire.

“Da una recente indagine condotta da due linguisti, Giovanardi e Trifone, pubblicata nel 2012, l’italiano risulta tra le prime cinque lingue più studiate del mondo: dato abbastanza insolito, inatteso, perché l’italiano viene avanti addirittura rispetto al cinese che ha dalla sua non solo un numero straordinario di parlanti, ma anche il fatto che si guarda a livello geopolitico alla Cina come uno scenario del futuro, con il quale è inevitabile farci i conti”.

Questa è la prima considerazione che il linguista Luca Serianni ha affidato alla riflessione dei giovani partecipanti, considerazione ottimistica, di mantenuta presenza, nonostante gli elementi esterni sembrino cospirare in senso negativo. “Mentre altre lingue, l’esempio classico è quello dell’inglese, si studiano anche per ragioni di lavoro, per ragioni di immediata proiezione di scala economica, per l’italiano questo elemento non vale o vale in misura ridotta”, ha spiegato.

“Parlare del futuro della lingua – ha aggiunto ancora Serianni – comporta anche avere chiari quali sono stati i rapporti con il passato dell’italiano, e qui è noto come il legame con la tradizione sia piuttosto forte rispetto alla altre lingue”.

“Il tema della mia chiacchierata era quale futuro per l’italiano: la risposta fondamentale che vorrei suggerire è che il futuro è legato al passato. Non è un gioco di parole: il futuro di una lingua, nella fattispecie di una lingua molto carica di storia come l’italiano, è legato al restare se stessa, a non snaturarsi, il che non significa restare immobili ma presentare tutte quelle vicissitudini che sono proprie di una lingua viva. Non c’è da temere se la lingua  si trasforma sotto i nostri occhi, ma finché resta integra nell’uso, cioè con la lingua possiamo dire tutto quello che ci passa per la mente, lo suo stato di salute è sempre buono”.

“Il tema che avete scelto di dibattere – ha concluso rivolgendosi ai giovani il presidente della Camera di commercio di Grosseto Giovanni Lamioni, che ha sostenuto l’iniziativa – è profondamente coerente con quello che stiamo cercando di fare attraverso il “Maremma Wine Food Shire”, che vede ospiti provenienti da tutto il mondo. Identità e globalizzazione rappresentano la sfida verso il futuro: aprire il territorio della Maremma al mondo, senza perdere però la sua identità, la sua tradizione…Con la globalizzazione si può diventare cittadini del mondo consapevoli con estrema facilità, ma la vera scommessa sta nel coniugare questa opportunità, come cittadini e come impresa, senza perdere le proprie radici, le proprie appartenenze”.

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