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I mondi differenti del Dagmar’s Collective – Intervista a Dagmar Segbers

La voce di Dagmar Segbers sembra arrivare da un altro pianeta. Possiede così tante sfumature che riesce a raccontare mondi musicali differenti e apparentemente inconciliabili con una naturalezza sorprendente. Con il Dagmar’s Collective, progetto musicale nato da pochissimo tempo e intrapreso insieme a musicisti molto preparati, la cantante tedesco/olandese ha rivelato tutta la sua versatilità interpretativa, che ha preso forma nell’album “Different Wor(l)ds”, nel quale ha riproposto alla sua maniera un repertorio di cover che va da Joni Mitchell a Pino Daniele. E insieme ai membri del Dagmar’s Collective, Emilio Foglio, Michele Fazio, Piero Orsini e Francis P. Pelizzari, si è misurata nuovamente con la scrittura di brani inediti con ottimi risultati. Sono andato a conoscere meglio Dagmar Segbers, il suo collettivo e i loro “Different Wor(l)ds”.

Dagmar, come e quando è nato il progetto Dagmar’s Collective?
È nato all’inizio del 2012, ideato da me insieme al chitarrista produttore Emilio Foglio e al pianista Michele Fazio. L’idea originale era quella di coniugare differenti lingue e idiomi musicali attraverso il calore delle sonorità jazz e folk e i colori dei ritmi sudamericani. Al progetto si sono uniti poi il contrabbassista Piero Orsini e il percussionista Francis P. Pelizzari. Siamo tutti musicisti professionisti, ma legati tra loro anche da una sincera amicizia che ha aiutato nella realizzazione dell’album.

Con questo disco siete riusciti a mettere insieme differenti mondi musicali e geografici. Infatti ti sentiamo cantare in almeno cinque lingue diverse. Con quale criterio sono state scelte le cover inserite nell’album?
L’idea per le cover in altre lingue ci è venuta soprattutto perché io sono per metà tedesca e per metà olandese. E parlo 3 lingue. Poi, con l’inserimento del djembè suonato da Francesco Pelizzari, si è deciso di affrontare diversi stili e generi toccando anche culture musicali differenti. Ecco perché il disco si intitola “Different Wor(l)ds”. Vivendo poi in Europa, l’utilizzo di diverse lingue dovrebbe portare ad avvicinarsi e a conoscersi sempre di più. In questo la musica potrebbe essere un importante mezzo di comunicazione.

Ci racconti qualcosa di te. Chi è Dagmar Segbers?
Va bene, ci provo. Ho 35 anni, sono nata e cresciuta in Germania anche se per metà olandese da parte di mio padre. Circa 7 anni fa ho deciso di trasferirmi in Italia, un paese che mi ha sempre attirato sin da piccola, anche grazie all’influenza di uno zio napoletano. Oltre all’evidente passione per la musica, amo anche lo sport, in particolare la corsa. Vivo a Milano, dove sto molto bene, anche se non escludo prima o poi di spostarmi a Sud, verso il mare. Oltre a “fare musica”, amo anche ascoltarla, passerei giornate intere alla ricerca di una bellissima canzone. Non so se rappresento il prototipo di una tipica tedesca alla Merkel. Scherzo, sicuramente avrò caratteristiche teutoniche che non potrò e non vorrò mai negare, ma devo ammettere che con la mentalità italiana mi trovo molto a mio agio.

Prima di dar vita al progetto Dagmar’s Collective, quali altre esperienze musicali hai avuto?
All’inizio ho partecipato a vari workshop di canto moderno tra cui alcuni tenuti da Jeff Cascaro. Ma anche adesso continuo a lavorare a stretto contatto con la mia vocal coach Luigina Bertuzzi. Oltre ad essere una cantante lavoro anche come songwriter per diversi produttori e arrangiatori come Nerio Poggi alias “Papik”,  Andrea Zuppini nella compilation Zu-Grooves I e per il pianista e compositore Michele Fazio. Inoltre scrivo canzoni per Ely Bruna, Alan Scaffardi e Matteo Brancaleoni.

In questo disco appaiono anche quattro inediti. Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali quando scrivi?
Gli inediti sono stati composti e arrangiati da Emilio Foglio, Michele Fazio e da Francesco Pelizzari e i testi sono stati scritti da me. Una volta pronta la base strumentale ho cercato di capire il mood della canzone che spesso mi arriva dalla ritmica oppure dai singoli strumenti. Cerco sempre di inserire qualcosa di personale nei testi, senza però essere troppo autobiografica. Come punto di riferimento non posso non citare Joni Mitchell con la sua particolarità nella metrica e la complessità dei testi.

Nel disco canti anche un pezzo di Pino Daniele. Che rapporto hai con la musica italiana?
Il pezzo di Pino Daniele è stato una bella lotta (ride), soprattutto perché ho dovuto sottopormi a una specie di studio di dizione perché inizialmente la mia pronuncia risultava un po’ troppo “crucca”. Grazie al supporto della mia vocal coach e anche agli altri musicisti che hanno creduto in me, sono riuscita a sviluppare una migliore dimestichezza. Grazie alla musica italiana ho imparato la vostra lingua. Trovo che insieme alla musica brasiliana sia la lingua più melodiosa in assoluto. A me personalmente piace tantissimo Fabio Concato che ho avuto la fortuna di vedere già due volte da vivo. Credo che sia uno degli artisti italiani più sensibili e sinceri. Poi mi piace tanto Ornella Vannoni, Lucio Dalla, Giorgia e ovviamente Pino Daniele. Inoltre consiglio di ascoltare la cantautrice italiana Paola Atzeni, un’artista eccezionale.

Quali sono i prossimi progetti e appuntamenti live del Dagmar’s Collective?
Per ora stiamo preparando un tour autunnale/invernale. A fine estate suoneremo a Terni al “MEETING DEL JAZZ” organizzato da Vanni Editore, che si terrà dal 5 al 9 settembre.

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