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Bene chiusura procedura deficit ma no a false speranze. Ora misure per crescita e occupazione

Bruxelles, 30 maggio 2013. “La chiusura della procedura di deficit eccessivo è un riconoscimento importante per il nostro Paese. Il governo Letta ha ridato credibilità all’Italia ed è oggi un interlocutore rispettato dai partner europei. La decisione della Commissione non è tuttavia la panacea di tutti i mali”. Lo afferma il vicepresidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella.

“L’Italia resta infatti sottoposta al patto di stabilità – aggiunge – e nulla cambia da questo punto di vista per quanto riguarda le risorse finanziarie disponibili. Saremo sempre sottoposti al vincolo del 3% e questo ci impedisce di liberare le risorse necessarie per ridare ossigeno alla nostra economia, ormai allo stremo. Non si alimentino quindi false speranze su presunti tesoretti da spendere”.

“Il problema non è la procedura di infrazione per deficit eccessivo, piuttosto l’applicazione dogmatica del patto di stabilità. Auspico, e sono convinto, che il governo Letta si impegnerà con forza perché il patto venga interpretato con più flessibilità e si possano finalmente escludere dal calcolo del deficit gli investimenti produttivi”, conclude.

“Positivo il traguardo di oggi, un obiettivo importante raggiunto grazie ai sacrifici di un intero sistema Paese, delle famiglie e delle imprese. Ora però dopo questo periodo difficile, segnato dall’austerità, abbiamo bisogno di azioni per favorire la crescita”, dichiara Roberta Angelilli, altro vicepresidente italiano del PE. “Per il rilancio l’Italia dovrà puntare anche sulle opportunità offerte dai fondi comunitari della prossima programmazione 2014 – 2020: si tratta di oltre 30 miliardi di euro a cui vanno aggiunti 600 milioni ad hoc per l’occupazione giovanile”.

Per l’eurodeputato del PD Andrea Cozzolino, “la proposta, avanzata dalla Commissione europea, di chiusura della procedura per deficit eccessivo contro l’Italia è un traguardo importante per il nostro Paese. Ma è soprattutto un’opportunità da non sciupare per avviare una politica espansiva virtuosa, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno in fortissimo ritardo nell’utilizzo dei fondi strutturali. Il Governo vari al più presto un piano straordinario per la crescita, il lavoro, le garanzie occupazionali per le giovani generazioni del Mezzogiorno facendo leva sui nuovi spazi agli investimenti consentiti con lo stop alla procedura per deficit eccessivo e sull’enorme quantità di fondi europei inutilizzati, che alcune Regioni Obiettivo Convergenza rischiano di perdere”.

“Calabria, Sicilia e Campania, in maniera particolare, hanno accumulato un gap enorme nell’attuazione del ciclo 2007-2013 che nemmeno il Piano Azione Coesione è riuscito a colmare. Queste tre regioni hanno speso appena il 20% delle risorse a disposizione. A poco più di un anno e mezzo dalla conclusione formale dell’attuale programma di investimenti sui fondi UE, sono bloccati, a rischio o addirittura già in procedura di disimpegno qualcosa come 14 miliardi di euro. Perderli sarebbe un danno gravissimo per il Sud, l’area che più ha bisogno di investimenti anticiclici. Per questo non possiamo e non dobbiamo permetterlo”. 

“Dalla teoria bisogna passare ai fatti ed è compito del Governo farlo e nel più breve tempo possibile per non perdere ulteriori posti di lavoro o interi comparti produttivi nel nostro Paese”, sostiene Alfredo Pallone, membro della Commissione Affari economici e monetari e portavoce dei deputati PdL al Parlamento europeo. “Il Governo adesso deve agire su due fronti, impostare la propria azione su due binari: attuare precise e mirate strategie finalizzate alla crescita che siano ben calibrate con le poche risorse disponibili, ma anche intavolare con Bruxelles e con i partner europei un rinnovato dialogo ad esempio sulla golden rule, ovvero sullo scorporo degli investimenti produttivi dal conteggio del debito pubblico che ci permetterebbe di investire sulla crescita economica senza il timore di dover incorrere un’altra volta nella procedura per debito eccessivo”.

Secondo l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, “bene l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Meno bene il lungo elenco di raccomandazioni che la Commissione europea indirizza al Governo italiano: una lista di adempimenti che, se non fosse per una genericità e banalità da far impallidire l’indimenticata relazione dei saggi che hanno spianato la strada al governo Letta, farebbe sobbalzare. C’è una questione centrale, di nome sovranità. Un conto è rispettare i trattati e impegnarsi al contenimento del deficit, così come applicare normative europee cui l’Italia è tenuta ad attenersi al pari degli altri Stati membri; altro conto sono le previsioni specifiche su tanti temi sui quali l’UE non ha nessun titolo per interferire”.

“Questo è il giorno del bastone e della carota e nessuno reagisce, ma mi auguro che da domani la politica italiana abbia un sussulto di dignità e rivendichi con forza i suoi spazi anche rispetto alle indebite invasioni di campo di un organo dalla scarsissima legittimazione democratica quale è la Commissione europea. Se non vogliamo che le prossime elezioni europee vedano tassi di astensionismo sempre più alti o, al contrario, si trasformino in un referendum pro o contro l’Europa, bisogna mettere paletti e riaffermare quel poco di sovranità nazionale che ci rimane”.

Roberto Gualtieri, europarlamentare del PD, negoziatore per il Parlamento europeo sull’Unione economica e monetaria, ritiene “significativo che nella raccomandazione numero 1 proposta dalla Commissione si affermi la necessità di perseguire un consolidamento fiscale “amico della crescita’. Si tratta del segnale di un timido ma importante cambiamento di approccio che, in linea con quanto già indicato dal Consiglio europeo e con l’impegno assunto verso il Parlamento europeo al momento della chiusura del negoziato sul ‘two pack’, deve ora tradursi in un’effettiva e sufficientemente ambiziosa revisione delle modalità di calcolo del deficit strutturale da parte delle Commissione”.

“In attesa delle condizioni politiche per una vera e propria golden rule – conclude – tale revisione dovrà consentire un significativo scomputo di una parte degli investimenti produttivi e per l’occupazione connessi ai programmi europei, tale da coprire al massimo la differenza tra il tetto del 3% e il deficit strutturale, e offrire all’Italia per il 2014 un margine per politiche per la crescita e l’occupazione tra lo 0,5% e l’1,2% del Pil”.

 

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