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Disabilità, Morganti, sentenza Corte EU arriva in ritardo

Strasburgo, 5 luglio 2013. «Ben due anni fa avevo denunciato alla Commissione europea il drastico calo dell’occupazione delle persone con disabilità, nonché una scarsissima attività di controllo per valutare il rispetto delle regole in materia, ma solo oggi arriva la sentenza della Corte di giustizia Ue che boccia  l’Italia per non aver adottato le misure adeguate a garantire il pieno inserimento dei disabili nel mondo del lavoro». L’eurodeputato indipendente ELD Claudio Morganti, vicepresidente dell’Intergruppo Disabilità al Parlamento europeo, ha accolto così la notizia che la Corte di giustizia dell’Unione europea ha bocciato il nostro Paese in quanto non ha rispettato il diritto comunitario sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro (sentenza nella causa C‑312/11, Commissione/Italia). La Corte ha ritenuto “insufficienti” le garanzie e le agevolazioni previste per i disabili.

«Questa sentenza sarebbe dovuta arrivare molto tempo fa», ha commentato Morganti. «Proprio questa mattina sono intervenuto, nell’Aula di Strasburgo, per chiedere che la nostra gente, i nostri disabili, siano tutelati in materia di accesso alle cure».

«La plenaria, infatti, ha approvato stamane una relazione riguardante l’impatto della crisi sull’accesso delle categorie vulnerabili all’assistenza in cui, come sempre, si insiste troppo su Rom e immigrati, che secondo l’UE sarebbero svantaggiati rispetto agli altri».

«A me non sembra che sia così», ha aggiunto. «Un paio di settimane fa diversi disabili toscani hanno occupato le sede della Regione, a Firenze, per chiedere che non venissero tagliati i fondi a sostegno di questi progetti: la situazione sembra essersi risolta per il meglio, probabilmente con le solite promesse da marinai, ma non è ammissibile dover costantemente ricorrere a simili iniziative per ottenere quello che dovrebbe essere un diritto naturale».

«Dopo la bocciatura della Corte mi aspetto che l’Italia si metta finalmente in regola con la normativa comunitaria, e inizi ad avere più rispetto per i suoi disabili».

 

 

 

 

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