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Carmen Souza
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Carmen Souza, il 9 agosto ancora in Italia

“Cercare il proprio suono personale è una sfida che dura tutta la vita”. La profondità, nella musica come nel linguaggio, è sempre di casa in Carmen Souza. Artista, nata a Lisbona da una famiglia capoverdiana di estrazione cristiana, che fonde in sé tanti generi musicali: dalla Morna, al Batuke, al Jazz, al Soul e oltre. Musicista alla ricerca di una sintesi personale, Carmen parte dalla forza delle proprie radici per scoprire frontiere sempre nuove dove la rispondenza al proprio sé è, però, imprescindibile. Non c’è trucco. Souza è così autentica da essere disarmante e, parlando con lei, dopo aver ascoltato le sue note, questa sensazione diventa certezza. “Sto cercando il mio suono, la mia storia, la mia esperienza”, rimarca con l’Adnkronos Carmen Souza, che ha già incassato tante volte la stima della critica, sin dal suo esordio nel 2005 con l’album ‘Ess e nha Cabo Verde’.
“E’ importante conoscere se stessi per poter aiutare chi ci sta intorno; conoscere le proprie radici – sottolinea l’artista che, non a caso, ha scelto la lingua creola per dare voce alla sua musica – e capire perché la tua storia è questa. E proprio proseguendo in questo processo riesci a comprendere via via il mondo intero. E’ qualcosa di davvero intrecciato”, sorride Carmen che, oltre ad avere una voce capace di farsi sottile e limpida come intensa e profonda, suona anche il wurlitzer, la chitarra, il rodhes. Il suo ultimo album ‘Katchupada’ (che arriva dopo ‘Carmen Souza Duo – feat. Theo Pas’cal – London Acoustic Set’ e dopo ‘Protegid’ che ha ricevuto una nomination al German Record Critic’s Award ed ha fatto il suo ingresso nella World Music Charts Europe), entrato nella top ten dei cd più venduti su Amazon.fr, Amazone.es, Amazon.de, e al sesto posto nella classifica francese dei migliori dischi di World Music, è il frutto della collaborazione tra Carmen e Theo Pas’cal, suo produttore e mentore, oltre che uno dei migliori bassisti portoghesi.
‘Katchupada’, che sarà il fulcro dell’ultima tappa in Italia il prossimo 9 agosto al Mundus Festival di Scandiano (Re), è un mix di generi musicali. Il titolo dell’album viene, infatti, da ‘katchupa’, un piatto tradizionale capoverdiano fatto di tanti ingredienti. E variegati sono anche gli stati d’animo che il disco ‘racconta’: storie di vita vissuta fra momenti di malinconia, di saudade portoghese, e momenti di gioiosa vitalità, tipicamente africana. “Io credo – racconta Carmen – che la musica sia per me una missione perché attraverso il suono e attraverso i miei messaggi cerco di creare unione tra le persone e stimolare una percezione più forte di quello che ci circonda. Credo che la musica sia un veicolo per poter arrivare a realizzare questo scopo. Io, per esempio, canto in creolo e molte persone possono non capirlo, ma attraverso il suono delle parole possono sognare, sentire emozioni, speranza”, osserva l’artista che traduce in musica una forte sensibilità. Sensibilità che la fa approcciare al suono in modo decisamente intimista, tanto che persino il noto brano ‘My Favourite Things’, familiare alle nostre orecchie come una entusiasmante dichiarazione su ciò che amiamo di più, sembra diventare una conversazione segreta fra sé e sé.
“La mia interpretazione incarna il mio modo di sentire la felicità, di pensare alle mie cose preferite. Non lo faccio danzando o esprimendo un entusiasmo palese, ma in modo più intimo perché le mie cose preferite mi portano ad un dialogo interiore nel quale mi sento in pace. In questa era, invece – rileva la musicista – molto spesso il mondo mostra un grande entusiasmo per tante cose, ma dentro non sta sentendo esattamente quello che sta esprimendo fuori”. La base dell’ispirazione musicale di Carmen è ampia (Luis Morais, Theo Pas’cal, Joe Zawinul, Herbie Hancock, Keith Jarret, Diana Krall, Ella Fitzgerald) ma è chiaro che il jazz l’ha letteralmente stregata sia nella sua versione originale che nella sua evoluzione: “Io credo che oggi il jazz sia molto mescolato con la musica tradizionale (italiana, spagnola, francese e israeliana) e credo anche che, rispetto al passato, non sia più legato ad ambienti di nicchia, ma sia invece aperto, consentendo così, attraverso l’improvvisazione, la massima espressione di se stessi in quel preciso momento, quindi, una forte autenticità”.
Souza, però, nella musica esprime soprattutto alcuni sentimenti piuttosto che altri. “Allegria, speranza, forza, energia perché – spiega – mi sento molto contenta di fare ciò che amo e richiamo la gente a scoprire la propria luce e la vita che vogliono davvero vivere. Ci sono molte persone, infatti, che vivono una vita che non vogliono. Per questo li richiamo a non avere paura di fare dei cambiamenti perché – dice Souza – quando si fa ciò che è nella propria missione, si vive una felicità che contagia gli altri”. Verso la musica Carmen ha un atteggiamento di totale apertura, ma è piuttosto netto il suo giudizio sulla recente tendenza di un certo rap: “Il rap non è iniziato come lo conosciamo oggi. Era una musica nata per evidenziare qualcosa che non andava bene. Il precursore Gil Scott-Heron era un poeta. Oggi, invece, c’è una tendenza nel rap, fatta di ricchezza e violenza, che non credo faccia bene agli adolescenti che lo ascoltano”.
Secondo Carmen, infatti, la musica ha un potere, ha un’influenza, persino sulle cellule: “Io vivo tutti i giorni con la musica e la musica ha il potere di compiere trasformazioni dentro di noi. Il nostro corpo può essere aperto a certe frequenze piuttosto che ad altre a seconda dei momenti. Le frequenze molto alte a volte mi rendono un po’ nervosa e le gravi invece mi fanno sentire il cuore. Lo studio della musicoterapia sta facendo grandi passi in avanti. Io – fa sapere – conto di studiarla presto”. (fonte Adnkronos)

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