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Abdellatif Kechiche
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'La vita di Adele' di Kechiche in sala dal 24 ottobre

Si può sempre andare oltre: il cinema ci permette di superare la vita, a volte, grazie allo schermo che allo stesso tempo ci protegge e ci mette a nudo. Per farlo, però, è necessario scegliere attori disponibili a darsi e l’aspetto di verità che emerge dal film è in primo luogo per merito loro, soprattutto di Adele Exarchopoulos. Che lo sorregge dall’inizio alla fine, e proprio per questo in fase di montaggio ho deciso di intitolare il film così”.

‘La vita di Adele’ di Abdellatif Kechiche arriva finalmente in Italia (dal 24 ottobre con Lucky Red, in circa 150 copie), dopo il trionfo allo scorso Festival di Cannes (Palma d’Oro al film e alle due interpreti), le critiche lusinghiere e la recente uscita in Francia, dove, dal 9 ottobre, nei primi cinque giorni di programmazione ha fatto registrare 261.428 spettatori, superando gli ingressi totali fatti registrare dal precedente ‘Venus Noire’ (217.636 ingressi). Incentrato, come da titolo, sulla liceale Adele, il film segue il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta: dopo l’incontro casuale con Emma (Lea Seydoux), ragazza dai capelli blu iscritta all’Accademia di Belle Arti, la visione del mondo di Adele inizia a vacillare. Scoprirà il desiderio e, sotto lo sguardo di chi la circonda, Adele cresce, cerca se stessa, si perde, si trova di nuovo…

Liberamente ispirato al graphic novel ‘Il blu è un colore caldo’ di Julie Maroh (da oggi, 16 ottobre, in libreria edito da Rizzoli), ‘La vita di Adele’ segue da misura ravvicinatissima il difficile percorso di maturazione di una ragazza, la scoperta della propria omosessualità, l’incontro con il grande amore, la separazione, la crescita. Per farlo, come detto dallo stesso Kechiche, chiede all’interprete principale, alla coprotagonista e al cast tutto un’adesione alla storia che sorprende per realismo e fisicità: “Credo che a suscitare il coinvolgimento emotivo del pubblico sia prima di ogni cosa la fame di vivere, l’appetito per ogni aspetto dell’esistenza che Adele riesce a trasmettere.

E’ questa fame che ti porta a rischiare, a metterti in situazioni pericolose”, spiega ancora il regista, che aggiunge: “Il processo di trasformazione della protagonista, che da adolescente diventa giovane donna, sullo schermo appare così naturale grazie alla maniera istintiva con cui tale cambiamento viene affrontato da Adele. E’ questo l’aspetto magico e spontaneo che l’attrice ha saputo cogliere ed è un elemento che mi ha sempre appassionato, quello di vedere come un attore riesca a far suoi dei mutamenti senza ricorrere a chissà quali ricerche o studi di qualche tipo”.

E proprio la giovanissima Adele Exarchopoulos racconta: “Quella che vedete sullo schermo non è la mia vita, ma per raggiungere questo livello di realismo è stato necessario un lavoro di squadra molto forte, la cui intensità adesso è anche difficile da riassumere.

Oltre agli input che ricevevamo da Kechiche e al grado di libertà che ci veniva accordata per provare a lasciarci andare, credo di essere stata molto aiutata dal fatto che la storia è stata girata in ordine cronologico: la scoperta e l’evoluzione del personaggio, in questo modo, sono andati di pari passo alla realtà: Adele è un personaggio libero e fisicamente questa cosa doveva essere resa, dal mangiare al ballare, fino alle scene di sesso”. Aspirazione verso la libertà che passa necessariamente attraverso l’incontro e il rapporto con Emma: “Il personaggio di Emma diventa strumento nel destino di Adele, per rivelarle cose che lei custodiva senza magari saperlo”, dice ancora il regista, che per l’edizione homevideo del film annuncia anche la presenza della versione estesa del film: “Per forza di cose, in un film che già dura tre ore, abbiamo dovuto eliminare anche molte belle scene, soprattutto relative ad alcune lezioni scolastiche di scienze o letteratura. Avevo già affrontato il discorso sulla scuola e sull’insegnamento ne ‘La schivata’: quello dell’insegnante è un lavoro fondamentale (mestiere che intraprende Adele, ndr), ma che spesso rimane nell’ombra, a differenza dell’arte che, attraverso mostre, premi o quant’altro, gode di maggiore visibilità”.

Abdellatif Kechiche
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