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Tommaso La Rocca
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A Latina, Tommaso La Rocca “Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore. Sulle orme di Ulisse”

Venerdi 18 ottobre, alle ore 18, a Latina, presso il teatro della chiesa di S. Francesco ci sarà la presentazione del libro di Tommaso La Rocca “Con gli occhi del dopo. Il figlio del pescatore. Sulle orme di Ulisse”,  edito dalla Susil Edizioni. Il figlio del pescatore è impersonato proprio dal professore universitario di Filosofia morale, nativo di Sperlonga e  collegato alla mitica bellezza archeologica della Grotta di Tiberio. Una dedica al maestro, Leone La Rocca, che per i suoi studi ha avuto un ruolo fondamentale con, in prefazione, la poesia dello scrittore Leone D’Ambrosio “Ode a Sperlonga”. Il singolare personaggio è Tommaso La Rocca, figlio di padre pescatore e madre contadina, nato a Sperlonga proprio nella Grotta dell’imperatore Tiberio Cesare, e, secondo il racconto di Omero, precedente dimora di Polifemo, il ciclope accecato da Ulisse. La motivazione di fondo è legata al fatto che la sua famiglia si trovava sul fronte mare della linea di guerra di Cassino e si era rifugiata nell’antro archeologico per ripararsi dai bombardamenti degli “amici-nemici” tedeschi e dei “nemici-amici” alleati. Salvato da sua madre da sotto le macerie della casa centrata dai caccia tedeschi, è sopravvissuto agli stenti del tempo grazie al latte di una capra rubata da suo padre proprio ai tedeschi. Avviato al mestiere di fabbro-meccanico, ebbe poi la fortuna e la tenacia di continuare gli studi fino a laurearsi all’Università di Urbino, diventare professore di filosofia all’Università di Ferrara e condurre ricerche anche nell’ambito della cultura e della filosofia tedesca e austriaca, pubblicando libri e saggi di filosofia. Una volta andato in pensione, aveva deciso di non scriverne più di libri, poi all’improvviso si è ritrovato a comporre questo, che lui precisa di non aver scritto da solo. “L’autore di questo scritto non sono solo io – ha ribadito l’autore – lo è anche mia madre, almeno per la prima parte. Componiamo questo libro insieme, lei con la memoria, io con la penna. La maggior parte delle storie iniziali che ho scritto me le ha raccontate lei. Lei poteva solo raccontare. Non sapeva né leggere né scrivere, ma era orgogliosa di aver fatto un figlio che aveva imparato a leggere e scrivere. Così io, ora, oltre a scrivere i miei ricordi, posso trascrivere anche i suoi, che lei consegnò a suo tempo, come in eredità, alla mia memoria. Senza le testimonianze di mia madre, la parte più importante, quella iniziale, di questo libro non esisterebbe; e senza la mia penna non esisterebbero neppure i suoi racconti, che, coloro ai quali li ho anticipati a voce, li hanno trovati belli e interessanti”.
Tommaso La Rocca è fortemente legato alla Grotta di Tiberio. “Io ci sono nato il 23 Settembre del 1943 – tiene ad evidenziare- e nell’ottobre del 1957 ho preso parte diretta alla sollevazione della gente del mio paese per impedire che i reperti appena venuti alla luce lì dentro  fossero trafugati  e scomparissero negli scantinati romani. Quest’anno  ricorrono 70 anni dalla mia nascita, così ho pensato e desiderato di festeggiare la ricorrenza proprio nel mio paese di origine e  nella mia grotta che ho avuto per prima casa quale rifugio dai bombardamenti tedeschi dall’alto e da quelli degli alleati dal mare. Ho scritto questo libro  anche  in coincidenza di  questa occasione”.
In questo storico libro di memorie, lo scrittore  ricorda eventi, episodi, storie dell’epoca  della sua infanzia, iniziando proprio con la Grotta, quale rifugio di guerra nel 1943, e concludendo sempre  con la Grotta, con la scoperta archeologica avvenuta nel 1957. E comunque sottolinea il poeta di origine sperlongana, Leone D’Ambrosio, “le pagine più commoventi sono quelle dedicate al padre pescatore, alla madre e al suo maestro Leone La Rocca che aveva creduto in lui e nelle sue capacità quando studiare in quegli anni non era da tutti, almeno che non si era figlio legittimo o non di qualche “Don” del paese.  Il libro è pieno di aneddoti e di foto dell’epoca e di personaggi noti e meno noti di quella Sperlonga di ieri”. Un testo che decisamente merita la dovuta attenzione per i diversi risvolti che portano il lettore a muoversi tra le antichità romane, oggi raccolte in uno splendido museo, e i tanti episodi di vero gusto paesano che danno il senso di una vita pienamente vissuta in tutti i suoi aspetti all’interno di una serena comunità.

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