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Corte di giustizia UE smentisce Commissione su inclusione concessioni demaniali marittime nella direttiva Bolkestein

Bruxelles, 14 novembre 2013. ‹‹Se la Corte di giustizia UE, nel 2007, ha stabilito che le concessioni demaniali marittime sono “locazione di beni immobili”, mi domando perché la Commissione europea le consideri all’interno della direttiva Servizi, mettendo a rischio la sopravvivenza di circa 30mila imprese balneari, quando non si tratta di concessione di servizi ma di beni››. Questa la domanda posta in un’interrogazione parlamentare all’Esecutivo UE dall’eurodeputato indipendente ELD Claudio Morganti, da anni in prima linea nella difesa dei balneari.

L’europarlamentare sottolinea, in particolare, che ‹‹una sentenza della Corte di Giustizia europea del 25 ottobre 2007, in relazione alla causa C-174/06, stabilisce che un rapporto giuridico nell’ambito del quale a un soggetto è concesso il diritto di occupare e di usare, in modo anche esclusivo, un bene pubblico, specificamente zone del demanio marittimo, per una durata limitata e dietro corrispettivo, rientra nella nozione di “locazione di beni immobili”››.

“La caratteristica fondamentale di questo tipo di rapporto giuridico, infatti, in comune con la locazione di un bene immobile – si legge nella sentenza –consiste nel mettere a disposizione una superficie, in particolare una parte del demanio marittimo, dietro corrispettivo, garantendo all’altra parte contrattuale il diritto di occuparlo o di utilizzarlo e di escludere le altre persone dal godimento di un tale diritto”.

‹‹Alla luce di quanto stabilito dalla Corte  – dichiara Morganti – appare evidente l’errore commesso dalla Commissione europea in quanto le concessioni demaniali marittime, stando alla stessa giurisdizione comunitaria, non trovano applicazione nella direttiva Bolkestein››.

‹‹Mi auguro che la Commissione si impegni al più presto a rimediare a questo gravissimo errore, tra l’altro costantemente sottolineato dalle associazioni di categoria fin da quando è emersa la questione balneari››.

‹‹Se questo non avverrà – ha concluso Morganti –  il rischio è che fallisca una delle eccellenze più preziose del nostro territorio, fatta di micro imprese a conduzione familiare che ad oggi rappresentano una risorsa importante dell’economia italiana››.

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