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Claudio Morganti
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“IO CAMBIO”, l’eurodeputato euroscettico Claudio Morganti ha presentato il suo movimento

Roma, 2 gennaio 2014. «Un ricorso alla Corte di giustizia europea contro i danni provocati ai cittadini italiani dall’Europa dei tecnocrati, dai suoi Trattati, che fanno acqua da tutte le parti, e dalla sciagura della moneta unica, da estendere agli altri Paesi UE in crisi». Questa sarà la prima azione del movimento anti-europeista “IO CAMBIO”, presentato dall’eurodeputato toscano Claudio Morganti, oggi nel gruppo euroscettico Efd a Strasburgo, e dal segretario e dal presidente del movimento, l’avvocato Agostino Dantuoni e Angelo Alessandri.

«Oltre a presentare un ricorso ai giudici di Lussemburgo, per i danni che i nostri cittadini stanno subendo a causa del rigore degli euroburocrati – ha sottolineato l’eurodeputato toscano – raccoglieremo davanti al Parlamento le istanze della nostra gente, a partire da quelle dei malati e delle Associazioni pro-Stamina, che ho già avuto modo di incontrare più volte a Roma e di cui ho chiesto che si rispettino i diritti anche in sede europea».

«”IO CAMBIO” è per un’Europa realmente democratica, che faccia gli interessi dei suoi popoli e delle sue piccole e medie imprese, oggi al collasso, piuttosto che quelli delle banche e dell’alta finanza, i primi nemici da debellare».

«Ormai è sotto gli occhi di tutti il collegamento tra la recessione di alcuni  Stati membri e l’applicazione del Fiscal Compact imposto dall’Europa. Come sostiene anche il prof. Guarino, il vincolo del pareggio di bilancio è in netto contrasto con i parametri di Maastricht, mai aboliti, nemmeno dopo Lisbona, che invece delimitano il rapporto indebitamento/Pil al 3% e potrebbero essere modificati solo a norma dell’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea».

«Solo il ritorno ai nazionalismi e al populismo – ha concluso Morganti – potrà risollevarci da questa crisi globale. “IO CAMBIO” correrà per le europee, per dare voce alle richieste di chi, fino a oggi, è stato ignorato o messo ai margini di un’Europa che finge di ascoltarci ma alla fine fa sempre gli interessi del Nord, dei grandi e non dei piccoli, di chi ha il potere di difendersi e non di chi, al contrario, non ne possiede gli strumenti».

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