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Tenfold Rabbit
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Tenfold Rabbit: viene dall’Estonia la rivelazione del pop folk

Il nuovo che avanza, musicalmente parlando, viene dall’Estonia. E giovedì 13 marzo sbarca al Tender Club di Firenze. Da Tallin, i Tenfold Rabbit oscillano tra un folk rock venato di indie e aperture più pop: un sound e una band che sulle rive del Mar Baltico hanno fatto innamorare migliaia di fan. L’album di debutto, “Travel the World” si è imposto agli Estonian Music Awards, nella categoria Indie/Alternative. E da allora non c’è stato club e festival che non abbia provato ad arruolare i nostri. Non si sono fatti pregare, ovviamente.

Sarà il caso di fare un giro anche in Europa? Ma certo. Tanto più che la seconda fatica è alle porte, anticipata dai singoli “Balance of Water and Stone“, “Fools”, “Warm Wave“ e soprattutto “Eyes Wide Shut”, brano aperto a scenari elettronici che i nostri hanno licenziato proprio in concomitanza con la trasferta lungo lo Stivale.

Consigliato alle signorine: pare che Andres Kõpper (voce e fisarmonica), Meelik Samel (basso), Jaan Jaago (chitarra) e Oliver Rõõmus (batteria) siano mooolto apprezzati dal gentilsesso.

Giovedì 13 marzo 2014 – apertura ore 21,30 – concerto ore 23
Tender Club – via Alamanni, 4 – Firenze – ingresso gratuito
TENFOLD RABBIT

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Hanno vinto un Rock Contest e suonato al cospetto di Patti Smith. Ma il passato è passato. E il presente dei fiorentini Bad Apple Sons ha il suono e la forma di “My dear no fear”, il nuovo album fresco di stampa. Nove tracce che dall’indole post-punk/new wave degli esordi sposta il baricentro verso sonorità più meditate, grazie anche all’apporto di Paolo Mauri, storico produttore degli Afterhours.

Il disco segna anche l’esordio della neonata etichetta/collettivo Chic Paguro e la presentazione ufficiale è fissata per venerdì 14 marzo, al Tender, nell’ambito di una super-serata che vede ospite in consolle, nelle versi di dj, anche Mat Osman degli Suede, una leggenda del pop d’Oltremanica.

I quattro anni che separano “My dear no fear” dall’album d’esordio dei Bad Apple Sons raccontano di una intensa e a tratti conflittuale rielaborazione di quei presupposti. Ripartendo da intenti dichiaratamente ritmici, ossessivi e primordiali, i Bad Apple Sons di “My dear no fear” approdano a un registro più elaborato e maturo, dove, se da un lato preservano la loro vena no-wave e post-punk, dall’altro introducono melodie più raffinate, arrangiamenti più complessi e premeditati.

“My dear no fear” è un disco di contrasti. La linearità si scontra spesso con bruschi cambi di rotta, silenzi e interludi (la narrazione di Ascend è improvvisamente stravolta da un abisso sonoro dalle profondità insondabili), il fluire ossessivo e martellante delle chitarre e dei bassi è abbracciato da linee vocali profonde, avvolgenti (The Holiest), atmosfere rarefatte e oniriche vengono inquinate da strida e lamenti soffocati di chitarre acide (il disco si apre con Free Neural Enterprise, un viaggio annebbiato e inquietante nel cervello di un essere umano in preda alla follia).

Anche la copertina contribuisce a rendere l’immaginario conflittuale e straniante: un’ordinaria foto di matrimonio, candida nell’apparenza, perturbante negli sguardi penetranti degli attendenti. Ne risulta un album intenso, massiccio e granitico (Tempest Party deve la sua anima alla migliore scuola stoner), la cui classica matrice rock è però impreziosita da arrangiamenti di tastiera, fiati e cori liberatori (la frenetica Cowards ne è un chiaro esempio).

“My dear no fear” nasce dalla collaborazione tra i Bad Apple Sons e Paolo Mauri, storico produttore degli Afterhours e di molti altri gruppi italiani dell’onda 80-90 (adesso con Luci della Centrale Elettrica e altri progetti rilevanti italiani ed esteri). Una collaborazione che ha certamente contribuito alle sonorità del disco, rendendolo aggressivo ma disciplinato, coerente ma eterogeneo ed estroso al tempo stesso.

Nonostante le influenze comuni a cui i quattro musicisti devono il personale background (l’underground anni 80-90, come Birthday Party, Crime and the City Solution, Cop Shoot Cop, Einstürzende Neubauten, Wire, ma anche il panorama più contemporaneo, tra cui Liars, These New Puritans, Nine Inch Nails, Deafheaven, The Soft Moon, i redivivi Swans…), “My dear no fear” stenta a trovare un appiglio a generi o correnti.

L’album è la prima produzione del collettivo Chic Paguro, neonata etichetta che raccoglie intorno a sé la collaborazione dei progetti King of the Opera, Kill the Nice Guy, Tribuna Ludu, UnePassante.

Dopo il lancio nel 2008 con la vittoria del Rock Contest di Controradio, l’esordio omonimo del 2010 e la lunga attività live lungo tutta la penisola, i Bad Apple Sons ritornano con “My dear no fear”, per ripagare con la giusta moneta il sudore versato per quasi due anni.

Venerdì 14 marzo 2014 – apertura ore 21,30 – concerto ore 23
BAD APPLE SONS
presentazione nuovo album “My dear no fear”
Special guest
Mat Osman
(Suede dj-set)
Aftershow: Macca & Fritz Orlowsy dj

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Rock’n’roll, boogie woogie, jump blues, rhythm and blues, jive… E’ un sabato dannatamente vintage quello che va in scena al Tender Hall. Dateci sotto con la brillantina, da Milano sbarca per la prima volta a Firenze lo staff del Rollin’ and Tumblin’, adepti devoti al culto dei 50’s & 60’s, con i loro vinili e i loro look sgargianti.
Portano con sé una bagaglio di dischi di doc e quattro ragazzoni alti così che parlano tedesco e suonano rockabilly come furie indiavolate: da Ravensburg ecco i Lonesome Drifters, con il loro sound selvaggio e romantico al tempo stesso. Le loro muse? Johnny Cash, Hank Williams, Eddy Cochran e Elvis Pate. Insomma ci siamo capiti.
E siamo solo all’inizio. La serata continua con altro bei vinili, mentre in consolle fanno back-to-back Dj Henry, Aladino, e Miss Clawdy.

Sabato 15 marzo 2014 – apertura ore 21,30 – concerto ore 22
Rollin’ & Tumblin’
THE LONESOME DRIFTERS
Aftershow Dj: HENRY, ALADINO, MISS CLAWDY

 

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