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Piero Pelù: non si ferma la polemica tra il Pd e il rocker toscano

Non si ferma la polemica tra il Pd e il rocker toscano Piero Pelù che dal palco del concerto del primo maggio ha attaccato il premier Matteo Renzi definendolo “il boy scout di Licio Gelli” e bocciando gli 80 euro di taglio dell’Irpef. L’ultima risposta è arrivata da Francesco Nicodemo, responsabile comunicazione del Pd, che su Twitter ha chiosato: “Da Fata Morgana alle scie chimiche ‘all’elemosina degli #80euro’. Il cerchio di Pelù si chiude, non c’è che dire”.

Pelù, però, ha voluto rispondere alle critiche sorte dopo le sue parole sugli 80 euro e ha scritto sui suoi profili sociale: “‘Non vogliamo l’elemosina di 80, vogliamo lavoro’, spiego meglio questa mia considerazionerichiesta di ieri sera sul palco, lo so che ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame, a voi va tutto il mio rispetto e la mia solidarietà non volevo certo offenderVi – ha scritto il rocker – Con tutta la calma del mondo credo però che sia importante capire che per costruire un futuro vero per se e per i propri figli ci sia bisogno solo di una cosa: il lavoro, onesto e ben retribuito. E’ chiaro che 80 euro al mese aiutano un mensile che sta tra i 700-1200 euro al mese ma il problema di fondo rimane: dove sta il lavoro, quello a tempo indeterminato che ti garantirà stabilità e poi la tanto agognata pensione?” “Io parlo da persona libera da schemi di partiti eo movimenti, ho avuto a che fare quanto basta con la ‘politica italiana’ per capire che questa mossa da 80 euro di Renzi è una gran trovata pre-elettorale di grande effetto ‘tutti bravi tutti buoni , ma solo in tempo di elezioni – ha aggiunto Pelù – lo so già che questi soldi usciranno dalle tasche di chi li riceverà con la massima velocità come solo i grandi prestigiatori sanno fare. Come? Ad esempio con l’aumento delle accise su tutti i carburanti possibili e immaginabili, addirittura avremo le accise sulla birra…aumenteranno le tasse sui rifiuti, diminuiranno i soldi per la scuola pubblica, diminuiranno i soldi per la sanità pubblica, aumenteranno i prezzi dei servizi “pubblici” che saranno privatizzati al più presto con aumenti incontrollati dei prezzi, poi diminuiranno le detrazioni per chi ha familiari a carico e per chi ha lavoratori dipendenti, questo giusto per massacrare le piccole imprese e quindi favorire solo un lavoro: quello nero”.

Prima di Nicodemo era stato il deputato del Pd Dario Ginefra a rispondere a Pelù: “Io non ho votato per Renzi al congresso e a volte non ne condivido il modo di fare, ma trovo le parole di Piero Pelù offensive per l’intero popolo democratico. Attribuire a Renzi, dopo due mesi di governo, le responsabilità della crisi economica, sociale ed occupazionale di oggi è stato atto di disonestà intellettuale, accostarlo alla figura di Gelli dileggiando anche il movimento scoutista una pessima forma di protagonismo”. L’esponente Pd ha chiesto ai sindacati confederali organizzatori dell’evento, “sia pur dalla loro legittima posizione di critica alle scelte dell’attuale governo”, di prendere le distanze dal monologo “che disonora quel grande appuntamento di riflessione, di critica, di proposta e di festa che è il Concerto in Piazza San Giovanni”.

Questo il monologo di Pelù in piazza: “Vi chiedo un minuto di silenzio da dedicare a chi è morto sul lavoro – ha esordito il rocker toscano – a chi è ricattato per il lavoro, ai lavoratori della cultura, che solo in Italia non dà da mangiare, ai disoccupati, ai lavoratori di Piombino, di Porto Marghera, dell’Ilva di Taranto, del Sulcis. Un minuto per Mancini, il poliziotto morto per fare veramente il suo dovere e per scoprire nella Terra dei Fuochi i veleni che venivano interrati. Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo il lavoro”. Pelù ha poi criticato le spese della Difesa: “Gli F35 rubano soldi alla scuola e agli ospedali. Io gli unici cannoni che ammetto sono quelli che dovrebbe fumarsi Giovanardi”. E poi su Renzi: è “il non eletto, ovvero il boy scout di Licio Gelli: deve capire che in Italia abbiamo un nemico interno, la disoccupazione, la corruzione, il voto di scambio, la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra. La nostra è una guerra interna, il nemico è dentro di noi, forse siamo noi stessi”.

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