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Oreste Rossi
Oreste Rossi

Mercato unico dell’energia nell’UE per salvare imprese e famiglie

Bruxelles, 6 maggio 2014. «Come si può pensare di tenere in piedi le grandi industrie energivore, in Italia, quando l’energia ci costa il 130% in più rispetto a Francia, Polonia e Inghilterra, l’80% in più rispetto alla Germania e, se guardiamo ai Paesi extra UE, ad esempio Stati Uniti e Canada, ben il 400% in più?». Questo è l’interrogativo che si pone l’eurodeputato di Forza Italia nel PPE a Strasburgo, Oreste Rossi, che torna a chiedere il mercato unico dell’energia come risposta alla crisi, al fine di abbattere le differenze dei prezzi in bolletta, per i cittadini europei. Rossi, già in passato, si era attivato personalmente per richiedere i dati della Camera di Commercio americana sul costo dell’energia nei Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse) nel 2011.

«Tra il 2008 e il 2012 – ha specificato Rossi – i prezzi al dettaglio dell’energia in Europa sono aumentati bruscamente, nonostante quelli all’ingrosso dell’elettricità siano calati e quelli del gas siano rimasti stabili. Dalla ‘Comunicazione sui prezzi e i costi dell’energia in Europa’ dell’Esecutivo UE scaturisce un quadro particolarmente negativo della situazione europea».

«A causa dei ritardi nel completamento del mercato unico dell’energia risulta che nei Paesi con i prezzi maggiori l’energia costa tra le 2,5 e le 4 volte di più rispetto ai Paesi con tariffe più basse, ed emerge la scarsa competitività dei prezzi europei rispetto a quelli dei maggiori competitors internazionali come Stati Uniti o Cina, che riescono a praticare prezzi molto più bassi: 12% in meno in Cina mentre negli USA i prezzi sono addirittura un quarto di quelli europei».

«Le nostre fabbriche energivore, ovvero le acciaierie, le grandi industrie del settore della chimica, della meccanica, ma anche della ceramica, rappresentano il principale comparto dell’economia italiana», ha sottolineato l’eurodeputato del PPE.

«Considerando che l’incidenza del costo dell’energia per un’industria che produce alluminio, ad esempio, è il 30% di quello totale di produzione, mi domando come si possa chiedere a una fabbrica italiana di non delocalizzare in Paesi dove le spese sarebbero significativamente minori».

«Questi dati devono indurre l’Europa ad accelerare il completamento del mercato unico dell’energia, necessario agli Stati membri per stimolare la concorrenza, attraverso una riduzione dei costi per imprenditori e famiglie, visto che simili differenze esisteranno, senza dubbio, anche sul fronte dell’energia domestica. Inoltre, il mercato unico dell’energia comporterebbe un utilizzo ottimale di fonti energetiche verdi e rinnovabili, ad esempio l’energia idroelettrica, solare, eolica e fotovoltaica».

«Se non si fissano subito costi comuni dell’energia, almeno in Europa – ha ribadito Rossi – le grandi industrie italiane non potranno mai essere competitive e continueranno a delocalizzare, portando il meglio della produzione “Made in Italy” al di fuori dei nostri confini. Fin quando non si bloccherà questo fenomeno la ripresa economica rimarrà solo un miraggio».

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