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‘I semafori rossi non sono Dio’ la storia di Gino Paoli

“I semafori rossi non sono Dio” è un racconto-colloquio con Gino Paoli, che ripercorre la sua storia di artista ma anche quella dell’Italia dal 1960 ad oggi, perché la vita di Paoli si incrocia con la storia di questo Paese: amico non solo di Tenco, De Andrè, Mina e talent scout di Lucio Dalla, Gino Paoli è stato compagno di scuola di Renzo Piano, amico di Beppe Grillo, Antonio Ricci oltre che parlamentare per il PCI dal 1987 al 1992.

“Paoli è essenziale. Un poeta per sottrazione. Il suo racconto ha il sapore strutturato delle storie a cui non siamo più abituati. È questo forse che ci avvince alla trama della sua vita, quella fascinazione che s’è persa da quando vogliamo abituarci a pensare in 140 caratteri”, scrive Lucio Palazzo nell’introduzione del libro, in gran parte raccontato dallo stesso artista e dove la voce narrante è ridotta al minimo, perché lo spazio delle pagine possa riempirsi dei commenti e dei fatti che il protagonista ripercorre con grande sincerità, dando voce ai suoi pensieri sempre netti e diretti. La prefazione al libro è di Antonello Piroso.

I semafori rossi non sono Dio non è solo il ritratto di uno straordinario artista, ma la narrazione di un Paese fatta da chi lo ha guardato con gli occhi dell’artista, del politico, dell’intellettuale, del poeta; dentro c’è la sua vita, la carriera, il successo, gli amori, le idee, le lotte, gli amici e le sue canzoni. “La realtà da cui venne fuori Il cielo in una stanza era simile a quella raccontata nei suoi film da Federico Fellini. Avevo più o meno 17 anni – dice Gino Paoli – ed ero affascinato dal mondo dei bordelli, che erano diversi da come li si può immaginare oggi; a volte usavo la scolorina per correggere la carta d’identità e poterci entrare”. Fu la canzone che lo portò al successo e che come le altre, raccontano non solo una storia ma l’Italia, i suoi cambiamenti, i suoi drammi e le sue vittorie. Si comprende così con maggiore coscienza, utilizzando la lente del tempo, che Sapore di sale, scritta nel 1963, è una canzone triste che fiuta il declino di un boom economico che inizia a scricchiolare ma nessuno vuole riconoscerlo per non incrinarne l’incantesimo o che Quattro amici “al bar che volevano cambiare il mondo”, del 1991, è una motivo amaro che però ha in sé un seme di speranza nei giovani.

“Una delle cose che mi rimane dopo il tempo passato con Paoli per questo libro – scrive Lucio Palazzo – sono le atmosfere, in particolare quell’atmosfera di amicizia e di complicità, quel legame che nasce dall’aver passato fianco a fianco la difficoltà, la povertà, le miserie della vita che legava ragazzi come Gino, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Arnaldo Bagnasco, Umberto Bindi”.

L’AUTORE
Lucio Palazzo, classe ’74, laureato in Giurisprudenza è giornalista professionista e autore televisivo. Nato in Puglia a Bisceglie, vive a Roma. Ha lavorato per numerose trasmissioni televisive, fra cui Niente di personale di Antonello Piroso (La7), il programma di economia e attualità NUM3R1 (Rai 2), “Unomattina” (Rai 1) e numerosi speciali fra i quali “Cos’era, cosa sarà” con Francesco De Gregori e Lucio Dalla (La7) e “Musica sul 2” (Rai 2). Collabora con la redazione Cultura e Spettacoli de La Gazzetta del Mezzogiorno dal ’97. Ha pubblicato, per Aliberti Editore, Negramaro – Storia di 6 ragazzi (2007). È capo dell’Ufficio Stampa della Croce Rossa Italiana. Il suo account Twitter è @luciopalazzo1.

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