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Mario Conte
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Intervista a Mario Conte – ‘Overtones, un disco di musica elettronica, ma naturale’

Mario Conte è il classico musicista/sperimentatore che sta un passo indietro, ma determina il suono che stai ascoltando. E’ un ricercatore che si muove dentro e fuori la musica elettronica. E’ un artigiano acustico che ama e vive di avanscoperte.

Nel 2008 ha fondato il collettivo Phone Jobs, nel quale insieme ad altri musicisti ha iniziato un percorso di riciclo creativo di oggetti elettronici come i telefoni cellulari, riutilizzati per comporre ed eseguire musica. Una sperimentazione da cui è scaturito uno spettacolo interamente eseguito con iPhones ed una “serie limitata” di show con Meg (Meg Vs Phonejobs – Psychodelice Show 2.0), dove i Phone Jobs remixavano live i brani del’ artista napoletana.

Abbiamo incontrato Mario Conte, in occasione dell’uscita del nuovo disco: “Overtones”.

Ciao Mario e benvenuto su Radio Web Italia! Nel 2008 decidi di fondare il progetto Phone Jobs. Un progetto finalizzato alla realizzazione di un vero spettacolo dal vivo utilizzando telefoni cellulari.  Cosa ti ha spinto a dare vita ad un progetto di questo genere? 
Era già da tempo che lavoravo all’utilizzo di telefoni cellulari per fare musica. (L’idea deriva dal progetto “Hello Dj?” realizzato in epoca pre-iphone con dei cellulari Motorola). Mi interessava in particolar modo creare musica con strumenti non pensati per tale scopo o quantomeno, non promozionati a tal fine.
Con l’uscita dei primi iPhone negli Stati Uniti, io ed i miei partner in Phone Jobs (il fotografo e regista Umberto Nicoletti e il musicista/sound eng. Marco Caldera), abbiamo immediatamente percepito le potenzialità, seppur in embrione, del palmare di Apple. Un vero computer, dalle dimensioni ridotte, in grado di riprodurre musica di qualità ma non solo. Con il mondo delle app (novità assoluta per i tempi) si poteva trasformare il palmare, di volta in volta, nello strumento che preferivi. Passando da sequencer a campionatore, generatore di effetti o sistema di controllo per audio e video.

L’idea di creare degli show solo con iPhone è nata un po’ per gioco e un po’ per sfida durante un’estate torrida in Costiera Amalfitana. Ci affascinava la possibilità di lavorare dal vivo con un backline iper-minimale, ma, allo stesso tempo, capace di produrre un suono che non si distaccasse in qualità e varietà da quello di un “vero” concerto, ma che, anzi, fosse arricchito da una serie di contributi visuali e performativi, impossibili da ricreare all’interno di un contesto strumentistico “convenzionale”.

Questa nuova concezione di live, come è stata accolta dal pubblico?
E’ stato da subito interessante assistere a due tipi di reazione:la prima, inevitabilmente, di stupore e incredulità (parliamo tra l’altro di un epoca in cui l’iphone, ed in generale i palmari touch-screen, avevano appena cominciato a diffondersi e, in Italia, erano ancora oggetti semi sconosciuti).

La seconda, progressiva, era di lasciarsi andare con la musica e la performance. Dimenticando, in un certo senso, il modo in cui essa veniva realizzata. E questa era forse per noi la cosa più gratificante.

Quali sono state le difficoltà maggiori per la realizzazione di questo show super contemporaneo?
Prima di tutto non perdere gli Iphone prima del live…..
detto ciò, parliamo di tecnologia sperimentale: iPhones con sistemi operativi ancora primordiali, jailbraak, applicazioni rudimentali. Il tutto inserito in un contesto clubbing, che ha le sue regole e i suoi tempi sempre veloci e con poco tempo per i sound check. Era necessario essere pronti a risolvere ogni genere di problema “on-stage” e tenere le dita incrociate..
Oggi lphone e Ipad sono ormai dei veri computer, syncabili ed integrabili in qualsiasi tipo di environment analogico/digitale.
Per noi sarebbe tutto molto più semplice. Ma forse anche meno divertente…

Entriamo del dettaglio. Nel mese di giugno esce il tuo nuovo disco. La prima cosa che ti chiedo è correlata ovviamente al titolo dell’album. Perché Overtones?
Overtones è la traduzione in inglese di armonici.
Il titolo completo dell’album è Overtones (Electronic Research in Natural Harmonics) e spiega appunto una ricerca sui punti di contatto tra il suono naturale e quello sintetico. Spesso facce della stessa medaglia in una natura plasmata e modificata come quella attuale.

Invece, cosa puoi dirci della copertina?
Per Overtones, come per gran parte dei miei progetti la collaborazione tra vari artisti è vitale, credo fermamente che, solo grazie a questa collaborazione, sia possibile creare progetti veramente contemporanei con una poetica che rappresenti prima di tutto un Manifesto per approccio e metodologia.
Ho chiesto così al visual artist Matteo Nuti di regalarmi una sua personale interpretazione della ricerca musicale contenuta in Overtones. Le opere di Matteo contengono sempre un mix potente tra mondo fisico e immaginario, tra natura e tecnica e questo è stato un grandissimo regalo per me. Matteo voleva che in questo suo lavoro si percepisse un passaggio con un accesso e un’uscita, ma il suo lavoro non si può spiegare, le interpretazioni possono essere infinite, quello che vedo io è qualcosa che supera il passaggio che va dal materiale all’immateriale fino ad arrivare alla pura immaginazione
L’art work dell’album invece è stata curata dall’eclettico Umberto Nicoletti

Questo disco nasce in natura, ma cresce in laboratorio. Ci spieghi in che modo?
Tutti i suoni da cui parte la ricerca, sono prodotti da musicisti o dalla natura stessa in modo acustico.
Ho effettuato lunghe sessioni di registrazione che sono poi stata la base delle rielaborazioni digitali e analogiche elaborate poi in studio

Registrato tra Puglia,Croazia,Torino e Berlino. Perché hai scelto proprio queste città?
Le prime due per i suoni che mi interessava registrare.
In Puglia, ad Altamura per l’esattezza, ha sede il collettivo di musicisti In Cupa Trance, diretti da Pino Basile, con i quali ho lavorato sul suono e le sfumature timbriche delle Cupa Cupe. Ho registrato con loro lunghe session di improvvisazione, poi successivamente destrutturate e rielaborate in modo elettronico. Lo stesso si può dire per il Sea Organ, in Croazia.
Un’installazione che è anche uno strumento musicale autogenerativo costruito dall’architetto Nikola Bašić.
Un organo a canne azionato dal movimento delle correnti e delle onde marine che emette suoni cangianti e ricchi di overtones.
Berlino è invece la città dove ha sede la mia etichetta.
Zoff82. E’ anche la città dove vive il mio socio Alessandro Quintavalle. Volevo un’atmosfera diversa per affrontare l’editing e la post-produzione. Più fredda e distaccata, anche visivamente, dalle atmosfere e dai colori del sud. Inoltre Alessandro ha collaborato al disco con una serie di preziosi interventi con registratori a cassette ed altri strumenti autocostruiti che possiede nella sua casa-studio di Kreuzberg.
Il disco poi è stato comunque finito e mixato a Torino, dove vivo, nel mio studio.

Il lavoro si è svolto in due fasi. Una di ricerca sonora e di registrazione, l’altra di post-produzione e rielaborazione. Quanto tempo hai impiegato per la realizzazione di Overtones?
Circa due anni per le registrazioni e la ricerca acustica.
Un paio di mesi più o meno per la realizzazione del master vero e proprio.

Avanguardia e tradizione sono alla base di Overtones. Cosa vuoi comunicare con questo progetto?
Overtones è una riflessione sulla natura, sulla sua continua e inevitabile trasformazione da parte dell’uomo e su un’armonia quasi dimenticata. Mettere in relazione suono naturale ed elettronico mi sembrava l’ambiente giusto per riflettere più profondamente su come la tradizione, spesso relegata a riletture sterili e romantiche, possa trasformarsi in qualcosa di vivo e contemporaneo, presente nelle nostre vite e non più ostaggio del passato. La parola tradizione, nell’uso comune del termine e del suo significato diventa, talvolta in maniera inconsapevole, un termine addirittura pericoloso, assimilabile ad un blando reazionarismo.

Ultima domanda prima di salutarci; quali saranno i tuoi prossimi impegni?
Ho in programma una serie di live, i primi dei quali il 18 luglio a Benevento e il 19 a Marina di Ravenna.
In entrambe le date avrò il piacere di suonare prima dei Massimo Volume. Una band di cui, da sempre, ho grandissima ammirazione. Sto inoltre lavorando al suono e alla musica di un documentario cross-mediale per la Rai, pensato per la fruizione contemporanea di differenti contenuti trasmessi su media diversi (tv, radio e web).
In questo periodo, inoltre, sto seguendo, insieme ad un gruppo di colleghi musicisti, fotografi e registi, la nascita di un nuovo progetto: GIGANTIC una galleria/spazio indipendente di nuova apertura a Milano. Inaugurata a luglio, proprio con una prova aperta del live set di Overtones, GIGANTIC si pone in maniera totalmente libera come “avamposto “ per le sperimentazioni musicali e artistiche più interessanti e meno note nel nostro Paese. Sentivamo fosse il momento giusto, il luogo giusto e abbiamo deciso che GIGANTIC doveva vedere la luce adesso, in particolare a Milano e in Italia, dove ora più che mai è necessaria una spinta spericolata e avventurosa verso qualcosa di diverso.

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