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Giuseppe Tesauro
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Giuseppe Tesauro nuovo presidente della Consulta

Giuseppe Tesauro è il nuovo presidente della Corte Costituzionale, eletto mercoledì mattina dai giudici riuniti a Palazzo della Consulta. La sua sarà una presidenza ‘breve’, in quanto il suo mandato scadrà già il 6 novembre. Nuovo vicepresidente è il giudice Paolo Maria Napolitano.

“Per me la presidenza della Corte Costituzionale è una funzione di mero coordinamento – sono state le prime parole di Tesauro – e la formula latina ‘primus inter pares’ non deve essere una formula vuota. Quel che più mi attrae, assieme al rispetto delle regole, è il rispetto della collegialità”.

Quanto al suo breve mandato di presidente della Consulta, con ironia ha osservato che “chi ci sta poco, può fare pochi danni… Questo già mi consola molto”.

L’elezione di Giuseppe Tesauro a presidente della Corte Costituzionale è avvenuta con il minimo scarto: per lui, infatti, hanno votato 7 giudici costituzionali sui 13 componenti, visto che il Parlamento deve ancora eleggere i due giudici che completano l’organico a Palazzo della Consulta.

Proprio su questo punto è arrivata la sollecitazione del neopresidente: “Il Parlamento farebbe bene a fare al più presto le nomine dei due giudici costituzionali”. “L’attesa – ha sottolineato – non fa bene né alle Camere né alla Corte Costituzionale, che ha bisogno di operare nella sua completezza”. Quindi, con una punta di scaramanzia tutta partenopea, ha aggiunto: “E poi, operare a tredici non è piacevole… meglio essere tutti e quindici, anche se non voglio essere né superstizioso né scaramantico”.

“Su alcune riforme meglio non andare troppo veloci” – Tesauro ha parlato anche di riforme. “Ci sono riforme – ha detto – che hanno bisogno di sedimentazione: andare troppo veloci per alcune cose va benissimo ma per altre è meglio riservarsi una riflessione maggiore, a patto che questa non sia un’esigenza strumentale”.

Tesauro ha tenuto subito a precisare che, per quanto riguarda le riforme istituzionali come anche la legge elettorale, “sono scelte riservate al Parlamento, che è la sovranità fatta persona e di cui bisogna avere rispetto, come la Consulta ha sempre avuto. Ci sono questioni su cui è bene che intervenga il Parlamento; la Corte Costituzionale, a volte, è dovuta intervenire mal volentieri rispetto a esitazioni e ritardi”.

Il neopresidente di Palazzo della Consulta si è limitato semplicemente a osservare che “sulla prima parte della Costituzione serve molta più attenzione rispetto alla seconda parte: ma per il resto non posso assolutamente entrare nel merito delle riforme istituzionali”.

Anche per quanto riguarda la legge elettorale, “sono scelte che fa il Parlamento. Noi siamo intervenuti dopo una lunga sedimentazione, sfociata in alcuni moniti e facendo poi una operazione chirurgica seguendo i quesiti posti dalla Cassazione. Ma mi pare che in Parlamento si è ancora alla fase di riflessione e di approfondimento di modelli politici e ipotesi tecniche, con scelte talmente aperte che si possono trovare ovunque sia criticità che positività. L’importante – ha concluso – è che si faccia la riforma del nostro assetto che porti a un risultato soddisfacente per la comunità nazionale”.

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