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Intervista ai SUS – ‘Tristi Tropici è anzitutto un luogo da esplorare’

Diario di un viaggio lucido nelle periferie del pensiero, dove le sensazioni diventano sfumature e perdono il proprio nome. Esotico rito d’iniziazione all’Incertezza che chiede voce e prende campo in ogni moderno impiegato invisibile.

Abbiamo incontrato i SUS (al secolo, Succede Una Sega) in occasione dell’uscita del nuovo album.

Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Radio Web Italia! Innanzitutto, come nascono i SUS? Ma soprattutto: come nasce il nome del gruppo?

Siamo venuti al mondo nel 1984 in quattro differenti uffici postali della provincia di Pistoia mentre le nostre madri aspettavano pazientemente il loro turno. Singolare coincidenza, si direbbe. Eppure, statistiche alla mano, le nascite in simili circostanze pare fossero all’ordine del giorno in quel periodo. Durante la crescita, non abbiamo mai scelto di aderire ad un unico sistema, tantomeno ai movimenti a vuoto dei criceti creativi che nutrono da sempre le fila della politica di provincia. Dunque, il marchio e l’acronimo: succede una sega. Un’espressione volgare per tentare di esorcizzare quanto sopra descritto e molto altro. Poi il primo disco nel 2010 dal titolo IL CAVALLO DI TROIA e la conseguente scoperta dei palchi italiani, il quasi totale smarrimento, infine l’incontro con Fabio ‘Magister’ Magistrali e la produzione dell’ultimo album uscito in una tranquilla domenica di giugno (non a caso) per l’etichetta Technicolor Dischi: TRISTI TROPICI.

Ad oggi non siamo per niente legati al significato originario del nostro nome ma continuiamo ad essere misteriosamente attratti dal suono che produce. Il suono è ciò che più ci interessa.

Parlando del vostro ultimo album. C’è un filo conduttore che lega le canzoni?

Questi undici brani sono dedicati all’Incertezza. Le sono intimamente devoti.

Il titolo dell’album è la chiave di accesso del disco. Perché l’omaggio all’antropologo Claude Levi Strauss?

Il diario di viaggio di Levi Strauss, con quel suo folgorante incipit ‘Odio i viaggi e gli esploratori’, si è manifestato per la prima volta alle nostre orecchie a teatro, in una lettura curata da Toni Servillo. Da subito ci è sembrato perfetto per contenere e alimentare le nostre intuizioni. Volevamo che l’immaginario che avrebbe ispirato la musica di TRISTI TROPICI somigliasse ad un set cinematografico nel quale far muovere liberamente il protagonista e le sue sensazioni. Eravamo in cerca di qualcosa di esotico e distante, inquieto e al tempo stesso sospeso: un luogo del tutto inesplorato che ci costringesse ad esprimere sfumature e contraddizioni dei riti cui partecipiamo quotidianamente, a vederli da un’altra angolazione per recuperare quel misto di curiosità ed inadeguatezza che caratterizza da sempre la nostra poetica.

La copertina del disco è nata in un modo molto particolare. Volete raccontarci …

Ultimata la lavorazione di TRISTI TROPICI abbiamo inviato il disco al disegnatore milanese AkaB che di tutta risposta ci ha proposto un’immagine assolutamente destabilizzante: il volto di un giovane uomo con uno sguardo stanco e lucido ed un sorriso misterioso disegnato da un compasso. C’è voluto del tempo per arrenderci alla potenza evocativa di quell’immagine. Una volta accettato il mistero, abbiamo predisposto una serie di date dal vivo dove presentare in anteprima il disco e proporre un live painting di Aka B. Da quello spettacolo sono nate nuove suggestioni visive in presa diretta che, opportunamente raccolte e rielaborate, sono confluite nel progetto di pubblicazione della prima stampa del disco curato interamente dallo studio di design ARCAICA e composto da un libretto verticale, il cd e l’immagine di copertina in forma di manifesto. Attualmente ne sono rimaste un centinaio di copie acquistabili dal nostro sito www.susband.com.

“Tristi Tropici” ha avuto una lunga gestazione?

Tre anni. Un’eternità, nell’epoca in cui ciò che non va a tempo muore. Il fatto è che a seguire il ritmo degli altri, rischi di perderti il bello della danza. E soprattutto l’entusiasmo. Troppi progetti musicali vicini a noi, di noi ben più tenuti sotto stretta osservazione dai molti addetti ai lavori, hanno scelto di smettere. Una moria dovuta
spesso al progressivo abbandono del controllo della propria direzione artistica, puntualmente delegato ad un team di mestieranti che sulla carta si descrivono come l’ultima linea di difesa contro il deprecabile universo commerciale della Pausini ma che, in sostanza, venderebbero la madre pur di ottenere un decimo dell’attenzione
riscossa dalla vagina della cara Laura.

La produzione artistica è stata curata da Fabio ‘Magister’ Magistrali. Come è nata la collaborazione?

La scelta di rivolgerci a Fabio Magistrali ha rappresentato il più importante passo in avanti nella ricerca della nostra identità e nel conseguente allontanamento dalle standardizzazioni. Dal pluridecorato ‘Hai Paura del Buio?’ a ‘Dal lo fi al ci sei’ passando per moltissime altre produzioni, quello del ‘Magister’ era il nome che
continuava a saltar fuori sul retro delle copertine dei dischi che in un modo o nell’altro ci avevano convinto a lasciarci attraversare dalla musica. Volevamo un’esperienza totalizzante? Pensavamo di meritarcela? Allora, dovevamo fare questo disco con lui. O quantomeno provarci. Il fatto è che Fabio non utilizza internet. Così, grazie ad una serie di conoscenze comuni siamo riusciti a contattarlo e finalmente gli abbiamo inviato i provini di TRISTI TROPICI. Abbiamo atteso per settimane con sofferente pazienza una sua risposta che ormai è inutile ribadire o sbandierare. Vi invitiamo ad ascoltare il disco e a capire quanto meraviglioso e insostituibile sia stato il suo apporto. Fabio ad oggi è un amico carissimo che non manchiamo di contattare per qualsiasi sfogo, qualunque dubbio od idiozia ci passi per la testa. E’ attualmente in tour con il suo nuovo progetto musicale: gli Ommemerda.

Quali sono stati i momenti di maggior soddisfazione durante le sessioni di registrazione?

Paradossalmente, quelli in cui mettevamo da parte la musica per dialogare, creando poco alla volta quell’intesa necessaria a chiudere un pezzo con soddisfazione, imparando a fidarci delle nostre intuizioni e delle nostre capacità senza dover simulare nessun atteggiamento da ‘professionisti del pulito’ quali non siamo e non
saremo mai.

Dal vostro esordio discografico (Il cavallo di Troia – 2010) ad oggi, come siete cambiati?

Dal momento in cui abbiamo accolto con serenità le responsabilità legate al processo di realizzazione di un album, dalle scelte stilistiche alla promozione, fino alla distribuzione. Da quando abbiamo cominciato a vivere il controllo non più come una
condizione obbligata ma come autentica opportunità di emanare la nostra identità in maniera inequivocabile, ogni scelta fatta ha prodotto come risultato un legame prezioso, una collaborazione forte, una serie di dialoghi serrati con musicisti, poeti, disegnatori, designers, registi e fotografi senza i quali ‘Tristi Tropici’ non sarebbe stato nemmeno lontanamente immaginabile.

Un nome con il quale vi piacerebbe confrontarvi in futuro?

Uno su tutti? LUMINAL. Con loro il ‘confronto’ è aperto già da anni. Abbiamo condiviso palchi, mutamenti, momenti di terribili ripensamenti ed entusiasmi incontrollabili. Adesso è il momento ideale. Carlo, Alessandra, Alessandro: se ci state leggendo sappiate che queste non sono chiacchiere da blogger. Si passi dunque all’azione. Quanto prima.

Un’ultimissima domanda: come sarà l’estate dei SUS?

Sarà un’estate di preparativi. Mentre la musica di ‘Tristi Tropici’ continuerà il suo giro di promozione , i SUS passeranno l’estate a produrre nuovo materiale audio e video nel refrigerante bunker della loro sala prove dove già da agosto si terrà la nuova stagione di ‘OSHEET!’ , una serie di concerti segreti promossi nella nostra zona tramite la complicità del passaparola. Per vederci dal vivo dovrete attendere. Nel frattempo, seguiteci.  Anche su facebook.com/susband. Ultimissime raccomandazioni: evitate di servire al Dibattito e ricordate di accettate il Mistero.

 

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