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Elio Germano
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Mario Martone porta in Concorso a Venezia il suo ‘Leopardi’

Mario Martone porta in Concorso a Venezia 71 il suo Leopardi, dopo ‘Noi credevamo’ ancora un salto nel passato. Ma per il regista non è il tempo di Leopardi a contare: “‘Noi credevamo’ era un film storico, ‘Il giovane favoloso’ è la storia di un’anima – afferma Martone all’Adnkronos – quindi anche se si tratta di due film che fanno parte di uno stesso cantiere, di uno stesso progetto, sono profondamente diversi e per vedere ‘Il giovane favoloso’ non c’è bisogno né di avere studiato Leopardi né di conoscere la storia italiana del primo ottocento, bastano anima e cuore”.

Il Leopardi ‘prigioniero’ della ricchissima biblioteca paterna a Recanati, finestra sul mondo che però esclude la vita reale, fa pensare a un giovane contemporaneo ‘prigioniero’ del mondo virtuale della rete, in entrambi i casi per vivere davvero bisogna ‘uscire’: “Credo che ogni epoca abbia le sue gabbie e in ogni epoca esista il desiderio, la necessità di romperle, del resto – sottolinea il regista – anche il rapporto che Leopardi ha avuto con Pietro Giordani, le lettere che scambiava con questo intellettuale che non aveva mai visto, che non conosceva, e nemmeno Giordani conosceva questo ragazzo che stava a Recanati, non assomiglia forse a un rapporto che avviene attraverso delle chat? Un modo virtuale di conoscersi che pure diventa fondamentale e decisivo per la vita di Leopardi”.

Sul tema dell’omosessualità o bisessualità di Leopardi, ‘Il giovane favoloso’ non è né reticente né suggestivo, dice poi, in sostanza, Martone, ma fedele alle “carte”, cioè agli scritti, agli epistolari. “Nel film abbiamo preso il partito di raccontare Leopardi attraverso ciò che di lui abbiamo. Non strumentalizziamo, non facciamo congetture che non siano attendibili rispetto alle carte e le carte ci aprono tante soglie misteriose, tra cui anche questa: sicuramente il rapporto tra Leopardi e Antonio Ranieri era un’amicizia di carattere amoroso, con tutto quello che può significare – sottolinea il regista – ma noi non spingiamo il pedale, lasciamo che le soglie restino tali, sono soglie sul mistero, ciascuno fa il proprio viaggio attraverso il film”.

Quanto al futuro, il percorso recente di Martone potrebbe suggerire un nuovo tuffo nel passato, magari per un personaggio della levatura di Caravaggio, già trattato da Martone, ma lui lo esclude: “No, Caravaggio l’ho affrontato in un film documentario un po’ particolare dieci anni fa (‘Caravaggio. L’ultimo tempo’, del 2004, ndr) ha fatto parte del percorso di avvicinamento a Leopardi”, e afferma che “il prossimo film sarà certamente ambientato ai nostri giorni”.

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