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Obama dichiara guerra all’Isis

“L’America guidera’ un’ampia coalizione per respingere la minaccia” dei terroristi dello Stato Islamico in Iraq e Siria “con una strategia comprensiva e prolungata per indebolire e alla fine distruggere” l’Isis. Nel suo discorso articolato in quattro punti, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato una significativa espansione della campagna contro l’Isis, con bombardamenti per la prima volta anche sulla Siria. Saranno inviati altri 475 soldati in Iraq anche se non saranno impegnati in azioni di combattimento ma di supporto alle forze locali alleate e in operazioni umanitarie. Per “sdradicare un cancro come l’Isis ci vorra’ tempo”, ha avvertito Obama, indicando che la campagna sara’ lunga.
Il presidente: non sara’ una guerra come in Iraq o in Afghanistan
“Gli americani hanno la responsabilita’ di esercitare la leadership della lotta al terrorismo”, ha affermato Obama. E se non sara’ una nuova guerra come quella in Iraq o in Afghanistan, ha tenuto a precisare, “andremo a caccia dei terroristi che minacciano il nostro Paese ovunque si trovino e cio’ significa che non esitero’ ad intervenire contro l’Isis in Siria e in Iraq”. La strategia prevede il supporto alle forze di opposizione siriane moderate , con armamenti e training. “Nella lotta all’Isis – ha detto Obama – non possiamo fidarci del regime di Assad che terrorizza il suo popolo”. La Casa Bianca ha chiesto al Congresso di autorizzare l’equipaggiamento e l’addestramento dei ribelli “perche’ l’America unita e’ piu’ forte” ma il presidente possiede l’autorita’ necessaria.
Arabia Saudita dara’ le basi. Opposizione siriana, “collaboriamo”
Durante un conference call con alti funzionari dello staff di Obama, e’ stato precisato che la tempistica non e’ stata in alcuna misura determinata da motivazioni politiche ma solo da esigenze di sicurezza nazionale. “Questo non e’ un presidente che prima spara e poi fa domande – e’ stato spiegato – si aspettava la formazione di un governo inclusivo in Iraq e sono state prima condotte consultazioni con i partner europei e con gli altri Paesi alleati”.
Isis: Obama, per chi minaccia Usa non ci sara’ scampo
“Per chi minaccia l’America non ci sara’ porto sicuro: questo e’ principio fondante della mia presidenza”. Cosi’ Barack Obama in diretta tv alla nazione, illustrando il suo piano anti-Isis, con attacchi aerei in Iraq e Siria e supportando le forze alleate sul campo. “Oggi l’America e’ piu’ sicura ma c’e’ la minaccia dell’Isis che non e’ l’Islam ma un’organizzazione terroristica vera e propria: scoveremo i terroristi ovunque questi si nascondano. Condurremo una campagna sostenuta e sistematica di bombardamenti aerei”, ha avvertito il presidente nel suo intervento alla nazione durato meno di 15 minuti e che, per i toni duri e patriottici, e’ piaciuto anche ad alcuni suoi avversari repubblicani come Newt Gingrich, candidato alle presidenziali nel 2012.
Kerry: nuovo governo Iraq “spina dorsale” nella lotta all’Isis
“In una regione dove e’ gia’ stato versato tanto sangue questi terroristi sono davvero unici nella loro brutalita’: uccidono i prigionieri – ha sottolineato Obama – uccidono i bambini, schiavizzano e violentano le donne, minacciano le minoranze religiose di genocidio. Tra le barbarie, hanno tolto la vita a due giornalisti americani: Jim Foley e Steven Sotloff”. L’Isis “non e’ l’Islam – ha detto Obama – perche’ nessuna religione giustifica le barbarie e l’uccisione di innocenti”.

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