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Giallolatino
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Il Festival del giallo inaugurazione giovedì 25 settembre 2014

Il festival in piazza di Giallolatino, nella ztl di Latina, con taglio del nastro, che avrà luogo alle ore 17.15, in via Eugenio di Savoia all’interno di un’area allestita a regola gialla e noir, alla presenza dei protagonisti: Roberto Riccardi, Alessandro Vizzino, Patrizia Calamia, Antonio Fusco e Gennaro Arancione.
L’ ottava edizione di Giallolatino, organizzata dalla vivace creatività del giornalista scrittore Gianluca Campagna, si svilupperà nel seguente calendario: giovedì 25/09, alle ore 17.15, inaugurazione, alle 17.30 incontro con Roberto Riccardi sul testo “Venga pure la fine”.
La giustizia internazionale è un’importante frontiera della civiltà moderna: la via perché davvero, come vuole fin dal 1948 la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, tutti i cittadini nascano “liberi ed eguali in dignità e diritti”. Il romanzo Venga pure la fine di Roberto Riccardi, che muove dalla sospetta ingestione di farmaci nocivi da parte di un criminale della guerra in Bosnia, sulla quale indaga un ufficiale italiano, affronta il tema con il ritmo proprio di un noir, uno stile narrativo contemporaneo e il realismo di chi conosce la materia. Perché Riccardi, colonnello dell’Arma, l’uniforme delle missioni di stabilizzazione l’ha indossata due volte, la prima in Bosnia e la seconda nel Kosovo. La tragedia dei Balcani, nel libro, è occasione per riflettere sugli orrori dei conflitti e sull’eterna giustificazione dei carnefici: “non ho fatto che eseguire degli ordini”. Saranno i due protagonisti, il tenente Rocco Liguori e il colonnello Milan Dragojevic, a confrontarsi su questo assunto, e lo faranno a colpi di Elsa Morante e Ivo Andrić, dei quali hanno letto gli stessi testi per giungere a conclusioni diametralmente opposte. Sullo sfondo, fra una Sarajevo devastata e L’Aja sede del Tribunale penale per i crimini commessi nella ex-Yugoslavia, il ruolo del nostro Paese, sempre in bilico nel difficile equilibrio fra il rispetto della propria Costituzione e gli obblighi imposti dalle varie Alleanze.
Roberto Riccardi, colonnello dell’Arma e direttore della rivista Il Carabiniere, ha lavorato per anni in Sicilia e Calabria e ha comandato la Sezione antidroga del Nucleo investigativo di Roma svolgendo indagini in campo internazionale. Ha esordito nel 2009 con Sono stato un numero(Giuntina) a cui è seguito il thriller Legame di sangue (Mondadori, 2009), il romanzo storico La foto sulla spiaggia (Giuntina, 2012) e il giallo I condannati (Giallo Mondadori, 2012). Per le Edizioni E/O è uscito nel 2012 Undercover.

A seguire, alle ore 18.10 incontro con Alessandro Vizzino con il libro “ Trinacrime”.
Questo libro ripercorre la vita di Tonio Sgreda, da bambino di borgata catanese alle prime esperienze della fuga a Milano, passando per l’ingresso in Cosa Nostra e l’ascesa, fino alla caduta finale. Uno squarcio di luci e ombre sulla mafia siciliana, in particolare catanese, degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, sui suoi foschi protagonisti e su quei coraggiosi antagonisti che hanno perso o rischiato la vita inseguendo l’idea di una giustizia equa ma che purtroppo, nella realtà, ha spesso svelato contorni assai più distorti.
Alessandro Vizzino, nato nel novembre del 1971 a Latina, dove tuttora risiede, opera in ambito informatico, progettando e gestendo siti web. La sua professione gli consente di viaggiare spesso all’estero.Sin da bambino si avvicina e s’appassiona alla scrittura. Una fiamma che non smetterà mai di ardere, in tutti i suoi anni a seguire. Nel cassetto una moltitudine di stralci, storie, racconti, romanzi compiuti, romanzi mai terminati. Ha esordito con il romanzo Sin, facendo incetta di premi nazionali.

Alle ore 18.50 incontro con la scrittrice Patrizia Calamia con il testo “La galleria dai mille volti”.
La galleria dai mille volti’ è una storia sul mondo dei trafficanti d’opere d’arte che segue un po’ il classico schema hitckockiano del ‘poveraccio che finisce in un mare di guai’. In questo caso si tratta di Victor che eredita la direzione di una galleria d’arte prestigiosa in seguito alla morte del padre e si ritrova chercheur di opere d’arte in tutto il mondo da Amsterdam a Istanbul. Il ritrovamento di un prezioso calice, alcune frasi rimaste nella sua memoria sin da bambino, lo proiettano però in un mondo oscuro che non tarda a tingersi di sangue.. Per fortuna entrano in scena Anne Sophie Dulac della polizia francese e Veronica del nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico. E così Victor Trioux si ritrova suo malgrado al centro di un complotto tra autorità e trafficanti. Il tono è quello che un tempo si sarebbe definito ‘giallo rosa’ e avrebbe sicuramente ispirato film con attori e attrici belli e brillanti in una cornice sontuosa.
Patrizia Calamia, ha esordito con una romanzo di spionaggio “Sodalizio Mortale” ma al suo arco ha frecce di vario genere che scocca sempre con abilità. Vive a Trieste, dove lavora in una multinazionale assicurativa; fra lavoro, famiglia e tango argentino, scrive spy stories e gialli.
“Ogni giorno ha il suo male” è il titolo del libro che alle ore 19.30 presenterà Antonio Fusco.
Trattasi di un noir avvincente che cattura il lettore grazie a un ritmo serrato e alla cruda atmosfera dell’indagine vera. La sonnacchiosa provincia toscana di Valdenza è improvvisamente scossa dall’omicidio di una donna che viene ritrovata in casa, in una posizione innaturale e con una fascetta stringicavo attorno al collo. Si pensa subito al movente passionale, ma all’occhio esperto di Casabona, il commissario incaricato del caso, qualcosa fin da subito non quadra: troppi elementi diversi sulla scena del crimine, troppi particolari contrastanti. Schivo, ma con una forte carica umana, reso cinico da troppi anni di mestiere alle spalle, Casabona capisce ben presto che l’omicidio è solo l’inizio di un vortice di morte: un gioco molto pericoloso in cui le regole sono quelle stringenti e folli di un serial killer. E Casabona non può che accettare la sfida. «Chiediti perché e troverai il movente e se troverai il movente sarai vicino all’assassino»: seguendo questa frase come un mantra e con l’aiuto dell’affascinante collega Cristina Belisario, Casabona cercherà di venirne a capo e per farlo sarà obbligato anche a una profonda riflessione sull’impotenza dell’essere umano rispetto alle conseguenze delle proprie azioni.
Antonio Fusco è funzionario della Polizia di Stato che ha lavorato a Napoli e a Roma prima di radicarsi a Pistoia, dove si occupa di indagini di polizia giudiziaria, è specializzato in criminologia forense e, da oltre vent’anni, esperto delle tematiche di contrasto alla violenza sulle donne e di lotta alla pedopornografia. Un bagaglio di esperienze di tutto rispetto. Dal peso tuttavia non lieve: che l’autore sembra aver voluto condensare e, insieme, sublimare nella storia narrata in «Ogni giorno ha il suo male», con un’operazione quasi catartica di (riuscita) scrittura narrativa, se non inconsciamente esorcistica. Dove la linea d’ombra che separa la normalità quotidiana dall’abisso del male è simboleggiata, per l’autore, dalla striscia bianca e rossa stesa sullo scena di ogni crimine: «Noi possiamo anche dividere l’umanità in quelli che passano la striscia e quelli a cui non è consentito farlo», dice all’inizio del libro il protagonista, il commissario napoletano Tommaso Casabona, di stanza in una tranquilla cittadina della provincia toscana, l’immaginaria Valdenza, spiegando al suo fidato collaboratore Massimo le motivazioni che l’hanno spinto a fare questo mestiere di strada che può indurire il cuore. «Tutto quello che noi viviamo – continua Casabona, antieroe che evoca l’ispettore catalano Xavier Falcòn di Robert Wilson, o il detective della polizia scozzese John Rebus di Ian Rankin oppure il poliziotto Fabio Montale di Jean-Claude Izzo, maestro del noir mediterraneo, per fare solo qualche esempio -, noi che passiamo al di là del nastro, ce lo portiamo dietro: ombre che si muovono con gambe proprie. Incubi pronti a riemergere ad ogni occasione propizia. Questa è la peggiore condanna per chi passa quella linea. Di questo lavoro che ci siamo scelti: vedere il mondo attraverso la lente deformante del male che buttiamo giù, senza mai riuscire a digerirlo veramente».

Alle ore 21 si svolgerà l’incontro con Gennaro Arancione con il giallo “ I delitti dei Beati Padri di Mazzarino”
Quattro monaci del convento di Mazzarino, vicino Caltanissetta vengono arrestati nel febbraio 1959 insieme ad altri laici. I quattro frati, padre Agrippino (37 anni), padre Carmelo(81) anni, padre Vittorio (41 anni) e padre Venanzio (44 anni) sono accusati di associazione a delinquere, concorso in estorsione e omicidio. La vicenda prende avvio da una lettera minatoria, inviata nel 1957 dal farmacista di Mazzarino, Dott. Colajanni con la quale veniva richiesta una tangente di tre milioni di lire onde evitare l’incendio della sua farmacia. Il Colajanni non si lascia intimidire e dopo circa dieci giorni la farmacia va a fuoco. Dopo l’incendio due dei quattro frati si recano dal dott. Colajanni per scongiurarlo di pagare la somma richiesta dai banditi dai quali hanno avuto, senza conoscere la loro identità, l’incarico di fare da intermediari, sotto minaccia di morte. Padre Agrippino, infatti, subito dopo l’incendio della farmacia, viene intimiditi con alcuni colpi di lupara esplosi dentro la sua cella, da ignoti. I giudici ritengono che il tutto è stato architettato da alcuni malviventi identificati ed arrestati che erano concordi con i frati. Un attentato, quello della cella di Padre Agrippino, chiaramente simulato dai frati di concerto con i malviventi, per giustificare il particolare clima di terrore che stavano vivendo a causa delle minacce ricevute, a parer loro, da ignoti personaggi di malaffare. Nel frattempo, il Colajanni intimorito dall’accaduto, cede alle minacce dei criminali, pagando in più riprese la somma di tre milioni. Il danaro viene consegnato ai monaci avvolto in un giornale, dalla moglie del farmacista, che lo fa recapitare puntualmente nel confessionale del convento…
Il giudice Gennaro Francione è nato a Torre del Greco e vive a Roma dove oggi svolge attività di artista e animatore socio- culturale. E’ romanziere, saggista ma soprattutto drammaturgo, continuando la tradizione di Ugo Betti (anch’egli giudice), di cui è definito dal Centro Ugo Betti il “naturale erede”. Ha rappresentato in Italia e all’estero sue opere teatrali, vincendo numerosi premi. Fondatore dell’EUGIUS(Unione Europea dei Giudici Scrittori), di cui è Presidente, ha ideato il Movimento Utopista-Antiarte 2000(www.antiarte.it ), basato sulla Fratellanza del Libero Spirito Antiartistico. E’ stato consulente artistico del Museo del Cinema di Roma e membro del comitato scientifico del Csig(Centro Studi Informatica Giuridica) di Firenze. Gli è stato assegnato il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli anni 1995-1997-2003-2005. Nell’ambito della manifestazione è prevista una Cena conviviale presso il ristorante l’Arco a Latina, via Cavour, costo euro 25. Info 3405468462. Il programma completo si trova su www.giallolatino.com.

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