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Ben Frost
Ben Frost

Al Romaeuropa Festival arriva Ben Frost

Il 7 novembre nell’ambito del Romaeuropa festival al Warehouse di Roma arriva Ben Frost, uno dei più incredibili talenti emersi nella musica elettronica nell’ultimo decennio, con all’attivo collaborazioni con artisti come Brian Eno, Tim Hecker e Swans.

La nuova elettronica ha trovato nell’artista australiano trapiantato in Islanda uno dei suoi interpreti più sensibili e celebrati, che si è imposto grazie alla ricchezza dei suoi interessi: con “Aurora” ultimo album uscito lo scorso maggio e inserito da Rolling Stone America tra i migliori album del 2014, Ben Frost presenta la sua ultima avventura nel suono, tra percussioni, guerre e Africa.

Inquieto ricercatore spinto dalla curiosità, Ben Frost nella sua musica si è ispirato tanto al minimalismo sinfonico americano quanto al rock progressivo e al punk. Nella sua carriera ha realizzato dischi originali, ma si è anche ispirato a film e romanzi (“Solaris” a esempio), ha poi creato colonne sonore per cinema (come per “Sleeping Beauty” di Julian Leigh), musica di scena per balletti e perfino curato la regia di un adattamento teatrale del romanzo di Lain Banks “La fabbrica degli orrori”.

La sua ultima avventura, “Aurora”, nasce da un lungo soggiorno in Congo nel 2012 assieme al video artista Richard Mosse che voleva documentare il sanguinossissimo conflitto in corso nel paese africano. In questo clima nasce “Aurora”, scritto inizialmente su un computer portatile e poi sviluppato e inciso nel 2013 con Greg Fox, Shahzad Ismaily, e Thor Harris, batterista degli Swans. A differenza del passato qui non ci sono chitarre: ad animare l’elettronica di Frost stavolta è la forza e l’energia delle percussioni, un amore per la musica africana, probabilmente retaggio del suo soggiorno in Congo e della sua collaborazione con Brian Eno, di cui è stato discepolo nel Rolex Mentors and Protégés Initiative. Pur diviso in vari brani, “Aurora” si presenta come un’unica arcata al cui centro troviamo “Venter”, ispirato al biologo e imprenditore statunitense Craig Venter, che con la sua équipe ha per primo pubblicato la sequenza del genoma umano, vale a dire la radice della vita come pulsazione profonda tra echi di guerra e la grande madre Africa.

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