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OHT Delirious New York
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OHT Delirious New York, spettacolo ispirato all’omonimo libro di Rem Koolhaas

Immateriale, immersivo, incontrollabile, onnipresente, invisibile, il suono è l’aspetto più radicale e sperimentale dell’arte contemporanea, strumento perfetto per conquistare spazi di libertà espressiva, prospettiva inaspettata da cui osservare e analizzare la realtà.

Delirious New York è uno spettacolo tratto dal libro omonimo di Rem Koolhaas con cui il gruppo OHT porta in scena l’incomunicabilità attraverso una serie di episodi urbani simbolo del manhattanismo. Delirious NY è un manifesto retroattivo di Manhattan: Koolhaas sostiene che la griglia architettonica della città non vada analizzata studiando i palazzi che la compongono, ma indagando la fantasia di chi li ha costruiti.

L’immaginazione è alla base del delirio architettonico di New York, ed è il collante degli episodi urbani messi in scena da OHT. Il pubblico è testimone di un patchwork teatrale d’immagini che irrompono in un libero e personale processo d’associazione affidato alla mente e all’esperienza del singolo spettatore.

In scena coesistono quattro persone che pur parlando la stessa lingua o lingue diverse non riescono a comunicare fra loro. Eppure continuano a parlarsi, a raccontarsi e a raccontare cercando di ottenere qualcosa da questa situazione senza preoccuparsi troppo di come. Forse l’alacrità con cui cercano di soprassedere a questa incomunicabilità è una metafora del loro desiderio d’identità? Forse, ma il punto di partenza rimane il testo di architettura contemporanea che come nessun altro è riuscito a introdursi nella genesi di una città mitologica come New York City.

Lo spettacolo cela un’indagine sul comportamento umano all’interno della città contemporanea.
Lo spettacolo è uno degli eventi performativi che sono parte fondamentale e integrante di Open Museum Open City (24 ottobre – 30 novembre 2014) – a cura di Hou Hanru Direttore Artistico del MAXXI e dello staff curatoriale del MAXXI Arte diretto da Anna Mattirolo e del MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione – con cui si compie un gesto radicale: il MAXXI viene totalmente svuotato, messo a nudo, per essere riempito di suono.

Insieme agli eventi performativi saranno le installazioni site specific di Justin Bennet, Cevdet Erek, Lara Favaretto, Francesco Fonassi, Bill Fontana, Jean Baptiste Ganne, Ryoji Ikeda, Haroon Mirza, Philippe Rahm e RAM radioartemobile a riempire gli spazi del museo, trasformandoli in ambienti urbani o intimi, spirituali o politici, in una ridefinizione non solo dello spazio museale ma anche del suo significato di istituzione pubblica.

Saranno le installazioni site specific di Justin Bennet, Cevdet Erek, Lara Favaretto, Francesco Fonassi, Bill Fontana, Jean Baptiste Ganne, Ryoji Ikeda, Haroon Mirza, Philippe Rahm e RAM radioartemobile a riempire gli spazi del museo, trasformandoli in ambienti urbani o intimi, spirituali o politici, in una ridefinizione non solo dello spazio museale ma anche del suo significato di istituzione pubblica.

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