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Vuoto Pneumatico
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Vuoto Pneumatico, l’intervista per l’omonimo album

E’ uscito il 17 ottobre il nuovo omonimo album dei Vuoto Pneumatico, band nata dall‘incontro tra Gianni Venturi e Giacomo Marighelli.

Un album che nasce dal carattere teatrale dell‘improvvisazione musicale di Giacomo unito alla declamazione poetica di Gianni, ma arricchitosi nel tempo da canzoni cantautorali e brani elettronici: il risultato è rock-poetry.

Abbiamo avuto il piacere di intervistarli in occasione dell’uscita del disco.

Ciao Ragazzi e benvenuti su Radio Web Italia!Iniziamo un po’ dal principio: come ha avuto inizio il progetto Vuoto Pneumatico?

Giacomo: Io e Gianni ci siamo conosciuti durante una serata di improvvisazione musicale, con noi suonavano al contrabbasso Andrea Pavinato ed Eugenio Squarcia dedicato all’elettronica. Dopo più di un anno Gianni mi ha chiamato per fare una serata noi due soli, sempre di improvvisazione a Marzabotto in un agriturismo (Settembre 2013). Ho accettato subito e assieme abbiamo scelto come nome della serata “Vuoto Pneumatico”. Ci siamo trovati il giorno prima per decidere una linea “panica” del concerto, ho ancora la scaletta in cantina sulla quale c’è scritto:

1.Lettura panica
2.Suoni vari + noise
3.Squalo
4.Ritmo tribale
5.Sirene
6.Giro di chitarra soave
PANICO!

La lettura panica saltò, dovevo declamare delle poesie leggendole dal mio taccuino o a memoria, però l’ambiente era troppo freddo (anche di temperatura), lo Squalo onestamente non ricordavo assolutamente cosa intendevo quando lo scrissi quindi passai al Ritmo tribale, ma lì ci fermarono. Sì, il concerto fu interrotto perché le parole di Gianni erano troppo viscerali, potenti. Parlavano di bambini morti in Afghanistan mentre giocavano a golf, senza gambe, di bombe esplose assieme alle viscere, al fiore uterino della madre. Tutto questo mentre la gente mangiava ed io emettevo suoni “atroci” dalla chitarra. Non che i suoni fossero fastidiosi, ma non erano da accompagnamento per il cibo. Ci fermarono, anzi mentre suonavamo alcuni se ne andarono a mangiare all’interno, altri camminavano avanti e indietro disperati sbattendo le mani su e giù, come in segno di preghiera, altri ancora (credo testimoni di Geova) parlavano del demonio in noi. La proprietaria imploravaGianni attraverso frasi poco sensibili di suonare musica diversa. A quel punto Gianni si è fermato, io sono partito col Ritmo tribale poi ho capito che non era il caso di continuare. Tutto questo documentato in un video. 

Peccato non essere arrivati al “Giro di chitarra soave”, credo che fosse la canzone che ora si intitola Aaaah, ovviamente priva di struttura e di un testo “studiato”. Avevamo creato il panico, eravamo riusciti nel nostro intento. Ero contentissimo di quella serata, anche perché una piccola parte del pubblico ci ha talmente elogiato che ci eravamo stupiti.
Con la stessa logica abbiamo affrontato un concerto a Dicembre a Bologna. Ci fu pochissima gente, ma non ci abbattemmo, anzi decidemmo che da Gennaio ci si sarebbe incontrati regolarmente per fare un disco. Così dal 20 Gennaio è stato: due giorni a settimana Gianni viveva da me, dalla mattina alla sera stavamo in cantina (La cantina appena sotto la vita) a improvvisare, registrando sempre il tutto con attrezzature da pochi euro per ricordarci ciò che facevamo e per riascoltarlo alla sera prima di andare a letto. Le canzoni venivano da sole, già il primo giorno ne avevamo cinque, tra cui Aaaah, unica canzone del disco di cui abbiamo voluto tenere la registrazione fatta in cantina. A metà Febbraio avevamo sedici brani, abbiamo deciso di tenerne tredici e di correre in studio di registrazione dal fedele Federico Viola, e a fine Primavera avevamo l’album.
Il nome Vuoto Pneumatico è stato preso da uno spettacolo teatrale della compagnia TEATROSCIENZA, la quale lo mise in scena una sola volta. Eugenio Squarcia (componente della compagnia) me lo fece vedere in un video qualche anno fa. Era uno spettacolo potentissimo, panico nel vero senso della parola. Durava dieci minuti e in quei dieci minuti distruggevano il palcoscenico. Abbiamo cercato di cogliere il loro significato creando così un “seguito” in musica, parole, poesia, emozioni e canzoni.

Parliamo del vostro progetto. È un lavoro molto particolare, composto da tredici pezzi tra canzoni cantautorali e brani elettronici: il risultato è rock-poetry. C’è un filo conduttore che lega i brani del disco?

Giacomo: Tutti i brani sono collegati, nato dalla totale libertà senza restrizioni tra me e Gianni. Le sue poesie spesso personali sono perfette per il significato del nome del progetto Vuoto Pneumatico. Poesia e musica, le emozioni provate in quei mesi nelle nostre vite private, buttate tutte lì dentro, dalla musica alle parole.

Gianni: Credo che il filo conduttore sia un filo poetico che lega i brani, tramutandoli in un unico grido al cosmo.

Quanto tempo avete impiegato per la realizzazione dell’album?

Giacomo: Creare le canzoni, registrarle, miscelarle e masterizzarle direi indicativamente cinque mesi.

Gianni: Il tempo è relativo, ma in realtà poco, dopo un paio di serate sperimentali, abbiamo pensato che non sarebbe stato male fare un disco, un mese dopo eravamo in studio!

Qualche curiosità su quello che è successo durante le registrazioni?

Giacomo: Tante cose sono state decise sul momento, canzoni come Fiore Uterino avevano solo una struttura logica, ma ogni volta che la suonavamo veniva diversa. Ecco, le canzoni “teatrali” sono nate improvvisandole, quasi tutte “buona la prima”, come anche La Rete. Le voci Gianni le aveva registrate come “provini” da seduto o anche da sdraiato sul divano con microfoni umili. E quando ci siamo ritrovati a fare le voci con un microfono che costava migliaia di euro in più, preferivamo le versioni nate nella naturalezza, come Numeri Primi. A proposito di Numeri Primi, come canzone non esisteva ed è nata uno degli ultimi giorni in studio. Eugenio Squarcia è anche un musicista (in arte Moreau). Ha composto una canzone che si intitola The Prime Number e in quei giorni la ascoltavo spesso. Poi un pomeriggio mentre sistemavo la cantina ho trovato tantissime poesie di Gianni. Ogni volta che ci metteva piede Gianni sembrava fosse passato un trattore e tutto era ribaltato. Allora gliele stavo mettendo apposto anche per essere sicuri che in studio avesse tutti i testi. In mezzo trovo una poesia intitolata “Numeri primi”. Ho fatto un urlo, sono corso in camera mia e ho chiamato Gianni dicendogli che il giorno dopo doveva registrare la voce su una canzone (che non aveva mai sentito). Il giorno dopo a fine giornata ci era rimasto un po’ di tempo, allora io e Federico Viola abbiamo provato a fargliela cantare e lui con poca voce l’ha cantata. Da lì è nata Numeri Primi. Non è mai più riuscito a cantarla come quella volta.

Gianni: Si che io Gianni ho cantato quasi tutti i brani sdraiato sul divano, convinto si trattasse di una voce traccia, poi invece la voce traccia è risultata definitiva.

Quali sono le cose di cui andate fieri di questo disco?

Giacomo: Sono contento che sia nato con una naturalezza che difficilmente si trova con altri artisti. Insomma, abbiamo fatto esattamente ciò che ci sentivamo di fare in quei momenti.

Gianni: La sintonia che si è creata tra tutti quelli che hanno lavorato per il disco, il coraggio di cercare di andare oltre!

Invece, come è nata l’idea della copertina del disco?

Giacomo: È opera di Eugenio Squarcia, tutta la grafica. Oltre ad aver collaborato musicalmente in più brani si è reso disponibile a creare il concept grafico. Un pomeriggio mi ha chiamato dicendo:
“Giacomo! Ho la copertinaaaa!!”
“La copertina!?”
“Sì! Questa notte ho ascoltato per ore il disco e alle 5 ho avuto l’illuminazione!! allora mi sono messo lì e l’ho creata, non riuscivo più a fermarmi. Ci ho voluto metter dentro tutto ciò che mi colpiva dei testi di Gianni. Ci sono tutte le parole chiave.”

Gianni: Eugenio squarcia docet!

Quanto conta la sperimentazione nella vostra musica?

Giacomo: Tra me è Gianni è importante che ci sia la massima libertà, quindi la sperimentazione è fondamentale.

Gianni: Per quanto mi concerne è essenziale, ma non deve essere mai fine a se stessa!

Come vedete il mercato musicale, oggi?

Giacomo: Senz’altro scomodo per chi ha qualcosa da dire e vuole provare a proporre la propria arte. Ormai tutto è in mano a piccole famiglie, ma che in realtà governano tutto il settore, anche nell’indipendente. Suonare è sempre più difficile perché il locale si affida a determinate booking, le determinate booking seguono gruppi che escono per determinate etichette e quindi chi non c’è resta fuori dal giro. Vedo anche artisti che hanno fatto la storia in Italia che faticano a trovare date proprio per lo stesso discorso. Quindi si conferma non la qualità ma la quantità (non sempre garantita).
Il pubblico è sempre più restio ai nomi nuovi, di conseguenza anche se ci sono progetti interessanti lo spettatore rimane sulle sue e passa la serata “abitudinaria” senza seguire il concerto (ovviamente non ovunque, spesso accade nelle piccole città). Voglio dire: potrebbe capitare che suona un “big” ma “mascherato”, quindi che non si sa che è lui e il pubblico manco se ne renderebbe conto della sua presenza. Sarebbe interessante da provare.

Gianni: Ammalato in via d’estinzione! Perlomeno così come lo conosciamo. C’è poca volontà negli addetti ai lavori di cercare strade nuove. Quindi si tratta di un mercato asfittico ed involuto!

Oltre alla promozione di questo disco quali sono i vostri progetti?

Giacomo: Un po’ di progetti personali in vista e già in lavorazione, senza dimenticare Margaret Lee. Riguardo Vuoto Pneumatico ora ci interessa suonare e rendere partecipe il pubblico donandogli emozioni. Abbiamo già anche qualche brano nuovo, presto vedremo l’evolversi della situazione. Chi volesse seguirci e rimanere aggiornato ecco la pagina Facebook MI PIACE: https://www.facebook.com/vuotopneumatico.it e il sito www.vuotopneumatico.com

Gianni: Live, tanti e tanti live in Italia e all’estero.

Ringrazio Gianni Venturi e Giacomo Marighelli, augurandovi un grande successo per il nuovo disco!

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